gianni morandi

ANNI '70: I PEGGIORI GIANNI DELLA NOSTRA VITA – I POMODORI AL CONCERTO DEI LED ZEPPELIN, LA GENTE CHE NON MI RICONOSCEVA PIU’, QUELLI CHE MI GUARDAVANO MALE QUANDO ANDAVO A VEDERE GABER: MORANDI RACCONTA IL SUO DECENNIO BUIO – “SE CI PENSO BENE, LE COSE FORTI LE HO FATTE DOPO I 50 ANNI, I CONCERTI, LA TV, LA NASCITA DI PIETRO. E QUANDO SONO IN DIFFICOLTÀ OGGI TIRO FUORI IL SORRISO DI CANZONISSIMA…" - VIDEO

 

morandi

Francesco Piccolo per la Lettura – Corriere della Sera

 

Q uando Gianni Morandi mi ha riaccompagnato alla stazione di Bologna con la sua auto, facendomi ascoltare le canzoni che ha appena inciso, e cantando sopra la sua voce registrata, mi sono reso conto che stavo in una macchina con Gianni Morandi che cantava. E oggi posso dire che ero contento, anche perché ho conosciuto una persona che mi piace molto, ho mangiato i tortellini con sua moglie Anna e suo figlio Pietro, all’aperto perché era un giorno di sole nella sua casa nella campagna bolognese, con distese di prati e boschi intorno.

 

Ma il me bambino che il sabato sera si metteva in pigiama sul divano con la sua famiglia, dopo bagno caldo e borotalco, in attesa che cominciasse Canzonissima, il me bambino che pensava che Gianni Morandi fosse Dio mentre cantava «ma chi se ne importa se adesso il mio cuore si spezza», quello era davvero impressionato.

morandi

 

E ci chiedevamo, io e io bambino: ma com’è possibile che sono qui accanto a Gianni Morandi che canta in macchina? Gliel’ho detto che era il mio idolo, e mi ha chiesto quanti anni avessi, e poi: «I miei veri fan hanno intorno ai sessant’anni, sono loro che hanno sentito il mio primo disco. Poi negli anni Settanta, quando tu eri un bambino, è cambiata l’aria e io sono sparito per dieci anni, improvvisamente non mi volevano più». Sono sempre stato curioso di quei dieci anni, ho sempre pensato che bisognerebbe scrivere un romanzo sui dieci anni in cui Gianni Morandi non è stato più Gianni Morandi. Ma non pensavo avesse voglia di parlarne. E invece è partito proprio da lì.

 

Quando pensi a quegli anni, come li pensi?

fazio morandi

«Mio padre fino a quel momento, per ogni disco di successo che facevo, mi diceva: vabbè questo è l’ultimo. E io: guarda che ne faccio un altro, e lui: vabbè ma tanto poi finisce. Questo concetto che abbiamo noi montanari che sta sempre per arrivare l’inverno…».

 

Però funziona, ti ha difeso.

«Mi aveva preparato. Io ero un simbolo degli anni Sessanta, con le copertine dei rotocalchi e la gente che urlava per strada quando uscivo. All’improvviso arrivò questa botta e io tenni duro, nel senso che quattro soldi da parte ce li avevo, mio padre mi aveva detto: tieniti sempre da parte dei soldi per le tasse, quelli glieli devi dare».

 

Però è durato un sacco di tempo.

barbara d urso gianni morandi

«Nel ’70-’71 sentivo che l’aria stava cambiando, erano gli anni dell’eskimo, ricordo che andavo a vedere uno spettacolo di Gaber o andavo al Trianon a Roma e mi guardavano per dirmi: ma tu che cazzo ci fai qui, vai via».

Non eri più Gianni Morandi.

«Andavo in autobus e nessuno nemmeno mi riconosceva più. In quel periodo mio padre è morto. Aveva 49 anni, era giovane. Io dovevo cantare a Caracas, erano già anni in cui cominciavo a fare meno, però dovevo tornare in Sicilia per una festa di paese. Lui venne in America con me, era la prima volta che prendeva l’aereo. Aragozzini, l’impresario che ci aveva portato lì, gli disse: “Senti Renato, io vado a New York, perché non vieni con me invece di tornare con Gianni?”.

