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IL PIÙ POLITO C’HA LA ROGNA! – CHE SCAZZO TRA ANTONIO POLITO E MARCO TRAVAGLIO! IL DIRETTORE DEL “FATTO QUOTIDIANO” FA IL PELO E IL CONTROPELO ALL’EDITORIALISTA DEL “CORRIERE DELLA SERA”, RICORDANDO IL PASSATO POLITICO E I RAPPORTI CON DELL’UTRI, E L’EX SENATORE RISPONDE CON UN POST IN “TRAVAGLIESE”: “IL PREGIUDICATO TRAVAGLIO (COSÌ DEFINISCE COLORO CHE SONO STATI CONDANNATI, E LUI LO È STATO NUMEROSE VOLTE, IN SEDE CIVILE E PENALE, PER DIFFAMAZIONE) MANDEREBBE IN GALERA CHIUNQUE TRANNE PUTIN. IL SUO METODO DI SPUTTANAMENTO È SEMPRE LO STESSO: USARE CONTRO IL NEMICO DI TURNO UNA MEZZA VERITÀ, MA NON DICENDO TUTTA LA VERITÀ E NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀ” – RISPOSTA (UN PO’ SPOMPA) DI MARCOLINO OGGI: “HA PARLATO QUELLO CHE CREDE A DELL’UTRI…”

1 – MANI POLITE

Estratto dell'articolo di Marco Travaglio per “il Fatto quotidiano” del 13 agosto 2026

 

MARCO TRAVAGLIO

Non c’è solo la stampa di destra a non vedere l’ora di liberarsi di Report. C’è anche quella che se la tira da “indipendente”.

 

Sul Corriere, Polito el Drito scrive che “dovremmo essere grati a Lavitola”, senza il quale “potevamo anche ritrovarci Ranucci premier”: “un nuovo leader populista” e “giustizialista”.

 

Insomma, “forse ci è andata bene”: benedetta quella bomba sotto casa del putribondo figuro, che – per dirne la pericolosità sociale – “non ignorava il sondaggio da lui a tal fine preparato”. “Lui” è Lavitola e il “tal fine” era spingere Ranucci a fare politica.

 

antonio polito

In realtà il sondaggio fu un lavoro a più mani, incluse quelle di Mieli e Cappellini, ma questo Polito non lo dice: il primo scrive sul Corriere e il secondo era il suo vicedirettore al Riformista e ora dirige Repubblica.

 

Quindi “farsi ‘manipolare’ da Lavitola, un imbroglione patentato con una lunga storia di condanne, non depone bene” per il solo Ranucci, mentre per gli altri depone benissimo.

 

LUCA SOMMI - SIGFRIDO RANUCCI - ANDREA SCANZI - MARCO TRAVAGLIO

E poi questi giornalisti che pensano di darsi alla politica dovrebbero vergognarsi. Ma solo quelli che poi non lo fanno, come Ranucci. Invece quelli che lo fanno sono ottimi, come Polito.

 

Già iscritto al Partito Comunista Marxista Leninista e al Pci, già all’Unità e a Repubblica, nel 2002 fondò e diresse fino al 2006 il Riformista coi soldi di Velardi, di Angelucci e soprattutto dei contribuenti.

 

Poi si fece eleggere (anzi nominare col Porcellum) senatore della Margherita. E lì passò alla Storia con una proposta di legge per imbavagliare la stampa sulle intercettazioni e limitarne l’uso ai magistrati, impreziosita dalla firma di un coautore al di sopra di ogni sospetto: Marcello Dell’Utri, allora imputato e poi condannato per mafia.

 

Anche dopo la condanna, i due sono rimasti in love: basta leggere le cosiddette interviste di Polito a Dell’Utri, prima sul Sette e poi nel libro pubblicato da Silvio Berlusconi Editore (e da chi, se no?). […]

 

marco travaglio

Ma pubblicare libri per la casa editrice del pregiudicato B., proporre riforme della giustizia a quattro mani con un complice di Cosa Nostra e poi rifargli la verginità lasciandogli raccontare panzane su Mangano e B. non è nulla di riprovevole. L’importante è non essere “populisti” o “giustizialisti” e non aver mai praticato il “giornalismo investigativo”: cioè non aver mai trovato una notizia. Del resto, nessuno potrà mai insinuare che B. e Dell’Utri abbiano “manipolato” Polito el Drito: era già perfetto così, al naturale.

 

2 – LA RISPOSTA DI ANTONIO POLITO

marco travaglio a cena con Giorgia Messa

Dal profilo Facebook di Antonio Polito

 

Nella pausa di Ferragosto mi sono divertito a scrivere un articolo su Travaglio come lo scriverebbe Travaglio. Un character assassination, insomma, nel suo stile che non è inimitabile.

 

MASSAGGI IN CODICE

Dunque Travaglio il Raglio ha fatto sentire la sua voce in difesa di Sigfrido Ranucci. È comprensibile.

