FACCIA D’ANGELO – PARLA ‘IL CANTANTE DELLA CURVA B’: ‘GENNY HA FATTO BENE A RASSICURARE LA FOLLA MA QUELLO CHE È SUCCESSO ALL’OLIMPICO È INACCETTABILE’ – ‘OGNI DOMENICA NOI NAPOLETANI RICEVIAMO ATTESTATI DI ODIO PURO, IL PAESE È DIVENTATO RAZZISTA, NON C’È UN CAZZO DA FARE’

Malcom Pagani per ‘Il Fatto Quotidiano'

Napoli/Napoli/Napoli/ la mia Napoli/Napoli/Napoli/ 'a bandiera tutta azzurra ca rassumiglia 'o cielo/ e o' mare 'e sta città/ rint'all'uocchi e sti guaglioni ca se scordano 'e problemi e si mettono a cantà". In un'epoca lontana, Genny 'a carogna vestiva i panni di Nino D'Angelo, capo ultrà più minuto del contemporaneo, in cima alla balaustra del San Paolo: "È 'na casa chisto stadio", positivo protagonista osteggiato dai cattivi in Quel ragazzo della curva B.

Quasi trent'anni dopo, con altri attori, il film del calcio italiano è diventato uno spaghetti western. Si spara, si muore e si ride per non piangere nel vedere le massime cariche dello Stato balbettare in tribuna per poi promettere cappi e nodi scorsoi più fragili di una scenografia di cartapesta.

Quando la sua città si identificava in Diego Armando e tra i murales non dimenticava di citarlo: "A Napoli ci sono tre cose belle, Maradona, Nino D'Angelo e le sfogliatelle" , l'ironia faceva più rumore di un petardo: "La situazione si è incattivita, il momento è delicato e per l'umorismo non è rimasto spazio. Ho visto che Tosi si diverte proponendo di vietare i matrimoni misti tra veneti e calabresi. Mi pare una brutta cosa, una trovata senza grazia alcuna. Purtroppo il Paese è diventato razzista, non c'è un cazzo da fare".

Razzista dice?
Ascolti, lei è napoletano? No? Io invece sì, sono un napoletano perbene. E come me ce ne sono tantissimi che non hanno l'onore di andare in diretta tv, ma che ogni domenica ricevono attestati d'odio puro in ogni stadio d'Italia. Non per questo io mi permetto di giudicare i milanesi o i romani. Cento mascalzoni che si chiamino Genny o Mario Rossi non possono rappresentare una città né una nazione. Detto questo, quel che è accaduto all'Olimpico è inaccettabile. Ed è un peccato, perché il calcio, che mi piace sempre meno, potrebbe avere una funzione sociale importantissima.

Ne è certo?
Come la musica, anzi più della musica, è l'unica religione che riesca a unire tutte le classi sociali e ad abbattere le differenze. Potrebbe creare circuiti utili e meravigliosi. Potrebbe, perché poi è ridotto a sfogatoio, a valvola di decompressione del peggio, a sterile predominio del territorio. Vuole sapere chi sono i tifosi del 2014? Sono lo specchio dell'Italia. Né più né meno. Di un Paese in cui la giustizia è una barzelletta e chi uccide esce in un amen. Va riformato tutto. Tutto.

Anche nel calcio? Gli atteggiamenti di base sono violenti.
E mi dispiace. Io sono contro ogni tipo di sopraffazione. Di fronte al pensiero la violenza è il niente. Tra gente civile non dovrebbe esistere, ma esiste. Qui non è solo una questione di bandiere, ma di convivenza tra le persone. Da questo punto di vista la politica è assente. Bisognerebbe ricordarsi degli ultimi.

Gli ultimi di oggi abitano in curva?
Le curve sono piene di ultimi, ma attenzione, non sto giustificando nessuno. Il vittimismo non mi piace. Credo che i napoletani non siano vittime, ma neanche carnefici. Sono solo rappresentati per quel che non sono, percepiti come il male, raccontati unidirezionalmente. Ma Napoli ha una storia che non finisce mai. Ci sono gli ignoranti come me e ci sono i grandi letterati. Per secoli hanno vissuto felici gli uni accanto agli altri onorando la città.

Oggi?
Oggi i due mondi sono uniti e al centro di una strumentalizzazione mostruosa. Napoli è dipinta come un agglomerato indistinto di criminali. Ma Napoli non è il tifoso singolo. Il capo ultrà fa solo notizia. È uno specchietto per le allodole. Uno schermo per dire che abbiamo tutti ragione e tutti torto e non cambierà niente. Una maniera di rimanere fermi e non progredire. Sa cosa mi piacerebbe?

Cosa, D'Angelo?
Che quest'intervista servisse a qualcosa. Che non si mettesse un punto per poi andare a capo, ma che si mettesse un punto e basta alle ipocrisie. Nel calcio si delinque da anni. Paparelli morì per un razzo lanciato dalla curva opposta ed era il 1979. L'altra sera è accaduto un fatto anomalo. Un tifoso che non c'entrava nulla con la partita ha preso la pistola e ha sparato.

E di quel che è accaduto dentro lo stadio che impressione si è fatto?
Il mio personaggio del film forse avrebbe fatto esattamente come il Genny dell'altra sera. Avrebbe chiesto lumi sulle condizioni del ferito, fatto ritirare le bandiere, rassicurato la folla. La vita umana viene prima di tutto il resto. Altra cosa è la trattativa. Lì può e deve decidere solo lo Stato. Io, da tifoso e da cittadino, posso solo scegliere se rimanere allo stadio o andare via. Non posso imporre nulla alle istituzioni. Non posso orientare niente. Ma non credo sia accaduto veramente. Mi pare una scusa.

 

MARIA NAZIONALE NINO DANGELO jpegnino dangelo Nino DAngelo davanti al teatro Trianon HAMSIK GENNY A CAROGNA GENNY A CAROGNA E HAMSIK

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