gino e michele michele mozzati

“IO E GINO? SOLO VITTORIO SGARBI PENSÒ CHE FOSSIMO UNA COPPIA DI FATTO” – MICHELE MOZZATI RACCONTA 50 ANNI DEL DUO SATIRICO GINO E MICHELE: "LA RUSSA? NEGLI ANNI '70 QUANDO SI INCONTRAVA LUI E IL FRATELLO SI TREMAVA UN POCO - BERLUSCONI CHIESE A ME, GINO E BISIO: COME FATE A ESSERE COMUNISTI? -  ZALONE CI FOLGORÒ A ZELIG. LO SCRITTURAMMO SUBITO. IN SCALETTA ERA L’ULTIMO PERCHÉ PER NOI ERA IL PIÙ FORTE, MA LUI NON LO AVEVA CAPITO" - "LA SMEMORANDA? PER AIUTARE DEMOCRAZIA PROLETARIA. CON GABER ANDAVO AI CORSI DI KARATÈ DI JANNACCI…” - IL LIBRO

Roberta Scorranese per corriere.it - Estratti

 

gino vignali michele mozzati gino e michele

Michele, quest’anno si festeggiano le nozze d’oro con Gino. 

«Non esageriamo».

Ma la coppia Vignali-Mozzati è nata cinquant’anni fa. 

«Oggi festeggiamo certamente una bella amicizia, ma solo Vittorio Sgarbi pensò che siamo una coppia di fatto».

In che senso? 

«Eravamo alla Milanesiana, centinaia di persone. Vittorio era seduto accanto a noi, poi ad un certo punto ci chiese ad alta voce nel silenzio della sala: “Ma voi state insieme anche nella vita?”».

Ovviamente no. 

«Abbiamo le rispettive famiglie, ognuno di noi da tempo si dedica a cose diverse».

Lei ha da poco pubblicato un romanzo. 

«Acqua fuoco trottola, storia di sei amici che si ritrovano a Stromboli».

 

 

Ma lei è milanesissimo. 

gino vignali michele mozzati gino e michele 3

«Figlio di due insegnanti della scuola pubblica che mi mandarono, pensi, in un istituto privato. L’unica cosa che non sono riuscito a perdonare ai miei genitori».

Nato nel 1950. Nel ‘68 lei aveva diciotto anni. Com’è stata la sua rivoluzione? 

«L’anno dopo, nel ‘69, occupammo la Statale. Peccato però che i compagni, per sbaglio, lanciarono una molotov sotto la mia macchina».

Nuova? 

«Fiammante, una Cinquecento regalo di mio padre».

All’epoca le capitava di incrociare Ignazio La Russa? 

michele mozzati gino e michele

«Sì, ma non c’era solo lui, c’era pure il fratello. Servizio d’ordine politico. Diciamo che quando si incontrava un La Russa si tremava un poco».

Per chi ha votato la prima volta? 

«Democrazia proletaria».

Un diciottenne oggi nemmeno sa che cosa sia stata. 

«Purtroppo».

 

 

E l’ultima volta per chi ha votato? 

«Pd. E, se proprio lo vuole sapere, alle primarie ho votato Elly Schlein. Non so, mi sembrava meno “di apparato” rispetto a Bonaccini, anche se di lui apprezzo oggi molte posizioni».

 

Ma lei voleva fare lo scrittore? Anche oggi Gino & Michele sono le firme satiriche più famose tra gli autori. 

«Più che altro volevo fare il cabaret di sinistra e infatti quando incontrai Gino avevamo un gruppo che si chiamava i Bachi da Sera: non tutti capivano le nostre battute».

michele mozzati cover

Il debutto in tv? 

«Abbiamo cominciato ad Antenna 3 nell’84 con Beppe Recchia. Una trasmissione sgangherata. Dopo la prima diretta il padre di Gino lo chiamò: “Ti devi solo vergognare. Punto”».

Meno male che poi venne la radio. 

«A Radio Popolare volevamo fare gli Arbore e Boncompagni della sinistra, ma il problema era che ci piaceva troppo Lucio Battisti, uno che non si sa bene perché ma veniva considerato “di destra”. Così rischiavamo di essere fuori posto sia da una parte che dall’altra».

Nel 1979 fondaste «Smemoranda», che arrivò a tirare più di un milione di copie. 

«Con Nico Colonna. Inventammo l’agenda per aiutare Democrazia proletaria».

Non siete i soli a festeggiare un anniversario: «Zelig», praticamente la vostra casa, compie trent’anni. 

«Io, Gino e Giancarlo Bozzo abbiamo fatto i provini per decenni».

 

Il talento comico che più vi ha lasciato a bocca aperta? 

