futurama citta futuro

SIAMO NOI CHE PLASMIAMO LE CITTÀ O SONO LE CITTÀ CHE CI TRASFORMANO? – GLI AGGLOMERATI URBANI DI OGGI, E QUELLI DEL FUTURO, SONO DEGLI ENORMI CENTRI DI RACCOLTA DATI, CHE PLASMANO I DESIDERI E CE LI RESTITUISCONO COME NUOVI BISOGNI – LA QUINTA PUNTATA DI PUZZLE SU “RADIO2” VA ALLA RICERCA DI STORIE, DATI E CURIOSITÀ SULLE CITTÀ: DALLA TECNOLOGICA SHENZEN AL “GEMELLO DIGITALE” DI SINGAPORE – LE CITTÀ FANTASMA, LE CITTÀ INVISIBILI E LE CITTÀ IDEALI – VIDEO

RADIO 2 - PUZZLE - QUINTA PUNTATA - CITTA'

 

Trascrizione di un estratto della quinta puntata di “Radio 2 Puzzle”, dedicata alla Città (INTEGRALE: https://www.raiplaysound.it/programmi/radio2puzzle)

(Le puntate precedenti: Caffè – Igiene – Specchio - Casa)

 

RADIO 2 PUZZLE

Jodie Alivernini: Radio 2 Puzzle con Riccardo Panzetta, Jodie Alivernini perché la buona abitudine di cercare di scoprire qualcosa in più su questi gesti di vita quotidiana, su questi momenti che tutti quanti viviamo e che magari sottovalutiamo e che dietro invece raccontano tanto, hanno tanto da dire...

 

Riccardo Panzetta: Sta prendendo forma la nostra giornata tipo, siamo partiti con il caffè, stiamo sviluppando via via i singoli momenti nei quali noi ci approcciamo a questa giornata tipo e oggi siamo arrivati a una puntata un po' particolare. ...

 

Jodie Alivernini: C'eravamo lasciati con la casa. e quindi poi a un certo punto si esce da casa per forza di cose.

 

RADIO 2 PUZZLE

Riccardo Panzetta: Usciamo uori dal guscio e ci proiettiamo verso l'esterno, cioè oggi parliamo della città, lo spazio che abitiamo ma dove non siamo più soli e se a casa appendiamo le nostre incertezze, chiudiamo in armadio le nostre paure e la città ci travolge senza più protezioni, cara Jodie.

 

Jodie Alivernini: E quindi la città, come avete capito, è il quinto tassello del nostro puzzle immaginario e la città, appunto per questo dicevo, scintillante perché la città è piena di colori, ma è piena di storie da raccontare. La città negli anni si è molto trasformata e insomma parla, ci parla in continuazione.

 

shenzen

Riccardo Panzetta: E la esploreremo come al solito in tanti pezzi differenti.

 

[...] Jodie Alivernini: Le città di oggi però, Riccardo, come sono? ancora luoghi o sono diventate quasi degli organismi viventi, qualcosa che pulsa attraverso di noi?

 

Riccardo Panzetta: Beh, dalle prime città della storia alle metropoli di oggi, parliamo di Shenzhen, New York, Tokyo, Dubai, la città non è mai stata solo un blocco di edifici, è un polo magnetico che ci trasforma. All'inizio la città ci ha dato sicurezza, poi ci ha dato identità, ruoli, gerarchia, appartenenze e amori. 

 

Jodie Alivernini: La città, visto che è diventata smart. raccoglie invece dati, analizza comportamenti, plasma desideri e ce li restituisce sotto forma di nuovi bisogni. I cittadini, senza saperlo, sono ingranaggi di una macchina che produce consumo, informazione, energia sociale.

 

tokyo 3

Riccardo Panzetta: E poi ogni quartiere ha una funzione precisa, c'è il quartiere della movida, quello dello shopping, quello universitario, quello residenziale, quello popolare. La città, cara Jodie, sfalda le grandi identità, cioè la classe sociale, l'ideologia, l'appartenenza collettiva, fa sorgere 1000 identità più piccole, come il puzzle compone e ricompone, ecco.

 

neom stadium

Jodie Alivernini: E ogni gruppo, ogni nicchia, ogni comunità trova il suo piccolo spazio proprio dentro la città. Mille subculture che, come appunto il nostro puzzle, si compongono e si scompongono.

 

Riccardo Panzetta: Ecco, ma caro Jodie. La domanda delle domande delle 100 pistole: siamo noi a creare la città o sono le città che piano piano ci danno forma?

 

Jodie Alivernini: Perché a quest'ora ti potrei confondere con Gigi Marzullo? Anzi, lo salutiamo, lo salutiamo. E allora, insomma, come rispondiamo a questa domanda?