 

E lui: “Dai, vengo”. Io torno in Italia e a lui lì viene un infarto e muore. Poi divorziai dalla mia prima moglie, rimasi con due figli da crescere, e insieme arrivò la crisi. Perché le cose arrivano tutte insieme. Calcola che avevo 26 o 27 anni e avevo già fatto tutto, mi sentivo vecchio. Quando suonammo con i Led Zeppelin a Milano, in quella serata disastrosa, in quel contesto io mi sentivo uno di cent’anni, in mezzo a tutti quei ragazzi che erano a torso nudo, e mi vedevano un rottame».

MORANDI 3

 

Il nodo vero su Gianni Morandi e su di me (in quanto cittadino italiano del suo tempo) è il seguente: le tappe della sua vita, a mano a mano che raccontava, le conoscevo tutte. E non solo io, credo. Se non tutti, quasi tutti le conosciamo. Perché io, senza essere un biografo o uno studioso di Gianni Morandi, so che la prima moglie è Laura Efrikian, che ha vissuto con i figli, sapevo del periodo buio e del fatto che si è iscritto al Conservatorio, della rinascita e di ogni passaggio della sua carriera, dell’incontro con Anna? Perché so tutto? Perché, credo, tutta la sua vita ha accompagnato la mia attraverso il racconto dei miei genitori, i rotocalchi, la tv, e poiché per me da bambino era Dio, ogni volta ascoltavo avido ogni notizia. Forse dovrei semplicemente, adesso, scrivere quel romanzo su Gianni Morandi. Di sicuro comincerei da quella notte al Vigorelli, 5 luglio 1971.

MORANDI 1

 

Ezio Radaelli aveva messo insieme il cast del Cantagiro, con l’idea di avere come ospite un gruppo straniero di quelli che cominciavano a essere importanti per le nuove generazioni: i Led Zeppelin. Però nessuno si rese conto che erano quattro giorni che arrivava gente da tutta Italia perché c’erano i Led Zeppelin. E a un certo punto viene annunciato sul palco Gianni Morandi, per primo…

 

«E sento un boato che non ho mai più sentito. Al mio nome un boato gigantesco ed Ezio Radaelli dice: hai visto? E tu avevi paura! In realtà non aveva capito niente: era un boato al rovescio, incazzato. Voleva dire: Gianni Morandi no! Entro terrorizzato, cominciano ad arrivarmi pomodori, lattine, ragazzi in piedi che mi fanno gesti, io cerco di sorridere e comincio con C’era un ragazzo perché penso che è giusta, ma non gliene fregava niente, ce l’avevano con me. Ogni tanto ci ripenso a quella sera, alla percezione che qualcosa stesse finendo, non era ancora finita però è stato il momento decisivo. Anche le canzoni, da quel momento in poi, cominciai a sbagliarle. Prima il team di lavoro le indovinava tutte, ma poi… ».

 

Perché avevano paura?

morandi

«Perché non eravamo più nell’aria, nel tempo giusto, era cambiato tutto, improvvisamente. Finisco per pensarci spesso a quel periodo».

 

C’è anche da dire che sembrava finito tutto, ma poi non è stato affatto così.

«Quasi direi che sono stati salutari quei dieci anni, perché se fossi andato avanti sempre a cento all’ora, senza mai staccare il gas, forse non avrei avuto né questa evoluzione né questa sofferenza che ti abitua a prendere degli schiaffi, a capire l’altro lato della medaglia. E dopo mi ha fatto sempre fare delle scelte diverse, mature. Però mi ricordo quegli anni appena prima come di gran casino, questi Cantagiri, c’era Dino, Piero Focaccia, Michele, Gino Paoli che era il nostro maestro di vita e ci insegnava cos’era l’amore, aveva dieci anni più di noi. Lui stava sempre con noi, ma una volta eravamo a Chiusi, e quel giorno non si fece vedere, e poi ce lo disse, erano i primi incontri segreti con la Sandrelli. Quando tornò, io, Lucio (Dalla), Dino e Focaccia gli facemmo uno scherzo, gli allagammo la camera e lui si incazzò da morire».

