CHE FA LORENZETTO DI NOTTE? LE PULCI AI GIORNALI - TITOLONE DI PRIMA PAGINA SULLA “STAMPA”: “ISRAELE ‘SPACCATA’, NESSUNO VINCE”. DEVE AVER CAMBIATO SESSO. ISRAELE DERIVA DA YISRA’EL, NOME PROPRIO MASCHILE, E CON QUESTO GENERE È CLASSIFICATO SIA DALL’ENCICLOPEDIA TRECCANI, SIA DAI DIZIONARI COLLINS E RAGAZZINI, SIA DALL’ACCADEMIA DELLA CRUSCA - “IL SOLE 24 ORE”: “SE ANCHE IN ITALIA AUMENTA ‘IL NUMERO DI CHI’ SOFFRE LA FAME”. FORMULAZIONE GOFFA. “’DI CHI’” OBBLIGA A TRADURRE MENTALMENTE: “IL NUMERO DI COLORO CHE SOFFRONO LA FAME”. MA IL LETTORE HA GIÀ PAGATO 2,50 EURO PER EVITARSI QUESTO SFORZO. NON CI SEMBRANO POCHI…
Dalla rubrica “Pulci di notte” di Stefano Lorenzetto, pubblicata da "Il Foglio" – Estratto
• Siciliani. In una paginata sulle disavventure giudiziarie della coppia Giusi Bartolozzi-Gaetano Armao, «lei magistrato di massimo potere a Roma, lui avvocato di massimo prestigio a Palermo», definiti «siciliani di nascita, di vocazione e di destino», quasi fosse un reato nascere nell’isola, il fantasioso Pino Corrias sul Fatto Quotidiano pensa d’insaporire la minestra con l’aggiunta di questa frase: «Un tocco d’astuzia professionale che non si vedeva dai tempi dei puf di Poggiolini, riempiti di diamanti».
Premesso che in casa di Duilio Poggiolini, ex direttore generale del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, dalle cronache del 1993 emerge l’esistenza di un solo pouf, non «dei puf», esso non era affatto riempito di diamanti.
L’Ansa, anni dopo, parlò invece di una cassaforte contenente «lingotti d’oro e d’argento, monete rare, diamanti e ogni tipo di gioielli, frutto, secondo l’accusa, di corruzioni», e precisò che «in un ‘‘pouf’’» gli inquirenti avevano trovato «come ‘‘imbottitura’’ titoli di credito per circa 10 miliardi» di lire (lancio dell’8 marzo 1997, ore 19.48). Ciononostante, da allora resiste sui giornali la leggenda dei pouf zeppi di diamanti e lingotti, ora rinverdita da Corrias. [9 ottobre 2026]
• Israele. Titolone di prima pagina sulla Stampa: «Israele spaccata, nessuno vince». Deve aver cambiato sesso. Israele deriva da Yisra’el, nome proprio maschile, e con questo genere è classificato sia dall’enciclopedia Treccani, sia dai dizionari Collins e Ragazzini, sia dall’Accademia della Crusca. Anche il Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia al lemma Israele specifica: «Sostantivo maschile. Il popolo ebraico, in quanto comunità politico-religiosa». [28 ottobre 2026] […]
• Omme. Sul Corriere della Sera, il critico cinematografico Paolo Mereghetti parla del film Je so’ pazzo dedicato al cantautore Pino Daniele: «Il genitore rinfaccia al figlio di essere fatto della sua stessa pasta, quella di “un’omme ’e merda”».
Diremmo che l’articolo maschile un non si apostrofa, regola ortografica vigente in italiano e pure in napoletano. In quest’ultimo idioma la forma da elidere è nu, che davanti a vocale perde la u. Quindi: «N’ommo ’e mmerda». [16 ottobre 2026]
• Soffrire. Sul sito della Repubblica, Valeria Pini pone ad Antonio Vita, presidente della Società italiana di psichiatria, questa domanda sulla depressione: «Ci si può ammalare anche se non si ha mai sofferto di questa malattia in precedenza?». Ci pare che la cronista manifesti una sindrome grammaticale acuta.