 

Per uno che ha creduto a una sconosciuta massaggiatrice uruguaiana (sconosciuta in senso letterale: pare che non l’abbiano mai incontrata) deve sembrare  un peccato veniale aver creduto a Valter Lavitola, un tipo certamente più informato.

 

nicole minetti - vignetta by mannelli per il fatto quotidiano

Pur atteggiandosi ad “apostolo della verità”, Travaglio è infatti un grande esperto di bufale. Quei pochi che non ci cascarono, ricordano ancora la sua analisi di politica internazionale da Guinness dei primati.

 

Il 23 febbraio del 2022 irrideva su “Il Fatto”, nome omen, “l’ennesima fake news americana dell’invasione russa dell’Ucraina (ancora rinviata causa bel tempo)”. Mal gliene incolse.

 

All’alba del giorno dopo una poderosa armata di Putin invase l’Ucraina per prendere Kiev. Travaglio trovò subito il modo di riparare alla figuraccia: avendo ‘bucato’ l’inizio della guerra dei russi, la dichiarò immediatamente finita perché vinta dai russi. I quali però, dopo quattro anni e mezzo, e nonostante le profezie del loro “best friend” italiano, stanno ancora lì a morire e combattere.

 

il fatto quotidiano - la sentenza del tribunale uruguaiano sull adozione che smentisce nicole minetti

Travaglio ha un problema con le fonti, soprattutto quanto tenta la fortuna all’estero. Dopo l’Ucraina, ci ha provato con l’Uruguay. Su input di una manina sconosciuta (fossi in lui, mi farei qualche domanda) ha tentato addirittura di mettere sotto impeachment il Presidente Sergio Mattarella (estremamente inviso a Mosca, guarda un po’), accusandolo di aver concesso la grazia a Nicole Minetti senza sapere che aveva strappato un bambino alla madre ed esercitava in Sud America il mestiere di maîtresse.

 

Il tutto con l’inoppugnabile testimonianza di una donna senza volto e di un tassista senza nome. Con il suo verdetto finale, la Procura Generale di Milano ha sepolto nel ridicolo la cosiddetta “inchiesta”.

antonio polito

 

Ma Travaglio sa fare anche di meglio. Nel pieno della campagna referendaria sulla giustizia, per esempio, riuscì addirittura a far parlare i morti, due eroi italiani che meriterebbero più rispetto. Inventò infatti letteralmente dal nulla, sempre però con l’aria fattuale del Fatto, due vecchie interviste di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino contrarie alla separazione delle carriere.

 

A Borsellino ne fu addebitata una all’interno del programma Samarcanda del 23 maggio 1991, in cui avrebbe affermato categorico: "Separare le carriere significa spezzare l'unità della magistratura. Il magistrato requirente deve poter svolgere la sua funzione senza dover rendere conto al potere politico".

 

MAURIZIO BELPIETRO VLADIMIR PUTIN MARCO TRAVAGLIO

Fu però rapidamente accertato che a) il magistrato non aveva mai pronunciato queste parole; e b) che non era mai stato presente nella puntata di quel giorno né in altre. Ma le bugie di Travaglio hanno le gambe lunghe. E infatti il non-fatto rivelato dal Fatto (la menzogna, insomma), venne riproposta in varie salse da giornalisti e politici. A Otto e mezzo, il 3 novembre scorso, l'aveva ripetuta in diretta tv lo stesso Travaglio il Raglio, aggiungendo il commento perentorio: "Borsellino era radicalmente contrario alla separazione delle carriere”.

 

Ma prima che con Borsellino, Travaglio ci aveva provato con Falcone. Il suo giornale ha scritto che il magistrato ucciso dalla mafia a Capaci aveva rilasciato un'intervista a Repubblica, il 25 gennaio '92, in cui dichiarava: "Temo che si voglia, attraverso questa separazione, subordinare la magistratura inquirente all'esecutivo. Questo è inaccettabile".

 

marco travaglio nicola gratteri a otto e mezzo

Una bufala anche questa: l’intervista non esiste. È una fake news che è stata ripetuta in tv da Gratteri, che si era fidato di Travaglio e l’ha presa per oro colato. Esiste invece, quella sì, un'intervista su Repubblica del 3 ottobre '91 nella quale Falcone diceva: "Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero … che nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice…

 

marco travaglio

Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell'indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell'azione penale, desideroso di porre il pm sotto il controllo dell'Esecutivo".

 

TRAVAGLIO - INGROIA - DI PIETRO

D’altra parte il “giornalismo d’inchiesta”, di cui Travaglio è maestro, ha il vizietto dell’uso politico dei defunti: commentando la sua triste storia con Lavitola, Sigfrido Ranucci ha stabilito di recente un parallelo alquanto blasfemo con il sacrificio di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Falcone e Borsellino. Che Dio lo perdoni.

