fulvio abbate tommaso zorzi

DA ''RICCANZA'' A STRONZANZA: RITRATTO DI TOMMASO ZORZY BY FULVIO ABBATE - ''SONO ENTRATO NELLA CASA DEL 'GF VIP' CONVINTO DI RIUSCIRE A RACCONTARE QUALCOSA DEL MIO MONDO, RESTITUENDO COSÌ AGLI ALTRI PARTE DEL MIO SAPERE, ANCHE UN GRAMMO DI IRONIA. AMMETTO DI ESSERMI SOPRAVVALUTATO, CONVINTO CHE IL TALENTO UMANO POTESSE ABBATTERE IL MURO DEL SILENZIO ACEFALO DELLE “NUTRIE” INDIFFERENTI A QUALCOSA CHE NON SIA COLAZIONE, PALESTRA, CIBO, LITI, SCAZZI, BATTUTE PENOSE, NUOVA LITE SUI POSTI A TAVOLA, PIGIAMA E PREGHIERA SERALE, COSE DA SABBA AL 'BILLIONAIRE'''

 

Fulvio Abbate per www.ilriformista.it

FULVIO ABBATE

 

Dopo avere letto in rete un’istruttiva bio di Tommaso Zorzi, concorrente principino di Monte Napoleone presso il Grande Fratello Vip in corso d’opera, spermatozoo d’oro della migliore Milano glam, già protagonista, su Mtv, di Riccanza, format per sfigati in attesa d’ogni possibile pioggia dorata, lo ammetto, mi sono ritrovato ancora di più “comunista” di quanto non lo fossi divenuto già uscendo, eliminato, dalla Casa. La sostanza emotiva ultima che mi ha fatto raggiungere l’ambito trono di spade trotskiste sormontato dalla bandiera rossa risiede esattamente in questa frase che consegna plasticamente il pedigree subculturale ulteriore del Zorzi: «Tommaso ha studiato a Londra ed è perfettamente inserito nel jet set italiano e internazionale. Da Settembre 2020 Zorzi diventa un concorrente ufficiale del Grande Fratello Vip 5.

 

fulvio abbate al grande fratello vip 1

Inoltre Zorzi ha da poco trasferito alla newco House of Talent i suoi diritti di immagine e del proprio posizionamento artistico. Questo di fatto rappresenta un unicum in Italia: in House of Talent investe la media holding “the Hundred”, che come leggiamo dal sito è una Venture Capital per i talent dell’online entertainment. The Hundred è la Media Holding italiana che investe in entertainer e ne finanzia la crescita. In pratica come ci sono coloro che finanziano e investono nelle startup, The Hundred investe nei talenti dell’entertainment e il loro primo investimento è proprio Tommaso Zorzi. Questo modello di business è molto in voga negli Stati Uniti» (sic).

 

Assimilate queste parole, ho pensato subito a me stesso, ai bookmakers che, fin da un istante prima che raggiungessi gli studi di Cinecittà, mi davano per sicuro morto, salma mediatica, anzi, garantivano che rispetto agli altri inquilini sarei testualmente “durato come un gatto in tangenziale”, subito passibile di eliminazione da parte del televoto. Così ragionando, ho ricordato una polemica tempo addietro avuta con Fedez e consorte Chiara Ferragni. Nero su bianco, lamentavo, da parte loro, messaggi di pura paccottiglia merceologica glam-pop.

tommaso zorzi

 

I commenti piccati dei fan, sostanzialmente esprimevano un solo concetto lindo: ma chi cazzo sei, tu che fai lo scrittore? Lo sai quanti milioni guadagnano ogni mese queste persone di cui ti permetti di parlar male?! Una risposta pronta a dimostrare quanto, in certo mondo giovanile griffato aspirante, appunto, alla “riccanza”, di più, alla stronzanza, il capitale delle idee va ritenuto irrilevante rispetto al capitale materiale, ossia monetario; immaginate carte di credito griffate “Louis Vuitton” e 730 “platinum plus”, con prenotazione obbligatoria.

 

Personalmente, sono entrato nella casa del GF vip convinto di riuscire a raccontare qualcosa del mio mondo, restituendo così agli altri ospiti parte del mio sapere, forse anche un grammo di ironia. Ammetto di essermi sopravvalutato, convinto che il talento umano potesse abbattere il muro del silenzio acefalo delle “nutrie” indifferenti a qualcosa che non sia narrazione strettamente necessaria, interna alla Casa: colazione, palestra, cibo, liti, scazzi, battute penose, nuova lite sui posti a tavola, pigiama e infine preghiera serale, cose da sabba al “Billionaire”. 