Innanzitutto, con il si impersonale i tempi composti richiedono l’ausiliare essere, anche quando nella costruzione personale il verbo vuole avere: «Non si è mai sofferto». Inoltre, se non si è «mai» sofferto di questa malattia, va da sé che ciò dev’essere accaduto «in precedenza», non occorre specificarlo. [9 ottobre 2026]
• Conti. Frase del giornalista Mario Calabresi, aspirante sindaco di Milano per il centrosinistra, riportata da Gp. R. sul Corriere della Sera: «Penso che utilizzare oggi il tema di mio padre, degli anni 70, nella polemica politica attuale sia un po’ miserabile. I conti con quella storia io l’ho fatta fino in fondo». Lui speriamo che se la cava. («I conti con quella storia io li ho fatti». E prima di «70» andava l’apostrofo). [3 ottobre 2026]
• Garofano. Luciano Garofano, all’epoca colonnello dei carabinieri, comandante dei Ris di Parma, è al centro di una ricostruzione storica che Maurizio Belpietro, direttore di Panorama, presenta nel suo editoriale di apertura: «Garofano, con la sua divisa immacolata, appariva un dio capace di incastrare il feroce assassino che aveva massacrato un bimbo nel letto materno. E poi, dopo Cogne, il colonnello delle inchieste al microscopio ricomparve sulla scena di un altro delitto o presunto tale, quello della contessa Vacca Agusta».
I ricordi di Belpietro sono piuttosto confusi: il delitto di Cogne fu commesso il 30 gennaio 2002, mentre la contessa Francesca Vacca Agusta scomparve l’8 gennaio 2001 e il suo corpo fu ritrovato in mare il 22 gennaio. Per ricomparire sulla scena del caso Vacca Agusta «dopo Cogne», Garofano avrebbe dovuto possedere la macchina del tempo. Conclude Belpietro: «In effetti Garofano, vent’anni fa, cambiò le regole della comunicazione, per lo meno di quella delle investigazioni». Semmai le cambiò un quarto di secolo fa. [7 ottobre 2026]
• Numero. Titolo dal Sole 24 Ore: «Se anche in Italia aumenta il numero di chi soffre la fame». Formulazione goffa. «Di chi» obbliga a tradurre mentalmente: «Il numero di coloro che soffrono la fame». Ma il lettore ha già pagato 2,50 euro per evitarsi questo sforzo. Non ci sembrano pochi. [22 ottobre 2026]
• Nessun. Occhiello da L’Economia, supplemento settimanale del Corriere della Sera, in una pagina su Generali: «Il gruppo triestino ha in gestione un patrimonio vicino ai mille miliardi di euro e una rete estera che nessun’altro ha». Orrore! Al maschile, nessun è la forma tronca di nessuno, non una forma elisa: si scrive perciò «nessun altro», «nessun uomo», senza apostrofo. L’elisione della vocale, segnalata dall’apostrofo, avviene solo con il femminile: «nessun’altra», «nessun’industria». [5 ottobre 2026]
• Esametro. Pasquale Chessa sul Messaggero: «Nelle Bucoliche ammoniva Virgilio: “Amor vincit omnia” (L’amore vince su tutto: e noi cediamo all’amore)». In realtà, nel verso 69 della decima Bucolica si legge «Omnia vincit amor», primo emistichio di un esametro dattilico: «Omnia vincit amor; et nos cedamus amori». [11 ottobre 2026]
• Età. Incipit della rubrica Divieto di sosta, a firma di Massimo Onofri, sulla prima pagina di Avvenire: «Mircea Eliade (1907) – romanziere e grande storico delle religioni – scrive in La prova del labirinto (1978)...».
Quel «1907» lascia supporre che lo storico delle religioni rumeno sia tuttora vivente, alla bella età di 119 anni. Che dire? Ha avuto un radioso avvenire. (Eliade morì 40 anni fa, quindi Onofri avrebbe dovuto scrivere «1907-1986», come d’uso nelle note biografiche). [16 ottobre 2026]












