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“LUCIO DALLA, IL PIÙ BUGIARDO AL MONDO DOPO FELLINI” – LUCA BEATRICE E IL RICORDO DEL CANTANTE SCOMPARSO 10 ANNI FA: "LUCIO STA ALLA MUSICA ITALIANA COME PAOLO ROSSI AL CALCIO. NAZIONALI E NON DIVISIVI, PATRIMONIO DI TUTTI E DA TUTTI AMATI, UNO DEI POCHI A NON AVER FORMATO CLAN DI ADEPTI. DALLA È LA MILLE MIGLIA DELLA NOSTRA MUSICA, A CUI AVEVA PARTECIPATO, ALLA GUIDA DELLA PORSCHE (NE POSSEDEVA DIVERSE) IN COPPIA CON OLIVIERO TOSCANI" – LA STORIA CON MARCO ALEMANNO ECLISSATOSI DOPO LA MORTE DEL CANTANTE – VIDEO

 

Luca Beatrice per "Libero quotidiano"

 

LUCIO DALLA

A Sorrento, pochi passi dalla stazione ferroviaria, da alcuni giorni campeggia un gigantesco murale con il suo infondibile volto, occhiali tondi, barba curata, papalina sul capo. Dallo sfondo spuntano alcune parole di Se io fossi un angelo che a leggerle sembrano scritte oggi, mentre in cielo passano venti di guerra. L'autore è Jorit, lo street artista napoletano celebre per aver riempito i muri delle metropoli con i ritratti di Angela Davis, Julian Assange, Diego Armando Maradona.

 

La sua Bologna si prepara il 4 marzo, una data di compleanno scritta nella storia, a inaugurare una grande mostra al Museo Civico Archeologico, titolo Anche se il tempo passa e suddivisa in dieci sezioni dove si raccontano la famiglia, gli amici, il jazz, il cinema, la tv, il rapporto con Roberto Roversi e tanta musica. In Inghilterra si sono specializzati nella curatela di esposizioni del mondo sonoro, da David Bowie ai Pink Floyd, in Italia siamo ancora agli inizi, ci provarono anni fa con Renato Zero, perlopiù su costumi e abiti di scena. Qui, immaginiamo, la sua voce verrà utilizzata per raccontare la storia di un Paese.

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SEMBRA IERI... In effetti, anche se il tempo passa sembra davvero ieri, quella maledetta mattina del 1 marzo 2012, non più tardi delle 8 quando arrivò sui telefoni, nelle redazioni dei giornali e poi in tutte le radio, la notizia della morte improvvisa di Lucio Dalla appena poche ore dopo l'ultimo concerto a Montreux. Dieci anni in cui il mondo della musica italiana è parecchio cambiato, ora dominano i rappers, che non gli piacevano, li trovava troppo derivativi, senza un autentico retroterra culturale che c'è in America e non Italia, e lui stigmatizzava le imitazioni e infatti non aveva copiato il suo mito Prince.

 

LUCIO DALLA

Resta, a eredità, il pop engagé, mai banale, lirico, ben suonato e ben scritto, che Dalla condusse a uno strepitoso successo, mescolando la melodia sanremese con l'esperienza del cantautore. Da questo punto di vista un itinerario unico, condiviso in parte con Antonello Venditi. Lucio amava i giovani talenti: è cresciuto il suo ultimo pupillo Marco Mengoni, l'aveva definito la miglior voce dei 2000; Tommaso Paradiso, Colapesce e Di Martino, Diodato possono certamente essere inseriti nella lunga famiglia di discepoli pur se non diretti, di figli illegittimi.

