COME MAI I FILM HARD GIAPPONESI SONO COSÌ DIVERSI DA QUELLI OCCIDENTALI? LE ATTRICI STRILLANO COME SCIAMANNATE, LE PARTI INTIME SONO SPESSO PIXELATE E IL “BUKKAKE” È LA PARTE PIÙ IMPORTANTE DELLA SCENA – BARBARA COSTA: “I GIAPPONESI ′STO PORNO VOGLIONO, CON QUESTO PORNO GLI VIENE DURO, E NON LO CAMBIANO SOLO PERCHÉ, ALL’ESTERO, APPAIONO STRAMBI!” – “SE SEI GIAPPONESE, TI INGRIFI A IMMAGINARLO, IL COITO, PIÙ CHE A VEDERLO!” – “LA PORNO ATTRICE MARICA HASE PRECISA CHE RICEVERE BUKKAKE E' UNA DELIZIA, UN ONORE..."
Barbara Costa per Dagospia
Paese che vai, porno che trovi. Sicuro. E chi lo contesta. Il porno è figlio della cultura che lo crea. E allora, porno e buoi dei paesi tuoi! Oppure no? Il porno che non è del mio paese, che effetto fa? Mi può non piacere? Lo posso guardare sbigottita? Rifiutare? Non s*gare?
Me lo chiedo ogni volta che mi vedo un porno giapponese. A me il porno nipponico mette tanta curiosità, gli attori che lo fanno non mi eccitano, per niente, ma le ragazze sì. E però. Queste ragazze… perché orgasmano in quel modo ridicolo!? C’è bisogno di strillarci tanto!? Perché frignano? Il fastidio che mi danno! E la pantomima che non vogliono farlo… è falso, e a che serve, ed è così necessario!?
Sì, che lo è. E me lo spiega Marica Hase, porno attrice giapponese e da quasi 20 anni star in quello americano. E io con Marica Hase ho capito che: 1, il porno giapponese lo digerisco male perché sono di coccio sì, ma tanto perché sono fin troppo occidentale e fiera di esserlo, e, 2, se il porno nipponico non avesse attrici che mentre le sc*pi urlano sguaiate, con moine e ritrosia… non avrebbe mercato! I giapponesi ′sto porno vogliono, con questo porno gli viene duro, e non lo cambiano perché, all’estero, appaiono porno strambi!
Anzi, no. Siamo precisi. Lo cambiano se gli serve. Per i soldi. Come ammette Marica Hase, in Occidente non abbiamo alcun divieto a vedere porno giapponese senza "mosaico". Ovvero senza copertura dei genitali. Questo perché a noi i giapponesi ce lo esportano così. Sanno benissimo che a noi il pixel sui sessi dà s*gamente-impiccio. A loro, invece, tutto il contrario. Il mosaico sui sessi non solo loro lo devono applicare per legge, ma anche perché, se sei giapponese, ti ingr*fi a immaginarlo, il coito.
Più a immaginarlo che a vederlo! E questo, dice Marica Hase, vale anche per le fellatio: ai nipponici manda su di giri l’ascolto, del succhiamento, dello sfregamento, in entrata e in uscita di un fallo (o più di uno) da una bocca, piuttosto che vederlo come mamma l’ha fatto nelle bocche delle attrici. E se queste quando ce l’hanno in bocca, o nel sesso, o nell’ano, lagnano (recitano) acuti dolori… così si fa! È qui che l’erotismo giapponese gira ai massimi. Con quel (recitato) imbarazzo. Freno. Riluttanza.
Io sono occidentale, e ho ogni diritto di chiedermi perché il pixel nel porno giapponese vale per i peni, per le vulve, ma non vale per gli ani, per i seni, per lo squirting, men che mai per lo sperma. Lo sperma per i giapponesi ha un valore diverso rispetto al porno non giapponese: loro hanno inventato il "bukkake" (e esiste chi non sa cosa sia!? È ricoprire una performer di sperma) simbolo supremo del loro culto per il nettare maschile.
Marica Hase precisa che, nel porno giapponese, la sottomissione di chi, donna, si fa fare il più sboccato bukkake, non ha niente a che vedere con la sottomissione occidentale. Per una pornostar del Sol Levante, ricevere bukkake, essere docciata, quasi a rimanerne senza respiro, è una delizia, è un onore, una porno pratica sessuale che la gloria.
Io sapevo che le pornostar giapponesi non hanno voglia di provarsi nel porno occidentale per motivi economici: guadagnano molto ma mooooooolto di più nel porno di casa loro. Non c’è paragone se non al ribasso col nostro. È vero, ma ci va sommato questo: l’industria del porno giapponese è enorme, floridissima, più grande di quella USA. Ha tempi e sistemi di recitazione e regia autoctoni e avulsi ai nostri.
Ma attenti qua. Pure se meno che in passato, una attrice porno giapponese che va a fare porno in Occidente, sceglie e deve, senza censure, esibire la sua nipponica patata. Sì, ma poi, quando ritorna in patria, con la patata svelata… è assai difficile che torni a pornare con i munifici contratti di prima. A meno che, come nel caso di Marica Hase, questa attrice non sia una superstar porno.
Se non lo è, con la patata desnuda, e sc*pata, da attori occidentali, in patria una porno attrice giapponese piace… come dire… non di meno però differentemente. È complicato scriverlo e bene capirlo, per noi occidentali. La testa di un p*pparolo giapponese non è la nostra. E questo spiega pure perché il porno giapponese quasi per nulla fa entrare e accetta, in sé, attrici e attori non giapponesi. È un porno a tiratura abnorme, al tempo stesso chiuso, nazionalista, "geloso" del porno per come lo pensa e lo fa.
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