pino daniele

“FU IL PRIMO A FARE UN DISCO TRAP, 'COME UN GELATO ALL’EQUATORE'. TUTTI DICEVANO: E’ USCITO PAZZO” – PINO DANIELE RACCONTATO DAL FRATELLO NELLO: “A CASA SI SUONAVANO SOLO I CAMPANELLI, PAPÀ LO SFOTTEVA: 'MA DOVE VAI CON ’STO DISCO?'. NESSUNO CREDEVA IN LUI E A LUI NON PIACEVA LA SUA VOCE, DICEVA: NON SONO CANTANTE, SONO CHITARRISTA" – E POI TROISI, MARADONA (“HO ANCORA IL VIDEO DI PINO CAPELLONE CHE FA 'JE SO’ PAZZO' A CASA DI CIRO FERRARA, MENTRE DIEGO BALLA”), I PROBLEMI AL CUORE E L’ULTIMA NOTTE, QUANDO FU RESPINTA L’AMBULANZA DI ORBETELLO E PINO ANDÒ A ROMA IN AUTO DAL SUO MEDICO: “PINO VOLEVA FARE SEMPRE DI TESTA SUA” – IL CONCERTO TRIBUTO IL 19 MARZO – VIDEO

Candida Morvillo per corriere.it – Estratti

 

 

Nello, qual è il primo ricordo di suo fratello Pino Daniele?

pino daniele 3

«Quando, bambini, giocavamo nel Monastero di Santa Chiara, vicino a casa, a Napoli. Io ero il più piccolo di noi sei fratelli, lo scugniziello, Pino aveva dieci anni più di me. Io giocavo a pallone e lui si sedeva sui muretti e componeva le prime cose. Poesie, che poi diventavano canzoni».

 

È vero che studiava ancora ragioneria quando, seduto su quei muretti, scrisse «Napul’è» e «Terra mia»?

«Ho ancora gli spartiti. All’inizio, andava alle Feste dell’Unità e suonava brani che non aveva ancora inciso. Diceva: questa canzone non so quando uscirà, ve la faccio sentire. Si era fatto comprare dalle zie la prima chitarra a nove anni. Papà lavorava al porto, dove attraccavano le portaerei, e lo portava con lui a via Medina quando accompagnava gli americani a sentire il blues».

 

A casa, qualcuno suonava?

«Mio fratello Salvatore suonava i campanelli delle porte e scappava. E mio fratello Carmine dietro. Solo Pino aveva questo amore. Imparò la chitarra da solo, poi si mise a cercare un gruppo. Trovò James Senese, gli chiese se serviva un chitarrista, James rispose: no, cerco un bassista. E lui: allora, suono il basso. Accompagnò in tour Bobby Solo che una volta, in Svizzera, se lo sentì suonare alle spalle così bene che gli uscì un “qua ci sta B. B. King”».

 

Il 19 marzo, Pino avrebbe compiuto 70 anni, lo ricorderete con un concerto a Napoli a Piazza del Gesù, proprio accanto a Santa Chiara.

pino nello daniele 3

«Da quando è mancato, abbiamo sempre fatto il memorial “Je sto vicino a te Forever” al chiuso, ma ora, per il decennale della morte, abbiamo voluto un concerto tributo, ripreso dalla Rai, aperto a tutti e pieno di amici, tra gli altri: Mario Biondi, Tony Cercola, Eugenio Finardi, Tullio De Piscopo, Enzo Gragnaniello, i Negrita, Raiz, Michele Zarrillo, i 99 Posse.

 

Nello spot, usiamo una frase di Pino, “puorteme a casa mia”, perché è un ritorno alle radici. Proprio a Piazza del Gesù passava il bus 140, lo prendevamo per andare al mare a Posillipo. Pino lo mise in Canto do mar».

 

In quella casa dove si suonavano al massimo i campanelli, come era stato accolto il desiderio di Pino di diventare musicista?

«Ricordo quando portò il primo singolo, Che calore. Papà lo sfotteva: ma dove vai con ’sto disco? Nessuno ci credeva. Anche perché nessuno aveva mai sentito cantare il dialetto napoletano su una musica americana».