 

Avere un’influenza in politica è un’altra ossessione che accomuna il Raglio a Ranucci. Ma mentre il secondo ha trovato sulla sua strada (per nostra fortuna) un Lavitola a fargli da press agent, Travaglio ha preferito fare lui da press agent per numerose e improbabili avventure politiche.

 

BEPPE GRILLO MARCO TRAVAGLIO

 Nel 2013, per esempio sostenne con vigore la candidatura del suo amico ex pm Antonio Ingroia (facevano persino le vacanze insieme) e del suo partito, modestamente chiamato Rivoluzione Civile: prese il 2,25% alla Camera e l’1,79% al Senato. Nessun seggio. Non pago, nel 2022 simpatizzò per l’Unione Popolare di Luigi De Magistris (un altro ex pm, Travaglio non frequenta altro che inquirenti, già un gip gli sta sulle palle): prese l’1,43% alla Camera e l’1,36% al Senato. Nessun seggio.

 

Fu però miracolato da Grillo, l’unico vincente che abbia mai incrociato, e che lo prese in simpatia; lui lo ripagò con la ormai celebre intervista genuflessa del 13 luglio 2012, fatta di domande senza interrogativo. Esempi: “Il rischio è che tra qualche mese scavalchiate il Pd”; “Poi vi tocca governare”; “Berlusconi ti sta studiando”.

 

marco travaglio

A essere onesti c’erano anche domande con il punto interrogativo. Esempi: “Come immagini il prossimo Parlamento?”, “Vedi mai i dibattiti politici in tv?, “Non temi qualche polpetta avvelenata?”.

 

Quando però capì che Grillo non lo rispettava neppure come zerbino, lo tradì per Conte un attimo prima che questi fosse cacciato da Palazzo Chigi. Pochi giorni prima che Mattarella conferisse il mandato a Draghi, lui annunciò sul suo giornale con la solita aria saputa che Draghi non avrebbe mai accettato. Il suo governo rimase in carica 616 giorni. Insomma, in politica non ne ha mai azzeccata una.

 

travaglio ingroia in vacanza

Il pregiudicato Travaglio (così definisce coloro che sono stati condannati, e lui lo é stato numerose volte, in sede civile e penale, per diffamazione) manderebbe in galera chiunque tranne Putin, che è accusato solo di crimini contro l’umanità. Il suo metodo di sputtanamento è sempre lo stesso: usare contro il nemico di turno una mezza verità, ma non dicendo tutta la verità e nient’altro che la verità.

 

È riuscito così a farsi condannare a ricchi risarcimenti, da Previti al padre di Renzi, perdendo cause per allusioni e insinuazioni non provate. Ora è stato citato in un tribunale americano (lì niente Anm, ahi lui) per 250 milioni di dollari da Giuseppe Cipriani, il marito di Nicole Minetti, che si ritiene diffamato per le accuse rivoltegli a nome e per conto della massaggiatrice uruguaiana.

antonio polito

 

Stavolta Travaglio ha molto ragliato (ha persino minacciato di querelare la procuratrice generale di Milano che ha smontato il castello di accuse, querela che non risulta però mai partita). E ha protestato perché la grande stampa non lo difende abbastanza da questa causa, che può costargli la chiusura del giornale.

 

Sta chiedendo solidarietà a colleghi che il suo giornale ha definito “feccia”: “Una informazione prona al potere, perché tenuta per le palle grazie a quelle elemosine (i contributi pubblici all’editoria, ndr). Non spenderò neppure una virgola per la feccia dattilografa”, firmato Antonio Padellaro.

 

Noi però la solidarietà gliela diamo lo stesso. Il Fatto non deve chiudere. Come potremmo vivere senza la dose di divertimento quotidiano regalatoci dai suoi editoriali? D’altra parte cominciò la sua carriera con il Premio Satira Politica di Forte dei Marmi. Il suo talento comico è indubbio. Peccato che l’abbia sprecato pretendendo di occuparsi di cose serie.

 

antonio polito silvio berlusconi (2)

Naturalmente ho scherzato. Non scenderei mai così in basso. Non pubblicherei mai un articolo scritto in travagliese sul giornale su cui pubblico i miei, il Corriere della Sera. Anche perché non è abitudine dei “giornaloni” (così ci chiama lui) replicare ai giornaletti.

 

3 - Polito El Drito

Estratto da “Ma mi faccia il piacere”, la rubrica del lunedì di Marco Travaglio sul “Fatto quotidiano”

 

GRILLO E TRAVAGLIO

[...] “In effetti Ranucci non è poi da biasimare: credere a Lavitola è più comprensibile che credere a una massaggiatrice uruguaiana” (Antonio Polito, X, 13.8). Ha parlato quello che crede a Dell’Utri. [...]

antonio polito progetto citta firenze

grillo travaglio felici

polito antonioantonio polito foto di bacco

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