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FRECCERO PUFFO - "QUELLA SERA IN CUI DELL' UTRI DISSE ALL'OSTE: "È INUTILE CHE FRECCERO SI AFFANNI A LAVORARE, TRA POCHI MESI LO MANDERANNO VIA DALLA RAI" – E ‘’IL FOGLIO” LO SBERTUCCIA: “IL PUFFO DELLA RIVOLUZIONE TV”

1. "QUELLA SERA IN CUI DELL' UTRI MI SFRATTÒ DALLA RAI"

Intervista di Luca De Caroli a Carlo Freccero per “il Fatto Quotidiano”

 

FRECCERO E BISIGNANIFRECCERO E BISIGNANI

Lo specchio di quegli anni è la prima pagina del Fatto di oggi (ieri, ndr). Su otto antiberlusconiani non c'èn eppure un politico: e questo spiega molto". Il neo consigliere del cda Rai, Carlo Freccero, fu uno dei grandi epurati da viale Mazzini, reo di dare spazio a voci sulla lista nera del Caimano.

 

Perché Renzi equipara berlusconismo e antiberlusconismo?

Perché nella sua ottica opporsi a B. è stato come opporsi alle riforme. Non a caso, il vero esordio da presidente del Consiglio lo ha fatto con il patto del Nazareno. Il problema è se queste riforme hanno fatto e fanno bene al Paese. E il passo successivo è ammettere che la sinistra ha accettato il berlusconismo e il suo liberismo esasperato, cercando di trarne frutti. Si sono opposti solo di fronte agli eccessi.

Carlo Freccero Carlo Freccero

 

Non fecero granché quando scoppiò la bufera per la puntata di Satirycon del 14 marzo 2001, in cui su Raidue Daniele Luttazzi intervistò Marco Travaglio su L' odore dei soldi, il libro che raccontava l' origine dell' impero di Berlusconi. Lei era il direttore di rete...

Da sinistra non solo non mi difesero, ma mi boicottarono. Mi ricordò che assieme a Michele Santoro invitammo l' allora premier di centrosinistra Giuliano Amato all' ultima puntata de Il Raggio Verde. Rifiutò sdegnato: "In quella rete non metto piede".

 

Era diventato un paria.

freccero freccero

La notte stessa della puntata di Satirycon i consiglieri Rai si scatenarono contro di me.

L' allora presidente della Vigilanza, Mario Landolfi di An, fece una nota verso mezzanotte: "Freccero va allontanato e il programma va subito chiuso". Il primo comunicato a mia difesa arrivò solo la mattina dopo, da Articolo 21.

 

Ore complicate.

Mi telefonarono gli amici, tutti: "Carlo, dopo questa non ti faranno più lavorare in tv".

 

Raccontano che ai piani alti ci fosse grande irritazione anche per le imitazioni del programma satirico L' Ottavo Nano. Conferma?

Una sera ricevetti una telefonata: "Scusi tanto, sono Silvio Berlusconi, non dovete più fare la parodia di Bossi, è troppo". Si riferiva a Corrado Guzzanti che lo imitava nei panni di Hannibal Lecter, il cannibale de Il Silenzio degli innocenti.

 

Carlo Freccero e Marco Giusti Carlo Freccero e Marco Giusti

E lei che rispose?

Fui secco: "Figuriamoci se dico a Guzzanti di interrompere quella splendida parodia".

Attaccò subito. Ma devo essere onesto: non sono certo che fosse davvero Berlusconi.

 

N on provò a richiamare quel numero?

No, e neanche chiesi informazioni. Finì così. Sono rimasto con il dubbio.

 

Nessun contatto certo con Berlusconi in quegli anni?

Mai. Ma sapevo che il mio destino era segnato.

 

Qualcuno glielo disse in faccia?

grasso fazio freccero PANORAMAgrasso fazio freccero PANORAMA

Le racconto un altro episodio. Luglio 2001, mi trovo a cena in un noto ristorante romano con Marco Giusti e Thomas Torelli per discutere del documentario Bella Ciao. A un tratto vedo entrare Marcello Dell'Utri. Lui mi nota, poi si avvicina all' oste e gli dice: "È inutile che Freccero si affanni a lavorare, tra pochi mesi lo manderanno via dalla Rai".

 

Previsione azzeccata.

Mi cacciarono a inizio 2002. Agostino Saccà, appena arrivato, non volle neppure ricevermi. E per cinque anni dovetti stare lontano dalla Rai. Mi recuperò Adriano Celentano, e gliene sono ancora molto grato. Facemmo assieme Rockpolitik.

