mattia vittorio feltri

“LIBERO” FA 20 – MATTIA FELTRI: “DECISI DI LAVORARE CON PAPÀ PER IL GUSTO DELLA MATTANA E PER UNA VANTERIA DI LIBERTÀ” – IL DIRETTORE DELL’HUFFINGTON POST: "VENIVO DAL FOGLIO. FERRARA E MIO PADRE FACEVANO GIORNALI OPPOSTI. ERAVAMO ESTEMPORANEI, TALVOLTA SITUAZIONISTI, NON DI RADO ANARCHICI, OGNI MATTINA ERA UN FESTIVAL" – IL RIMPIANTO DI STEFANO FOLLI, ALLORA DIRETTORE DEL CORSERA, QUANDO SEPPE DEL TRASFERIMENTO DI MATTIA A LIBERO: “AVESSI SAPUTO, TI AVREI PRESO IO”

Mattia Feltri per Libero Quotidiano

 

mattia vittorio feltri

Sono arrivato a Libero nel febbraio del 2004 per il gusto della mattana e per una vanteria di libertà: non so quanti, pochi o nessuno, avessero prima lavorato in un giornale diretto dal padre, e non per bisogno, proprio per sbruffonaggine.

 

Venivo da otto anni al Foglio, innamorato perso del direttore Giuliano Ferrara, ero partito dalle notizie in breve, messo progressivamente alla prova, promosso inviato, gratificato con le due righe in apertura della rubrica delle lettere e cinto da altri piccoli allori del nostro piccolo, simpatico, tronfio mondo.

 

L' amore infine fu, credo, ricambiato: ogni mio articolo era indiscusso, buono quasi per definizione e mi sentii perduto. C' era più nulla da conquistare.

 

VITTORIO FELTRI

L' idea folle saltò fuori una sera, mentre dicevo a mio padre dell' impossibilità di andare in un altro giornale: nessuno osava portare via gente dalla truppa di Ferrara. E tu vieni da me, disse.

 

Stai a Libero per un po', poi verranno a cercarti. Una tale stravaganza da risultare irresistibile. E poi in capo a due giorni mi telefonò Stefano Folli, allora direttore del Corriere della Sera: l' avessi saputo, t' avrei preso io. Diamoci appuntamento a fine anno, disse, e se nel frattempo qualcuno ti fa una proposta, avvertimi e ti prendo prima.

 

Come aver vinto la lotteria di Capodanno. Intanto mi sarei tolto lo sfizio di vedere mio padre all' opera. Un conto era sentirne parlare, altro toccare con mano.

 

VITTORIO FELTRI

Era, mio padre, l' uomo che all' Indipendente aveva rivoluzionato il giornalismo con l' intuizione sacrilega: era ora di finirla con il lei, alla politica si poteva dare del tu. I giornali, come li vedete oggi, sono figli di due rivoluzioni simultanee: quella di mio padre, da cui sono stati generati per esempio il Fatto e la Verità, e quella di Paolo Mieli alla Stampa, con le prime pagine omnibus, l' ibridazione di alto e basso, poi adottata da ogni quotidiano mainstream.

 

mattia e vittorio feltri premio e' giornalismo 2018 14

Ecco, era una bella occasione per infilarsi in una delle due rivoluzioni. La terza, introdotta dal Foglio, con la sua grafica irresistibilmente punitiva, senza foto, senza sezioni, senza programmi tv, senza altro che parole scritte per un pubblico con l' ambizione di mettersi lì a farsi fumare la testa, è rimasta di nicchia, ed è il suo bello.

 

Ferrara e mio padre facevano giornali opposti figli di opposti approcci. Giuliano imbandiva riunioni quasi esegetiche dalle cui diramazioni scaturivano i pezzi; mio padre lasciava parlare come a cercare il senso ultimo, finché gli riusciva di chiudere il cerchio e allora se ne andava soddisfatto. Il massimo dell' analisi uno, il massimo della sintesi l' altro.

 

stefano folli foto di bacco

Ma, ecco, senza farla né lunga né professorale, doveva essere una vacanza da entomologo, e subito mi lasciai tirare sopra la giostra. Eravamo estemporanei, talvolta situazionisti, non di rado anarchici, ogni mattina era un festival, l' avvio di un' escursione senza meta, e lì dentro ci ho lasciato amici, affetti, ricordi, un pezzetto di vita utile a vedere le cose in una diversa prospettiva, a complicarmi più di un po', a capire meglio che le cose non sono mai semplici, sono sempre maledettamente contraddittorie.

 

giuliano ferrara foto di bacco

Quando a settembre Folli fu sollevato dalla direzione del Corriere, avrei dovuto buttarmi dalla finestra. Ne fui quasi sollevato.

 

Volevo restare a Libero. Mi ero appassionato. Mi piaceva portare dentro una quota della mia visione laterale, della mia eterodossia, stavo cominciando a stendere un progetto per la riorganizzazione della seconda parte del giornale (cronaca, cultura, spettacoli e sport), la sera prendevamo su e andavamo a giocare a calcio, eravamo affiatati, solidali, colmi d' energia. E lì arrivò Marcello Sorgi, direttore della Stampa dove avrei trascorso i successivi quindici anni della mia vita.

marcello sorgi a l'aria che tira

 

Se non vai ti butto fuori a calci, disse mio padre. Devi decidere che cosa vuoi fare da grande, disse Alessandro Sallusti. L' ultimo giorno - era gennaio del 2005, solo undici mesi dopo il mio arrivo - mi sono commosso. È tutto quello che ti ho lasciato, caro Libero: qualche lacrima. Ma talvolta ho avuto sorrisi insinceri, le lacrime mai.

stefano folli

mattia feltri premio e' giornalismo 2018 8mattia e vittorio feltri premio e' giornalismo 2018 15

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