sordi fallaci

DIVI FALLACI - SEDUTTORE E SPARAGNINO, IN UN LIBRO IL RITRATTO-INTERVISTA DI ALBERTO SORDI BY ORIANA - “NON SONO TIRCHIO. HOLLYWOOD? SO BENISSIMO D'ESSERE UN PERSONAGGIO ITALIANO - TUTTI ME VOGLIONO MORTO, VOGLIO DIRE CONIUGATO. MA IO MI SON SEMPRE GOVERNATO DA SOLO. POI C'HO LE SORELLE CHE MI CUCINANO. LE DONNE D'OGGI? MI TERRORIZZANO. DOPO UN PO' MI DICO: ODDIO CHE VOLE, QUESTA? ODDIO 'NDO MI TRASCINA?" - VIDEO

Esce «L' Italia della dolce vita», una brillante antologia di reportage sulle star degli anni Cinquanta e Sessanta

 

Ecco una Oriana Fallaci che metterà d’accordo tutti. Esce oggi L’Italia della dolce vita (Rizzoli, pagg. 352, euro 20) antologia di articoli scritti per L’Europeo negli anni Cinquanta e Sessanta. Per gentile concessione qui pubblichiamo uno stralcio del capitolo Divi accessibili e bravi borghesi. Nel volume, la giornalista racconta l’epoca d’oro di Via Veneto, a Roma, del Lido di Venezia e di Capri. È una rassegna di gente di cinema, artisti, nobili decaduti e borghesi in ascesa.

SORDI FALLACISORDI FALLACI

 

La Fallaci ritrae Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Gina Lollobrigida, Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni, Pietro Germi, Sofia Loren e tanti altri, fino a comporre un quadro vivace. Accurata nella ricerca delle fonti, per nostra fortuna Oriana Fallaci si dimentica di essere una giornalista non appena si attacca alla macchina per scrivere. La cronista scrupolosa fa spazio alla scrittrice a tutto tondo, e si vede. Raramente capita di leggere reportage costruiti come racconti e scritti in un italiano cristallino senza essere lezioso o retorico. È questo il miglior libro postumo della Fallaci.

 

Estratti del libro “L’Italia della Dolce Vita” di Oriana Fallaci pubblicati da “il Giornale”

 

Certe cose, che ad Hollywood costano mesi di lavoro a un press agent, a Cinecittà sono prive di calcolo.

Quella devozione patriarcale è sincera, né vuole accontentare il conformismo del pubblico.

SORDISORDI

 

Del resto, quel padre di famiglia per cui Arthur Miller si mette in viaggio, sa benissimo che l' uomo più popolare del cinema italiano non è lui. È uno scapolo di trentotto anni, dalla faccia grassoccia, gli occhi rotondi, le labbra un po' dispettose: inarrivabile nel far ridere il prossimo. Il giorno in cui egli accettò di sostenere una parte drammatica, quella di un prete che muore, il pubblico si sentì defraudato. Non ha nulla in comune con i due più diretti rivali fuorché il fatto d' essere un divo che poteva nascere solo in Italia. Inoltre non è arrivato al successo per caso. Era fatale che ci arrivasse perché è un attore d' istinto.

 

Da ragazzo, doppiava la voce di Oliver Hardy. Oggi riesce a girare anche dodici film in un anno, è forse l' attore più ricco di Cinecittà (anche perché amministra con esasperante saggezza i suoi molti milioni) e nessuno potrebbe negargli la patente di divo sebbene viva in una vecchia casa di affitto in Trastevere (inutile dirlo, con le sorelle), non possegga auto da corsa, non abbia fama di Gran Seduttore. Si chiama «Eh, eh! Alberto Sordi, Madame. Enchanté».

 

ORIANA FALLACI COVERORIANA FALLACI COVER

Poi ci ripensa: «Vraiment enchanté». (Da quando frequenta i salotti della high life italiana nessuno sfugge alle sue presentazioni in francese). Poi ci ripensa ancora: e mi fa il baciamano. Infine batte i tacchi, si gratta sinceramente impacciato la nuca, si mette a sedere e ordina una granita e un caffè.