 

A questo punto interviene Anna, un po’ sorpresa:

gianni morandi

«Che ti è preso oggi? Sei così nostalgico, di solito parli del futuro, dei progetti, che hai?». E allora io ho pensato di difenderlo dicendo che tutti conosciamo la sua energia, questa giovinezza stampata sul viso per sempre, ma questa nostalgia e anche il dolore costruttivo per quel periodo buio è interessante. Anna mi ha sorriso e ha detto: mah. Va bene, allora facciamo un salto diretto a oggi.

«Mi trovo in un momento di sfide incrociate, di lavoro, un cumulo di lavoro, di tutte cose insieme, ma è stato casuale. È cominciato dai due Sanremo che ho presentato (2011 e 2012), poi avevo voglia di tornare a cantare e allo stesso tempo pensavo che forse dovevo smettere a un certo punto. È bello morire sul palco? O fare come Ivano Fossati? Lui ha mollato, ha detto che non gli va più.

morandi

 

Poi Anna mi ha invogliato a fare qualcosa ancora e così mi arriva una proposta da Mediaset — tre anni fa per una fiction; poi vado a vedere un concerto di Baglioni, vedo questo spettacolo e mi piace molto, vado da Claudio e gli dico che da anni vogliamo fare una cosa insieme e forse è arrivato il momento. Quindi, dopo tentennamenti, va in porto questa cosa e io intanto avevo in piedi anche la fiction ma ci siamo presi tempo. Poi faccio un post su Rovazzi e lui mi chiama e mi chiede di fare una cosa insieme. Quindi si concentra tutto quest’anno, la fiction, la canzone con Rovazzi e poi nel frattempo, appena finito L’isola di Pietro, la Sony mi propone un disco. Il disco però comporta anche una tournée e quindi adesso c’è anche quella».

 

Questa cosa ti spaventa, la subisci o ti eccita?

«Sono tutte cose diverse, sono tutte sfide che io prendo sempre seriamente e l’energia c’è ma la mattina faccio fatica, per esempio».

 

morandi amatrice 6

Che significa che fai fatica?

«Mi alzo, e dico: ma adesso quanto è lunga questa giornata? Devo correre, andare a fare quella riunione, sentire il mix del pezzo, e altro ancora. Penso: e chi ce la fa? E poi invece parto e vado. Quindi ora mi trovo così: sta per uscire un mio disco, a febbraio parto per il tour e spero di farcela! Però c’è anche il momento in cui si può diventare patetici, bisogna fermarsi almeno cinque minuti prima».

 

Sì, certo, questo pericolo c’è sempre. Ma tu pensi che potresti accorgertene?

«Mi raccontano sempre quella storiella che verso i 60-65 anni perdi dei colpi e il tuo interlocutore ancora non lo sa e tu riesci a nasconderlo. Dopo qualche tempo lo sapete tutti e due, non puoi più farci niente. E poi viene la terza fase, in cui lo sa solo lui. Io non so in che fase sono, magari sono già lì...».

 

GIANNI MORANDI

Anche sul passato, pensi di aver avuto coscienza di quello che hai fatto?

«Sono andato molte volte a istinto, ma sono stato accompagnato da una buona stella. Ho avuto incontri, nella mia vita, che sono stati straordinari. Se tu pensi che a 15 anni e mezzo, quasi 16, mi portarono a Roma invece che a Milano, dove c’era tutta la discografia. Io questa la ritengo la mia fortuna. Mi portarono alla Rca e lì c’erano Morricone, Bacalov, Migliacci, Zambrini.

 

Mi presero che non sapevo stare sul palco e nelle loro mani diventai uno bravo, forse gli piaceva il mio modo di essere ragazzo di campagna, la favola del povero. Poi quando all’inizio degli anni Ottanta sono al Conservatorio e penso di non fare più questo lavoro, un giorno mi chiama Mogol e mi dice che vuole fare una squadra di calcio, però sembra casuale, ma se ci pensi Mogol aveva litigato con Battisti, quindi era in crisi.

 

GIANNI MORANDI

Noi parlavamo solo di calcio, ma a un certo punto mi chiese: ma tu davvero non canti più? Perché non ci riproviamo? Poi tutti quelli che ho incontrato nella mia vita, prima ancora, da Pasolini, Antonioni, Visconti, De Sica, De Filippo, Moravia. Gente che ho frequentato tanto, come Tognazzi, Mastroianni, Villaggio, Marco Ferreri che sdraiato sul divano diceva: siete tutti dei superficiali. E il cinema, dove sono stato meno fortunato. Tognazzi mi diceva sempre: Germi ha sbagliato solo due film nella sua vita: il mio e il tuo».