«Checco Zalone. Noi facevamo i provini alle 10.30 del mattino, lui arrivò in treno dalla Puglia, aveva viaggiato di notte. Fece il numero del cantante neomelodico: fulminante. Ovviamente lo scritturammo per quella sera stessa, come facevamo spesso, poiché la gente amava i debuttanti. In scaletta era l’ultimo perché per noi era il più forte, ma lui non lo aveva capito».

 

gino vignali michele mozzati gino e michele 2

E che fece allora Zalone? 

«Telefonò alla mamma: “Ma’, mi hanno messo per ultimo, gli faccio schifo”».

E invece. 

«Un genio. Oggi nei cinema ci sono le “stagioni con Zalone” e quelle “senza Zalone”: vuol dire che i periodi in cui nelle sale c’è un suo film non entrano direttamente nei conteggi degli incassi, perché farebbero eccedere la media».

Lei ha lavorato anche a «Drive In»: non tutti ricordano che tra il pubblico, come figurante, c’era anche un giovanissimo Piersilvio. 

«Che, peraltro, oggi ha tutta la mia stima. Penso che a Mediaset stia facendo un ottimo lavoro».

Mozzati, ma lei è comunista e pure interista: come ha fatto a lavorare così tanto tempo per Berlusconi? 

«È quello che si chiedeva anche lui».

 

Racconti. 

«Il Cavaliere ci invitò a una cena di gala. Io e Gino ci rifugiammo nel tavolo delle costumiste, mentre a quello di Berlusconi sedevano Bisio, Incontrada e tutti i famosi veri. A un certo punto Silvio mise una mano sulla spalla di Claudio e gli disse: “Bisio, ma con tutti i soldi che vi do come diamine fate a essere comunisti?”».

gino e michele

E Claudio? 

«Da vera canaglia indicò noi due e rispose: “Sì, presidente, ma almeno io sono milanista, mica come quei due laggiù”».

 

Immagino che a Bisio poi gliela abbiate fatta pagare. 

«Ma no, è un amico. Pensi che Sandra, sua moglie, gliela abbiamo presentata noi. Non se la merita!».

È vero che per un periodo lei ha abitato di fronte a Enzo Jannacci? 

«Eccome. Girava con un vespino che poi, arrivato a casa, lanciava contro il muro come se fosse stata una bici».

Geniale e irregolare. 

«La sua vita era duplice: in casa una moglie e un figlio amatissimi, ma Enzo era uno che doveva girare, incontrare gente, fare cazzate. Giuliana, la moglie, lo aspettava la notte dietro la porta, qualche volta con il mattarello».

 

Addirittura. 

GINO E MICHELE

«Quando doveva architettare qualche follia, per esempio una seduta di musica a tarda notte, lui andava a telefonare in una cabina lì vicino. Restava a parlare per ore, almeno fino a quando vedeva, all’esterno, un paio di pantofole rosa che battevano il tempo a terra con impazienza».

È vero che, dopo la musica, per lui veniva il karate? 

«Era cintura nera terzo Dan. Io, Gino e Giorgio Gaber abbiamo persino seguito uno dei suoi corsi, ma non potevamo immaginare che quando indossava il costume tradizionale si trasformava e diventava serissimo. Una volta feci il cretino durante un incontro, lui mi cacciò».

 

Al corso di karate veniva anche Gaber? 

«Sì, ma soprattutto un giorno portò sua figlia. Dalia era giovanissima, molto esile e in apparenza fragile. Oh, a un certo punto mi assestò un cartone in faccia che per poco non perdevo i sensi! Lei poi diventerà il nostro ufficio stampa, siamo ancora amici ma ogni tanto ripenso a quel colpo e mi viene da ridere».

Gaber com’era? 

«Rispetto a Enzo pareva un tranquillo milanese. Una volta arrivò da me con la chitarra e mi disse: “Ho scritto una canzone, ora ve la faccio sentire”. Era Io se fossi Dio. Un capolavoro coraggioso».

gino e michele 3

 

Nella canzone c’è un passaggio che fa: “Io se fossi Dio... morirei per qualcosa di importante”. Lei per che cosa morirebbe? 

«Le dico qual è la cosa che più mi rende felice di vivere, va bene? Certamente il fatto di avere due figli meravigliosi, certamente il fatto che una malattia che poteva essere fatale si è rivelata non letale, ma soprattutto io sono felice di svegliarmi al mattino e di fare il lavoro che faccio».

Zelig, il successo di Smemoranda e dei libri sulle «Formiche». Che cosa oggi la rende più orgoglioso? 

«Non ho dubbi: l’aver scritto alcuni tra gli spettacoli più importanti e belli di Paolo Rossi. La prima volta che ci parlarono di lui lo definirono il “Lenny Bruce dei Navigli”. Be’, non era esagerato».

(…)

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