 

Il caffè è per me, la granita è per lui. «Chiariamo subito, Madame, che la granita la piglio perché mi piace: tirchio non sono. Io la conosco questa voce che circola. Chiariamo subito che se volessi potrei comprarmi il locale. Non lo compro perché non mi va. In questo momento mi va la granita». Il locale cui allude è la Casina Valadier. Lo incontro qui perché sostiene di avere perso le chiavi di casa.

 

In realtà non ha voluto che ci incontrassimo nella vecchia casa in Trastevere perché capisce che non è degna di un divo; e quella nuova non è ancora finita. «Io per la casa, Madame, son sempre stato ambizioso. E quella lì è un affarone. Sul monte Ora (bel nome, eh?), di fronte a Caracalla, nella zona archeologica dove sta il suo editore. Eh, eh! La comprai due anni fa a un prezzo irrisorio. Oggi costerebbe un miliardo. Mamma mia, che casa! È così grande che da principio credevo fosse un convento. Ma l' ho fatta rifare, Madama mia, da undici stanze ho ricavato un salone.

 

ORIANA FALLACIORIANA FALLACI

Così, una spolveratina, ed è bell' e pulito. Sennò lo immagina, la servitù? Io il maggiordomo non ce lo voglio. Piglia soldi come un ministro, magari ruba o fa la spia agli agenti del fisco. Vatti a fida'. Il mio appartamento è piccino: una cameriera basta a ordinarlo. Quello delle sorelle è ridotto. Le sorelle possono governarlo da sé. Una spesa da fare, è il giardiniere coi cani: se vengono i ladri. Sceglierò un pensionato, magari vecchio, dalle pretese modeste. Quando inauguro ogni cosa, la invito. Un ricevimentino alla buona, s' intende». (Sono passati due mesi, ma l' inaugurazione non è ancora avvenuta. È così conveniente la sua casa in Trastevere: Sordi non si rassegna a lasciarla).

 

 

Il divo è vestito con un doppiopetto color grigio fumo molto bello. Il conto del sarto non lo spaventa. «Lei mi capisce, un attore si deve cambia'. E poi il sarto mi fa un prezzo speciale». Lo accompagna il suo segretario ed è venuto con l' automobile. Il segretario è magro, senza cravatta e sta sempre zitto. Non ha chiesto nemmeno la granita o il caffè. L' automobile è la Millenove che Sordi vinse al Rallye del cinema insieme al Pegaso d' oro.

 

ALBERTO SORDIALBERTO SORDI

«Un chilo d' oro, Madame. Io la gara la feci per vincere, mica per regalare pubblicità alla donna che mi accompagnava. Così, ora, di macchine ne ho due e la Mercedes (quella l' avevo comprata, come si fa?) resta sempre in garage. Beve benzina che non le dico.

 

A volte mi chiedo: si sciuperà a stare in garage? Così ingrano la marcia e le faccio pigliare una carezza di sole. Le sorelle non sanno guidare. Aurelia e Savina sono donne all' antica.

E poi preferiscono andare in tranvai. Se non fosse pel pubblico, preferirei anch' io andare in tranvai. Sono un sempliciotto. Ma, lei capisce, la posizione».

 

ORIANA FALLACIORIANA FALLACI

Sordi vuota fino all' ultima goccia il bicchiere della granita, medita un poco col segretario per decidere se deve prenderne un' altra, decide di no, gli farebbe male allo stomaco, dà una ripassatina al bicchiere per accertarsi che sia proprio finita e si direbbe che stia recitando. Invece no, non recita mai senza contratto, escluso quando partecipa alle serate dei nobili. «M' invitano a cena, m' invitano alle crociere, con le belle donne che vestono bene, i bei camerieri coi guanti puliti, come faccio a rifiutarmi?