 

«L’immorale» e «Le castagne sono buone», che però non sono brutti come diceva Tognazzi. Quando Mogol ti disse «ricominciamo», tu avevi voglia?

«Stavo pensando di fare il produttore discografico, oppure anche il direttore d’orchestra, ma ovviamente era troppo ambizioso. Dopo ci furono i concerti con Lucio Dalla. Mi fa fatica parlare di lui, ogni angolo di Bologna che giro, lì c’è un ricordo di lui. Pensa che l’ultima cosa che ha fattoèstato Sanremo, lui non voleva, l’ho quasi ricattato. E dopo 15 giorni è morto. Però, ecco, tutti gli incontri sono stati fondamentali.

 

GIANNI MORANDI

Quando ricomincio a cantare, dopo quegli anni, incontro uno sceneggiatore, Pier Francesco Murgia. Voleva fare una fiction per la tv, la storia di un pilota d’aereo che divorziava dalla moglie e i figli venivano affidati al padre, un po’ la mia storia e allora io stavo rifacendo i primi passi nella musica e facevo molta fatica, lui insistette e feci questa cosa che si chiamava Voglia di volare che mi riportò nelle case della gente, mi ha riportato popolarità, visto che come cantante ancora non riuscivo a ingranare».

 

In quel periodo hai incontrato Anna.

«Lei era molto amica di Mauro Malavasi, io avevo già 49 anni. Se ci penso bene, le cose forti le ho fatte dopo i 50 anni, i concerti, la televisione che mi ha aperto le porte ad altre cose, la nascita di Pietro. Io ho due figli a Roma. Quando poi è nato Pietro ho pensato che non lo avrei mai visto grande, ma invece ci siamo. Sai che ci fu il periodo dei padri nonni? I padri egoisti, dicevano in una polemica su “Famiglia Cristiana” che parlava di me.

 

GIANNI MORANDI

Allora venne il Papa a Bologna, mi chiamò la Curia per invitarmi a cantare e io feci presente che ero divorziato, e che appunto c’era stata questa polemica. Mi dissero: la Chiesa accoglie tutti. E andai a cantare. Insomma, la verità è che Anna mi ha allungato la vita: lei ha una positività, una energia, una forza; è come stare sempre con i giovani… Questo mi aiuta molto, ogni giorno. Mi fa avere voglia di fare cose nuove. Poi a me il contatto con la gente piace, non mi piace avere la guardia del corpo, non me ne frega niente».

 

Però credo tu sia diverso dagli altri, le persone ti sentono uno di loro, credo sia sempre stato così.

«La domenica mattina, alle volte, vado a fare le gare di corsa, e le persone vogliono fare la foto, però io non ho paura della gente, anzi mi piace. Una delle cose che mi piace di più è fare i concerti, cantare insieme. Come quando mi facevano salire sulla sedia del barbiere di Monghidoro e mi dicevano di cantare una canzone. È un mio modo di comunicare».

 

paola pitagora gianni morandi

Ma perché questa cosa non ti ha stancato, visto che hai cominciato a 13 anni?

«Perché è sempre un nuovo piccolo o grande esame, il piacere di sapere se riesci ancora a interessare qualcuno, se riesci a emozionare qualcuno, se riesci a emozionarti. Uno dei campanelli, per esempio, per misurare se sei patetico o no, è il manifesto delle date dei concerti che metti fuori: quando vedi quanta gente compra il biglietto. Quando sai quante persone spendono 30 euro per te, quello è un segnale».

Quanto ci stai sui social?

«La mattina abbastanza, con Anna che mi aiuta, è diventata anche esperta fotografa, ha già fatto 1.500 foto. La mattina la foto, poi non so, sono in viaggio in macchina e rispondo, mi diverto. Uno è nascosto dietro a uno schermo e molte volte scopre un sacco di cose».

ROVAZZI MORANDI

Agli insulti rispondi?