 

Per un uomo che vantava di non portare mai con sé il portafoglio, lo stesso fu generosissimo nell'aiutare i musicisti a inizio carriera - e la storia parla di Carboni, Bersani, il più recente Carone- perché un vero genio non ha mai paura del confronto con gli altri. Lucio Dalla sta alla musica italiana come Paolo Rossi al calcio. Nazionali e non divisivi, patrimonio di tutti e da tutti amati, uno dei pochi a non aver formato clan di adepti. Dalla è la Mille Miglia della nostra musica, a cui aveva partecipato, alla guida della Porsche (ne possedeva diverse) in coppia con Oliviero Toscani.

 

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Tante città italiane hanno una loro canzone di Dalla: Disperato erotico stomp - nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino - e Caruso davanti al golfo di Surriento; Milano vicino all'Europa e Torino sul cristallo verde del Valentino. La Manfredonia dell'infanzia con il sapore di Itaca, le isole Tremiti, la casa a Milo, pochi passi da quella di Franco Battiato. Più di tutte via d'Azeglio dove conservava una collezione d'arte incredibile e senza senso, dai fondi oro ai pittori contemporanei, dall'Amico Aspertini ai suoi più cari amici, come Aldo Mondino, Luigi Ontani e Valerio Berruti, l'artista piemontese che illustrò la copertina del suo ultimo album di inediti, Angoli nel cielo. La domenica allo stadio Dallara seduto accanto a Gianni Morandi. Altri autori, dicevamo, vantano un pubblico di forti affezionati: De André l'anarchico genovese che vira verso la musica word; Battiato il colto snob con punte esoteriche da catalogo Adelphi.

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Forse per la morte improvvisa, o per il non aver avuto eredi diretti, nessuno ha protetto Dalla, consegnandone la memoria al popolo. Lucio è di tutti, a differenza dell'altro Lucio, Battisti, che la famiglia vuole solo per sé al punto da averlo quasi consegnato all'oblio, soprattutto per i più giovani. Le canzoni di Dalla hanno attraversato generi, generazioni, gusti, fasce sociali e nel suo repertorio trovi di sicuro il pezzo che pensi sia stato scritto per te. In questi dieci anni mi è capitato persino di scrivere la sua biografia, raccogliendo la sfida di Michele Dalai.

 

Si intitola Per i ladri e le puttane sono Gesù Bambino, il verso censurato a Sanremo da 4 marzo 1943. Sono andato a cercare le voci, le testimonianze dei tanti amici, e ognuno mi ha raccontato una storia diversa: Stefano Bonaga e gli scherzi goliardici di gioventù, Mimmo Paladino l'artista della Transavanguardia che lo utilizzò nel ruolo di Sancho Pansa nel film Qujiote, Vito Mancuso che lo avvicinò alla fede cattolica e che gli fu vicino negli ultimi tempi.

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Manca Marco Alemanno, che di Dalla fu il compagno, eclissatosi dopo la morte del cantante. Tante storie, tante versioni, con un'avvertenza, Lucio era un bugiardo, anzi Federico Fellini lo definì il più bugiardo al mondo dopo di lui. Inutile quindi cercare la verità assoluta perché non c'è.

 

luca beatrice

IL CLARINETTO SUL DIVANO Unica cosa certa è che Lucio manca da dieci anni, volato in alto come Le rondini, «Vorrei entrare dentro i fili di una radio, e volare sopra i tetti delle città». Era la sua canzone preferita, nemmeno tra le più famose, che risuonò al funerale in una piazza Maggiore mai così gremita e commossa. Era accaduto forse solo con Alberto Sordi, e più avanti con Paolo Villaggio, che l'addio di un artista riscuotesse un così ampio consenso popolare. Avranno anche dei difetti gli italiani, ogni tanto si invaghiscono di qualche personaggio strano che dimenticano in fretta, però sanno riconoscere i loro eroi buoni. E Lucio era uno così. «Buonanotte, anima mia, adesso spengo la luce e così sia», già stanco ha cantato in quell'ultimo concerto in Svizzera il finale di Futura e poi se ne è andato via lasciando il clarinetto sul divano per essere certo che non lo avremmo mai dimenticato.

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