 

DELLUTRIDELLUTRI

Un successo.

Enorme. Approfittammo del fatto che c' era un direttore generale provvisorio, e quindi eravamo più liberi. Ma l' allora direttore di Rai Uno, Fabrizio Del Noce, disse che non era responsabile dei contenuti del programma.

 

Ora è nel cda di viale Mazzini. Alla Rai vede lo stesso servilismo verso Renzi di quello verso il Berlusconi che fu?

Tale e quale.

 

Sincero: non teme di essere fatto fuori in tempi brevi?

È un timore che ho avuto. La mia difesa saranno il lavoro sui dossier e la trasparenza.

FILM DEI PUFFI FILM DEI PUFFI

Diffonderò tutte le notizie che riterrò necessario, ad eccezione delle informazioni di politica industriale che vanno preservate. Sarà il mio scudo.

 

2. FRECCERO PUFFO

Maurizio Crippa per ''Il Foglio''

 

Il fuori sincrono è di quelli che inceneriscono, “le cose più geniali che ha fatto Freccero nella sua carriera sono state mettere i Puffi contro la programmazione di RaiUno”, la laconica intelligenza che ci sta dietro è di quelle che fanno godere. Quanto ci manchi, Enrico Ghezzi? Fortuna che qualcuno ogni tanto lo intercetta, fuori dall’etere, come ieri in Calabria il giornale online 21 righe. Non una battutaccia, solo un giudizio spassionato buttato lì, che inchioda in un frame-stop vita, arte e miracoli di Carlo Freccero.

 

carlo freccero  6carlo freccero 6

E forse pure la sua nuova vita (la seconda? La quinta? Gliene auguriamo altre sette) da profeta grillino della televisione pubblica e, va da sé, trasparente (“la mia difesa saranno il dossier sul lavoro e la trasparenza. Diffonderò tutte le notizie che riterrò necessario, ad eccezione delle informazioni di politica industriale che vanno preservate. Sarà il mio scudo”).

 

Nuova vita, del resto, la più improbabile tra quelle che il guru della televisione che fu ha già vissuto. Nominato il 4 agosto nel cda Rai, in quota senza stipendio, su designazione dei Cinque stelle, anche se lui fa la casta diva: “Io vado avanti per cavoli miei, eh. Io non sono teleguidato da nessuno”. (Che, uno come lui dovrebbe saperlo, è una battuta buona solo in bocca al telecomando).

 

ciccio valenti e giuseppe cruciani a tiki takaciccio valenti e giuseppe cruciani a tiki taka

In realtà Freccero è da un pezzo, da un pezzo prima, che s’è trasformato in un castigamatti per ogni argomento buono all’antipolitica. Un Rodotà applicato all’etere, un Salvatore Settis del bene comune audiovisivo. Dei vecchi tempi non ha perso la ghirba impunita e fumantina. La domanda a tradimento di Giuseppe Cruciani sul perché fosse lì sui divani Mediaset di Tiki Taka, invece di fare l’ospite al programma della sua ditta, la Rai, era, ammettiamolo, sgangherata. Eppure lui se l’è presa moltissimo, eccheccacchio! “Io sono libero di andare dove mi pare. Mica sono un dirigente o un impiegato della Rai”. E guai a toccargli il curriculum: “Me ne frego. Il mio curriculum è superiore a quello di tutti gli altri: se vuole glielo mando”.

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Chissà se ci metterebbe, come gli riconosce Ghezzi, anche il gran successo di aver dato “il via al mattino e al pomeriggio sentimentale, dando un grandissimo contributo al successo delle reti di Berlusconi”. Non proprio una mammola, non proprio un fiore di Via del Campo, insomma uno di quelli che la verginità l’hanno persa da piccoli, ed è per questo che gli facciamo chapeau. Ma il suo jemenfouttisme spalmato sul nuovo e puro di cuore di castigamatti, ci azzecca poco.

 

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Eppure imperversa, nella nuova vita da Giovanna d’Arco delle antenne, dove essere contro il Cavaliere vale quanto essere contro Renzi. Soprattutto, è questo che conta. Come ieri, con improbabile e decontestualizzata intervista di Luca De Carolis al Fatto, il cui senso stava nel titolo appiccicato, “Quella sera in cui Dell’Utri mi sfrattò dalla Rai” (ah, il martire dell’editto bulgaro) e nella domanda numero penultima, giù in fondo: “Alla Rai vede lo stesso servilismo verso Renzi di quello verso il Berlusconi che fu?”.

 “Tale e quale”.

 Controprogrammazione. Coi Puffi.

 

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