 

ALESSANDRO BERRETTONI - RICCARDO PANZETTA - JODIE ALIVERNINI - RADIO 2 PUZZLE

Riccardo Panzetta: Sì, che sicuramente la vita urbana ci cambia il cervello, perché muoversi in città è molto più faticoso di quanto sembri, cioè c'è il traffico da controllare, le vetrine che attirano l'attenzione, 1000 stimoli contemporaneamente. Il nostro cervello lavora a ritmo continuo, anche se non ce ne accorgiamo.

 

E secondo uno studio del Goldsmith College di Londra, questo sforzo costante lascia il segno. Cioè chi vive nelle grandi metropoli mostra una capacità di attenzione più bassa rispetto a chi vive in contesti più tranquilli.

 

Jodie Alivernini: E a dimostrarlo è stato proprio una ricerca condotta sulla popolazione degli Imba della Namibia. Quelli più urbanizzati si distraevano più facilmente quando dovevano concentrarsi su un obiettivo preciso rispetto a coloro che invece vivevano nella natura, tra agricoltura e pascoli.

 

CITTA DEL FUTURO

Riccardo Panzetta: Loro erano gli Imba, noi siamo i Rimba. è uno studio che dice molto sul modo in cui l'ambiente plasma la mente, cioè il cervello nel caos della città impara a selezionare solo gli stimoli davvero rilevanti, come un volto familiare o un pericolo improvviso, ignorando tutto il resto. Ma questo, ascoltatori, non diventi un alibi per chi ha la soglia di attenzione di un moscerino della frutta.

 

Jodie Alivernini: Il luogo in cui viviamo quindi influenza il cervello. Chi abita in un paesello sviluppa una reattività più precisa sui singoli obiettivi. Invece chi vive nel caos quotidiano di una città è più abile nel gestire situazioni complesse e piene di stimoli.l

 

progetto neom in arabia saudita 4

Del resto l'ambiente, l'ambiente ci modifica anche il modo di pensare.

 

[…] Riccardo Panzetta, Jodie Alivernini a comporre e scomporre momenti di vita quotidiana che tutti quanti viviamo e che però viviamo distrattamente, soprattutto quando si parla di città, perché di solito usciamo da casa per recarci al lavoro, per andare da qualche parte e queste città le attraversiamo senza soffermarci su quanto influenzano il nostro modo di pensare, il nostro modo di agire.

 

Riccardo Panzetta: Senza considerare che le città overstimolano il nostro cervello, lo abbiamo appena raccontato e quindi spesso siamo un po' più rinco di quanto non saremmo invece in un paesino tranquillo.

 

Jodie Alivernini: Ma se dovessimo guardare al futuro, Riccardo, come sarà vivere in città tra vent'anni? Sicuramente tante trasformazioni sono già sotto i nostri occhi, no? Solo che spesso non ce ne rendiamo proprio conto.

 

le citta invisibili di italo calvino secondo l intelligenza artificiale 9

Riccardo Panzetta: Prendete per esempio Shenzhen, in Cina. Lì i taxi a guida autonoma, cioè senza conducente, già circolano per le strade e la città è un laboratorio per testare come l'intelligenza artificiale possa gestire semafori, traffico, sicurezza pubblica in tempo reale, incrociando i dati che arrivano da migliaia di telecamere e sensori sparsi ovunque.

 

Jodie Alivernini: A Singapore stanno invece costruendo una sorta di gemello digitale della città, una copia virtuale esatta di ogni edificio, strada e infrastruttura usata per simulare in anticipo cosa succede se piove troppo, se il traffico aumenta, se serve costruire una nuova linea della metropolitana. Insomma, tutto viene analizzato ancora prima di spostare anche una pietra.

 

tokyo 2

Riccardo Panzetta: E si discute molto anche di Neom, il costosissimo progetto dell'Arabia Saudita. Di costruire nel deserto una città lineare lunga 170 km e alta 500 m, soprannominata The Line, pensata per ospitare milioni di persone in un'unica struttura verticale dove tutto, dalla casa al lavoro ai negozi, dovrebbe essere raggiungibile a piedi in pochi minuti, eliminando quasi del tutto le automobili. Ora però pensa, 170 km ci vuole il monopattino per muoversi.

 

asilo nido pripyat 2011

Jodie Alivernini: No, il monopattino mi fa troppa paura, ti dico la verità, mi fa un po' paura.  Le città del futuro non si limiteranno più quindi a offrire spazi in cui vivere, ma saranno dei giganteschi centri di raccolta, dati per anticipare e gestire la realtà, sapranno quando siamo stanchi analizzando i nostri spostamenti, sapranno quando una zona rischia di diventare pericolosa incrociando anche statistiche in tempo reale, sapranno addirittura regolare l'illuminazione delle strade in base a quante persone ci stanno effettivamente camminando in quel momento.

 

Riccardo Panzetta: A Tokyo sta già sperimentando quartieri dove i sistemi energetici si autoregolano usando l'intelligenza artificiale per decidere minuto per minuto quanta energia mandare a ogni edificio, mentre ad Amsterdam stanno testando sensori che monitorano la qualità dell'aria in ogni strada, modificando in automatico i limiti di traffico nelle zone più inquinate.

