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CINQUE ANNI FA SI SUICIDAVA ALEXANDER MCQUEEN, GENIALE STILISTA INGLESE - HA INVENTATO I PANTALONI A VITA BASSA E HA SCONVOLTO IL MONDO CON LE SUE COLLEZIONI - LA MOSTRA AL “VICTORIA & ALBERT MUSEUM”

Micol Passariello per “il Venerdì - la Repubblica”

 

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«Voglio che il pubblico si chieda: ma che diavolo è?», diceva Alexander McQueen della sua ultima provocazione, la linea The Horn of Plenty per l’autunno-inverno 2009. «Una parodia punk di un ideale femminile che non esiste. È Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany. È Dior. Sono le signorine di Valentino. È la caricatura delle donne che vedi nelle vecchie foto di Irving Penn. Tutti stereotipi dei loro tempi, che io ho reso ancora più ridicoli. Tutto è estremo, un’illusione».

 

Rivoluzionario e geniale, prima di suicidarsi l’11 febbraio di cinque anni fa, a 40 anni, McQueen ha sconvolto il mondo con le sue collezioni. Nel suo curriculum ci sono la Saint Martins School, il lavoro con le sartorie di Savile Row, coi costumisti teatrali Angels & Bermansas e Romeo Gigli.

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A 27 anni entra in Givenchy: la sfilata Highland Rape è il trampolino del successo. L’invenzione dei pantaloni a vita bassa «bumsters» l’incoronazione a icona.

A rendere omaggio al suo straordinario talento ora è il Victoria & Albert Museum di Londra, che dal 19 marzo al 14 luglio mette in scena la retrospettiva Alexander McQueen: Savage Beauty, un diario intimo della sua creatività. E un viaggio intorno al mondo del quattro volte Stilista dell’anno ai Fashion Designer Awards: abiti, bozzetti, foto private, ritratti coi suoi amici (David Bowie, Johnny Depp, Björk, Sarah Jessica Parker) .

 

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In mostra anche le sue creazioni più folli, come le scarpe Armadillo indossate da Lady Gaga nel video Bad Romance. Ma soprattutto le sue sfilate, teatrali e scioccanti: come quella del ‘99, quando mandò in passerella dei robot per la verniciatura delle auto a spruzzare gli abiti bianchi. O come quell’ultima collezione, The Horn of Plenty, con la scenografia che sembrava una discarica.

 

«È un’offesa» disse McQueen «avrei potuto renderla più digeribile, ma non ho voluto». L’aveva creata riciclando pezzi di 15 anni prima. «Mi piacerebbe si capisse la portata della recessione che, a causa dalla nostra avidità, stiamo vivendo». E fu il suo gran finale.

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