 

Mi alzo, scatto, e compio questo dovere» ridacchia. E i suoi occhietti acutissimi, che vedono tutto e capiscono ancora di più, mi fissano per accertarsi che non gli chieda una esibizione gratuita, è intelligente, non si esibisce mai a caso. A Hollywood per esempio non ha mai recitato, «perché so benissimo d' essere un personaggio italiano, e laggiù perderei ogni colore». Poi si interrompe: ha visto passare una rossa.

 

ORIANA FALLACIORIANA FALLACI

«Bellina» dice, e aggiusta il colletto, poi le sorride. La rossa restituisce il sorriso. Sordi palpeggia il nodo della cravatta. La rossa vuole l' autografo e Sordi glielo concede. La rossa dice che spera di vederlo a Venezia. Sordi si fa un poco serio. La rossa spiega che andrà a Venezia, con mamma e papà. Sordi le porge la mano perché se ne vada: si sente insidiato. Tre anni fa, per un incontro del genere, poco mancò che finisse all' altare. La ragazza era tedesca, tentò il colpaccio inviando a Roma i suoi genitori perché gli spiegassero che volentieri lo avrebbero accettato per genero. Fu il segretario, che in certi casi diventa un parlatore forbito, ad affrontare il pericolo.

 

Sordi, preso dal panico era fuggito in Svizzera. «Noi» disse usando il pluralis majestatis che nel segretario di un divo fa fino «nutriamo per la vostra gentile figliola una cordiale amicizia, ma non abbiamo mai preso in esame l' eventualità di assumere un ruolo più impegnativo. Del resto siamo troppo oberati di lavoro per sposare vostra figlia».

ALBERTO SORDI UN AMERICANO A ROMA STENOALBERTO SORDI UN AMERICANO A ROMA STENO

 

Il problema di prender moglie è sempre tormentoso in un divo che è scapolo. Ma per Sordi rasenta l' angoscia. «Vede, Madame, tutti me vogliono morto, voglio dire coniugato. Ma anzitutto io mi son sempre governato da solo, ho le abitudini: come giocare a carte con gli amici fidati che, son sicuro, non barano. Poi ci ho le sorelle che mi stirano le camicie, cucinano bene e sostituiscono perfettamente la moglie che magari non sa stirare e pretende la cuoca. Poi queste donne d' oggi, così ardimentose, mi terrorizzano. Dopo un poco mi dico: Oddio che vole, 'sta donna? Oddio che fa'? Oddio 'ndo mi trascina?. La porto a fare una passeggiata e mi trascina su un precipizio e se resto indietro mi urla: Codardo!. Io non sono codardo, sono indolente. Ma l' indolenza mia non è viltà». La sua voce diventa triste.

ORIANA FALLACI 9ORIANA FALLACI 9

 

«Mica la rifiuterei una moglietta. Tutte le volte che incontro una donna la guardo dicendo a me stesso: Guardala bene, Alberto. Che sia questa qui?.» Mi guarda bene: «Lei è sposata? No?». Tossisce impaurito.

 

«E poi c' è il problema economico. Mettiamo ad esempio che sposo una ricca. Quella si mette a spendere, abituata com' è. Mettiamo che sposo una povera. Quella fa economia ma si lamenta: E il povero padre mio 'sta roba nun la mangia e te sì. E il povero fratello mio è senza lavoro e tu no. Insomma mi tocca mantenere la sua famiglia. E le tasse? Sono un fiscalista nato e sto zitto. Ma la moglie, se non è fiscalista? Vatti a sposa'!

Quella parla».

 

silvana mangano alberto sordisilvana mangano alberto sordi

Poi si interrompe fissandomi con sgomento. «Ma lei scrive. Scrive tutto! Poi me lo pubblica. Mamma mia, che ho fatto! Stia bonina, Madame. Lei mi rovina. Io facevo per ridere. Nun so' mica così. Non facciamo scherzi, Madame, io sono un omo tranquillo. Ma guarda in che guai vado a ficcarmi per esser gentile». E si allontana nella notte per raggiungere Mario Bonnard che lo aspetta per giocare a scopone.

CITAZIONE ALBERTO SORDICITAZIONE ALBERTO SORDI

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