 

[…]

civita di bagnoreggio

 

Jodie Alivernini: Le città quindi del futuro saranno super tecnologiche e però non potevamo non parlare della città fantasma, le città fantasma esistono.

 

Riccardo Panzetta: La più famosa del mondo è Pripiat. In Ucraina fu costruita negli anni 70 per ospitare gli operai della centrale nucleare di Chernobyl ed era considerata un modello di modernità sovietica. Ma nella notte del 26 aprile 1986 il reattore esplose e quasi 50.000 persone furono evacuate in poche ore. Non sono mai più tornate.

 

imbarcazione affondata sul fiume pripyat 1998

Jodie Alivernini: Ecco, anche l'Italia poi custodisce i suoi paesi fantasma. Il più celebre è Craco, in Basilicata, abbandonato negli anni 60 dopo una serie di frane. Oggi è un borgo di pietra dove il tempo, insomma, sembra essersi fermato.

 

Riccardo Panzetta: Poi c'è Civita di Bagnoregio, nel Lazio, è chiamata la città che muore, non è abbandonata, anzi è visitata ogni anno. da centinaia di migliaia di persone, ma sorge su uno sperone di tufo che l'erosione continua lentamente a consumare. E poi, Jody, ci sono anche le città invisibili, cioè non abitate perché semplicemente non sono mai esistite.

 

Jodie Alivernini: Beh, nel 1972 Italo Calvino pubblica "Le città invisibili", appunto questo libro costruito come un dialogo tra Marco Polo e l'imperatore Kublai Khan e il sovrano vuole conoscere il suo immenso impero, però il viaggiatore non descrive delle città reali, racconta appunto città immaginarie.

 

PIENZA

Riccardo Panzetta: Tra le più celebri c'è Leonia, dove ogni giorno gli abitanti buttano via tutto quello che hanno usato il giorno prima. La città è sempre nuova, ma fuori dalle mura cresce una montagna infinita di rifiuti.

 

Jodie Alivernini: E poi c'è Zaira, una città che vive nei ricordi dei suoi abitanti. Se la memoria svanisce, svanisce anche la città.

 

Riccardo Panzetta: Calvino aveva intuito che ogni città è costruita su due pilastri, quello visibile, fatto di strade e di palazzi, e quello invisibile, fatto di ricordi, di relazioni, di memoria. Come scrive lui stesso, le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure.

 

seasteading institute

Jodie Alivernini: Le città ideali, le città fantasma, raccontano proprio quello che abbiamo perduto, quelle invisibili, quello che immaginiamo. E poi le città ideali, invece, quali sono? quelle progettate nella speranza di costruire una società migliore?

 

Riccardo Panzetta: Nel Quattrocento Papa Pio II trasformò il piccolo borgo toscano di Corsignano in Pienza, uno dei grandi simboli dell'urbanistica rinascimentale. L'obiettivo era realizzare una città più bella per dimostrare che l'armonia degli spazi favorisse anche l'armonia della convivenza tra gli esseri umani.

progetto neom in arabia saudita 5

 

Jodie Alivernini: Qualche decennio più tardi poi la Repubblica di Venezia fondò Palmanova, una città fortezza dalla perfetta forma di stella che vista dall'alto sembra un gigantesco disegno geometrico. Tutto era stato pianificato, proprio quell'idea che l'ordine della città potesse riflettersi anche nella vita proprio dei suoi abitanti.

 

Riccardo Panzetta: E oggi questa stessa ambizione si è spostata dalla terra al mare. L'imprenditore americano Peter Thiel, tra i fondatori di PayPal, sostiene da anni il Sea Steeding Institute, che immagina città galleggianti costruite in acque internazionali. L'idea è di creare comunità autosufficienti, alimentate da energie rinnovabili e governate da regole proprie. Cioè, praticamente quasi zero regole, il tutto per permettere a pochi miliardari di pagare meno tasse e di autogestirsi.

 

Jodie Alivernini: E vedi, alla fine chiamali scemi…

le citta invisibili di italo calvino secondo l intelligenza artificiale 3murale, atrio della scuola, pripyat 2003PIENZAasilo nido, pripyat 2012seasteading institute stanza gialla, pripyat 2005murale pripyat 2006scaffali e giochi, asilo nido, pripyat 2011bandiere nelle scale dell’asilo nido, pripyat 2008le citta invisibili di italo calvino secondo l intelligenza artificiale 8ring di pugilato pripyat 2012le citta invisibili di italo calvino secondo l intelligenza artificiale 2le citta invisibili di italo calvino secondo l intelligenza artificiale 4le citta invisibili di italo calvino secondo l intelligenza artificiale 1le citta invisibili di italo calvino secondo l intelligenza artificiale 7

 

le citta invisibili di italo calvino secondo l intelligenza artificiale 5le citta invisibili di italo calvino secondo l intelligenza artificiale 6

 

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