 

diego maradona pino daniele

(...) Musicalmente, Pino ha sempre seguito il suo istinto, amava le contaminazioni, si rifiutava di cantare sempre le canzoni che gli chiedevano tutti o di farle sempre allo stesso modo. E non gli piaceva la sua voce, diceva: non sono cantante, sono chitarrista e poi scrivo le canzoni. Nel 1999 fu il primo a fare un disco trap, Come un gelato all’equatore. Tutti dicevano: è uscito pazzo. Ma oggi tutti fanno trap. Tanti grandi lo amavano: di Eric Clapton, Steve Gadd, Pat Metheny, era diventato amico».

(...)

E Pino amava il calcio?

«Gliel’ho fatto amare io. Sono stato un capo dei tifosi, amico di Ciro Ferrara e Diego Maradona che ho presentato a Pino. Quante serate insieme... Ho ancora il video di Pino capellone che fa Je so’ pazzo a casa di Ciro, mentre Maradona balla vicino alla porta. Era stato Maradona a chiedere di conoscerlo: gli avevano detto che era l’altro re di Napoli ed erano diventati inseparabili».

 

Che carattere aveva suo fratello?

pino nello daniele 25

«Simpatico, ironico e rigoroso. È stato un esempio per tutti noi che gli siamo stati vicini, perché aveva le sue regole, una sua dignità. Se qualcosa non gli piaceva, non ti parlava per uno o due anni: è successo a me e ad altri. E poi era generoso: regalava pure le sue chitarre più belle. Diceva: non ti devi affezionare alla macchina, l’importante è che ti rimane la patente». (...)

 

Come viveva la malattia?

«Cercava di vivere appieno ogni giorno, faceva il doppio delle cose di prima. Quando ebbi anch’io un intervento, non volevo più esibirmi. Ma lui venne in ospedale e mi disse: fra tre mesi tu sali con me sul palco. Ora lo capisco: se faccio un live sto benissimo e lo stesso era per lui. Quando ebbe il primo bypass, era un intervento serio, non ancora di routine, e tutti pensavano che non sarebbe tornato a cantare. Stette fermo tre anni, ma nel ’93 fece il tour E sona mo’, uno dei più strepitosi. Diceva: finché vivrò, starò sul palco. Al concerto di Capodanno 2015, ero con lui, si sentiva un po’ strano, fu l’unica volta che saltò le prove. Ma la prese sottogamba. Non se l’aspettava, aveva progetti: un disco in napoletano con la chitarra classica, un tour con Pat Metheny. Poi, il 4, l’ultimo attacco».

pino daniele 33

 

Perché quella notte fu respinta l’ambulanza di Orbetello e Pino andò a Roma in auto dal suo medico?

«Non ero presente, ma so che Pino voleva fare sempre di testa sua e che era impossibile dirgli di no».

 

Nel ’94, sempre per problemi di cuore, era mancato il suo amico Massimo Troisi. Lui come l’aveva presa?

«Ricordo che fece il concerto allo Stadio San Paolo con Jovanotti e Eros Ramazzotti e disse: sono passato un attimo a casa di Massimo, ci raggiunge più tardi. Erano come fratelli. Veniva anche lui con Ciro e Maradona a casa di Pino a Gaeta a fare le mangiate di pesce. Si metteva in un angolo, guardava e basta: era come nei film.

 

Ogni tanto, lui e Pino partivano insieme, da soli. Pino diceva “guida Massimo perché io non ci vedo, poi ci camuffiamo e nessuno ci riconosce”. E sparivano per giorni, all’avventura».

 

Che padre è stato?

pino daniele massimo troisi

«La sua forza erano la musica e i cinque figli, era proprio musica, casa e famiglia. Quando i figli erano piccoli, li portava in tour. Dopo, è stato più difficile. Ma le canzoni che amava di più erano quelle scritte per i figli, Sara non piangere, Sofia sulle note...».

 

(…)

 

pino danielepino daniele tullio de piscopopino daniele fotografato da guido hararipino daniele. il tempo resteraezio bosso e pino daniele Fabiola Sciabbarrasi Pino DanieleIL FRATELLO DI PINO DANIELE E LO STRISCIONE CONTRO LA LEGAjames senese pino danielejames senese pino danielealex britti pino danieleELEONORA GIORGI PINO DANIELEpino daniele fotografato da guido harari pino daniele vendittiFabiola Sciabbarrasi Pino Danielepino danielepino daniele alberto marozzipino daniele franco schipaniamanda bonini pino danielepino nello daniele

 

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