 

tommaso zorzi contro alfonso signorini 2

Sopravvalutavo anche i miei trascorsi, c’è stato addirittura un momento nel quale, nonostante la complicità a tiratura comunque limitata della contessa Patrizia, unico punto luce di ironia nell’intero condominio, mi sono dovuto vergognare degli anni in cui, metti, avevo aperto un conto rateale all’Einaudi, primo libro acquistato: Marcuse, Eros e civiltà. Se solo me ne avessero dato il tempo, avrei pure voluto raccontare di quando proprio Marcuse, l’amico Herbert, dovette consolare il collega Theodor W. Adorno, dopo che questi, era il 1969, si trovò contestato da tre studentesse a seno scoperto. Evidentemente, nel bagaglio del marxismo, perfino nella sua variante Scuola di Francoforte, mancavano gli enzimi per rintuzzare la ribellione giovanile accompagnata dalla nudità liberatoria.

 

FULVIO ABBATE

E anch’io, ammetto, dentro la Casa mi sono sentito triste, solitario e alla fine, proprio come Adorno. Non voglio però farla troppo lunga, certe cose le ho già dette ampiamente nei giorni scorsi, una volta fuori. Intanto mi resta di far brillare Trotsky e la sua rivoluzione permanente di nuovo nel mio cuore, sì, lo so il discorso è più complesso, infatti non ho dimenticato l’episodio di Kronstadt, cioè la repressione da parte del potere bolscevico dei marinai del Baltico, tuttavia un grande cero devozionale alla sua cara memoria ho dovuto comunque accenderlo per rispondere alle “nutrie”. Nominando Trotsky torna subito in mente la pittrice messicana Frida Kahlo, di cui quest’ultimo fu sincero e tenero amante, rispettando in anticipo i dettami sentimentali che decenni dopo Fabio Concato avrebbe illustrato in un brano di sicuro successo.

 

Molti lo ignorano, ma il “Profeta disarmato” era davvero fissato con la fica; racconta il suo segretario, Jean van Heijenoort, futuro logico-matematico, già militante della Quarta Internazionale laggiù in Messico, che pur di avvicinare una bella dirimpettaia, nottetempo, l’ex fondatore dell’Armata rossa utilizzava una scala, così da scavalcare il muro di cinta della casa fortificata di Coyoacán per raggiungere la preda, inutili le raccomandazioni delle guardie del corpo, lì a fargli notare quanto mettesse a repentaglio la sua stessa incolumità, agevolando i sicari di Stalin; alla fine sarà Ramon Mercader, prozio di Christian De Sica, ad assassinarlo con un colpo di piccozza sul cranio.

tommaso zorzi

 

Ecco, il tema Frida Kahlo, nel condominio del “Grande Fratello” non ho fatto in tempo ad affrontarlo, ho parlato, sì, di Pollock e di De Kooning con la Gregoraci, peccato però che Eli ignorasse tutto di Robert Motherwell, un gigante della pittura astratta… Ma su Frida Kahlo, mito iconico contemporaneo, caro pure a Madonna, neppure una parola; sono convinto che lo stesso Zorzi, il prediletto dal mercato degli influencer Tommaso, con il suo background colmo di paccottiglia pop, certamente ne sarà fan.

 

Alle “nutrie” della Casa avrei spiegato che quest’ultima è un dettaglio insignificante nella storia dell’arte del secolo trascorso, e sono certo che sarebbe stata una battaglia inutile, persa, poiché, come recita un proverbio siciliano appreso dall’amico Dario Evola, docente di estetica: “A lavàrici ‘a tiesta o scieccu, si perdi timpu e grana”. Inutile pretendere di fare lo shampoo all’asino. Alla fine d’ogni storia, devo ringraziare Marco Lodola, artista luminosissimo, che ha realizzato proprio per me, come fosse un ex voto miracoloso, un ritratto di Trotsky in plexiglas e alogene, come d’abitudine nei suoi lavori.

 

tommaso zorzi 4

Il vecchio Leone appare in mezzo a un circo di personaggi che, come nel girotondo finale di “8½” di Fellini, mostra tutta la vita del mondo in un giorno, da Marylin ai Beatles, da Petrolini alla ragazza delle “Gitanes”, da Bowie-Aladdin a 2Pac a Mussolini e Evita Peron, almeno però, nel mezzo di un simile ininterrotto défilé ad ampio spettro popolare di massa giunge anche Trotsky, con la idea di rivoluzione, altro che l’orgoglio stronzo della sospirata “riccanza”. Essere orgogliosi che nessuna società di comunicazione spettacolare investirebbe un solo mezzo centesimo su di te; parafrasando uno slogan del maggio parigino 1968: “Siamo tutti indesiderabili”. Ma soprattutto orgogliosamente felici di esserlo. Siamo il nuovo proletariato impresentabile nella soap glamour.

 

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