«Mai, dico sempre che hanno ragione. È un bel modo di stare in contatto con gli altri, io poi ho sempre cercato di comunicare in modo semplice. Ogni tanto faccio una diretta, mi metto lì e interagisco, mi faccio fare domande. È un mezzo eccezionale, io mi trovo bene, non mi incazzo mai, neppure quando mi chiedono quando vado in pensione».

E adesso fai un disco con tutti questi autori, Ligabue, Fossati, Sangiorgi, Elisa, Levante…

«Io ho cantato tanto, canzoni più popolari, romantiche, ho cantato tutto, tutti gli autori, i cantautori, e per questo disco mi sono detto che non potevo non avere un repertorio un po’ nuovo e allora il capo del mio fan club, Ketty, che è una donna incredibile (mi ha portato lei su Facebook), andando ad analizzare tutto il mio repertorio, ha visto che erano 39 e che dovevo fare il quarantesimo album di inediti. E quindi siamo partiti da una canzone che è quella di Ligabue. E poi ho cominciato a chiamare un po’ di persone. Ho sentito Giuliano Sangiorgi che non conoscevo, mi ha scritto una bella canzone e poi sono venute fuori delle cose belle, come il pezzo di Fossati».

 

MORANDI

Me lo fa sentire sul cellulare. È un pezzo ironico, modellato su di lui. E Pietro, il figlio, la canticchia insieme al padre. Che rapporto hai con le canzoni che hai cantato per tutta la vita? «Scende la pioggia», «La fisarmonica»,« C’era un ragazzo»…

«Tutta la gente, giovane, meno giovane, canta ancora C’era un ragazzo, conosce tutte le parole. Ecco, rivivo la mia vita e ci sono dei momenti di grande emozione, li ritrovo. Oppure Andavo a cento all’ora, la conoscono tutti, quasi come Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte, è un gioco divertente, ci pensi, sono canzoni che hanno più di 50 anni».

 

Le hai cantate per più di 50 anni.

«Però la gente è diversa. Vedi delle cose in loro, ognuno ha un ricordo, quanti ti dicono: io ho conosciuto mia moglie mentre tu cantavi In ginocchio da te… E io: ma state ancora insieme? Vedi che ci sono pezzi di vita in quelle canzoni. Mi ricordo benissimo quando ho capito che era successo qualcosa: una volta si lanciavano le canzoni col juke-boxein quelli delle spiagge, sulla riviera romagnola, un giorno sento: “Ciunga ciunga ciù ciunga ciunga ciù”. Mi impressiono e dico: ma sono io!!!».

MORANDI

 

Però da ragazzino, quasi ti vergognavi a sentire la tua voce. E in quegli anni di successo tu com’eri? La tua vita com’era? Ora, a pensare ad allora, ti piaci?

«Per me era tutto un grandissimo gioco, mi buttavo in tutto quello che arrivava, era una festa, era facile, senza nemmeno esserne consapevole. Ogni tanto vedo i filmati dell’epoca, il Cantagiro, questa carovana che partiva nel 1964, girava l’Italia con la Fiat scoperta, con migliaia di persone che ti seguivano, in un’Italia agricola, provinciale, arrivavi, ti aspettavano migliaia di persone. Però nel ’68 già apparivano i cartelli: “Andate a lavorare”». Anna scuote la testa, come a dire: oggi è andata così, torna sempre là. E allora, prima di lasciarci, lui mi ha detto: «Se tu mi vedevi a Canzonissima, allora io ero così».

 

MORANDI TOZZI RUGGERI

E si allarga in un sorriso che si compie nel sorriso perfetto di Gianni Morandi, proprio quello. «Il vero privilegio che abbiamo noi è che se non c’è posto in treno te lo trovano, se non c’è posto in aereo te lo trovano, se hai una difficoltà ti aiutano. E quando sono in quelle situazioni io tiro fuori il sorriso di Canzonissima, appena lo faccio la gente sente che sono io, sono Gianni Morandi, perché è così che mi riconoscono. E quando mi serve faccio così, e lo chiamo il sorriso di Canzonissima».

sanremo gianni morandi e ivana mrazovasanremo bacio morandi biggioaragozzini dalla morandisanremo bacio morandi anna dansanremo bacio morandi bizzarri

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…