robert crumb

"ELON MUSK È SOLO UN BAMBINO-UOMO CON UN MUCCHIO DI FOTTUTI SOLDI E UNA LIEVE FORMA DI AUTISMO. TENETELO LONTANO DAL POTERE POLITICO!" - ROBERT CRUMB, LEGGENDARIO DISEGNATORE, È STATO IL PRIMO A RACCONTARE L'ALTRA FACCIA DELL'AMERICA E, PER QUESTO È STATO "CANCELLATO": "RAPPRESENTAVO L’INETTO SMIDOLLATO REIETTO CHE SEDUCE LE GIGANTESCHE DONNE DELLE CAVERNE. ROBA MALATA. ERA COME STUZZICARE LE PROPRIE NEVROSI" - IL SESSO: "LA MAGGIOR PARTE DEGLI UOMINI VUOLE 'SCOPARE' SENZA AVERE IMPLICAZIONI ROMANTICHE" - LE TEORIE COMPLOTTARE: "I MASS MEDIA SONO UNO STRUMENTO DEI GRUPPI DI POTERE CORPORATIVO E FINANZIARIO IL CUI INTENTO PRIMARIO È POSSEDERE TUTTO, INCLUSA LA VOSTRA MENTE" - LE DROGHE PSICHEDELICHE: "BISOGNA ESSERE PRONTI A RICEVERE QUESTA ESPERIENZA. ALTRIMENTI SI RISCHIA SOLO DI DARE DI MATTO"

Estratto dell'articolo di Luca Valtorta per "Robinson – La Repubblica"

 

fumetti di robert crumb 6

Quando l’ho conosciuto, non parlava mai. Disegnava e basta, tutto il tempo. Era catatonico e l’unica voce che aveva era la penna. Mia madre, quando lo conobbe, pensò che avesse qualche problema. Che dire? In effetti è... un po’ inquietante, no? Da quando viviamo nello stesso posto e conosce le stesse persone da molti anni, è un po’ più comunicativo, ma ancora oggi, quando parla con chi non conosce davvero bene, si irrigidisce completamente».

 

«Uh, non sono inquietante, e comunque anche per questo sono un soggetto molto interessante per un film»: questo è il dialogo tra Aline Kominsky e il marito Robert Crumb, tratto dal film omonimo di Terry Zwigoff del 1994: considerato un capolavoro, girato nel corso di nove anni, ha vinto vari premi e ritrae in modo intimo la vita, le ossessioni e la famiglia disfunzionale del disegnatore.

 

Crumb è una leggenda vivente, il padre indiscusso del fumetto underground americano, con personaggi iconici come Fritz il gatto, Mr. Natural, riviste come Zap Comix e illustrazioni-culto comeKeep on Truckin’ (“Non mollare”), diventata simbolo del movimento hippie (ma da lui odiata). Crumb, insomma, non solo ha smascherato le ipocrisie della società statunitense, ma con il suo tratto inconfondibile ha cambiato il mondo del fumetto trasformandolo in qualcosa di profondamente diverso: un medium in grado di raccontare la società e i suoi cambiamenti.

 

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Proprio a causa della sua onestà brutale e delle spietate esplorazioni visive delle proprie nevrosi e fantasie sessuali, in passato è stato duramente attaccato, finendo per subire una sorta di “cancellazione” culturale ben prima che il termine diventasse di uso comune. Oggi Crumb vive ritirato a Sauve, un piccolo paese nel sud della Francia, dove di recente ha dovuto affrontare un doloroso lutto, la scomparsa della moglie e a sua volta autrice Aline Kominsky-Crumb. [...]

 

Da dove arriva la sua “ossessione” per il disegno?

«Non so. Mio padre ha prestato servizio nei marines nelle isole del Pacifico nel 1944, ma con un fucile, non con una matita, e non aveva alcuna inclinazione artistica. Mia madre era una casalinga dipendente dalle anfetamine. La mia influenza da piccolo è stata mio fratello maggiore Charles, che aveva un’ossessione totale per i fumetti e i cartoni animati. Max, il minore, disegna e dipinge ancora in uno stile personalissimo e ben definito. Charles ha smesso di disegnare a vent’anni, quando si è immerso sempre di più nella pura scrittura prima di suicidarsi».

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Nel documentario “Crumb” di Terry Zwigoff si vede una famiglia segnata da traumi profondi: l’arte le ha davvero salvato la vita o è una formula troppo semplice per spiegare una storia così complessa?

«Sì, fare fumetti e disegnare mi ha letteralmente salvato la vita: era l’unica via d’uscita che vedevo da un ambiente estremamente alienante e deprimente. Nella tarda adolescenza ho spesso contemplato il suicidio. Ero cronicamente depresso e pieno di autocommiserazione. L’unica cosa che mi restava era fare fumetti sui quaderni di scuola.

 

Mi interessavano l’arte, la letteratura e la musica, ma questo non mi tirava fuori dal buco nero in cui mi sentivo intrappolato. Miracolosamente, intorno ai 25 anni, i miei fumetti hanno iniziato ad attirare l’attenzione degli hippie e, all’improvviso, le ragazze hanno iniziato a trovarmi attraente...».

 

Detestava i vari bulli o i “jocks”, gli sportivi?

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«Certo che disprezzavo i bulli e i palestrati al liceo, e anche in seguito, quando lavoravo a Cleveland e vivevo vicino all’università. Andavo nei ritrovi degli studenti e mi sedevo da solo, innamorandomi a distanza delle ragazze e osservando i ragazzi delle confraternite nella loro fastidiosa esuberanza. Erano i futuri leader aziendali d’America. Ero anche ferocemente invidioso perché avevano fidanzate bellissime, mentre io non ne avevo nessuna; mi sentivo poco attraente, avevo zero fiducia in me stesso. Sapevo di essere un artista di talento, ma questo non mi dava sicurezza con le ragazze».

 

[...] Da dove le viene la passione per le donne “in carne”?

«Non lo so, me lo dica lei! Di certo non so spiegarlo. Perché alcuni uomini trovano attraenti le donne molto magre? Però forse può essere che il complesso di inferiorità di cui parlavo prima abbia influenzato persino il mio impulso sessuale, dato che mi sono fissato con il “conquistare” dalla corporatura possente, come testimoniano molti dei miei fumetti dagli anni Settanta fino ai Novanta.

 

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L’inetto smidollato reietto che seduce le gigantesse o enormi e irsute donne delle caverne eccetera: roba malata e contorta, ma oh, quanto mi divertivo a disegnare quelle fantasie! Un po’ come grattare e stuzzicare le proprie nevrosi, come si farebbe con una crosta o un brufolo. Non ho la minima idea di cosa ne abbiano ricavato le persone leggendoli: di sicuro ho perso il 99 per cento delle lettrici, anzi, il 99,9 per cento».

 

E oggi invece è diverso?

«Le cose stanno cambiando. Non so perché: c’è una nuova generazione di giovani donne che, in qualche modo, non è infastidita da quel tipo di rappresentazioni presente in alcuni di quei miei vecchi fumetti. Sono stato “cancellato” letteralmente per circa dieci o quindici anni, e comunque per molte di loro sono ancora sgradito».

 

È vero che lei non è mai stato geloso?

«Sì, è vero; non lo sono. Aline pensava fosse perché sono lievemente autistico e non provo sentimenti umani normali. Forse aveva ragione. Spesso sento di non essere come gli altri esseri umani, la maggior parte almeno, di non essere di questo pianeta e di essere stato mandato sulla Terra in forma umana per una sorta di missione».

 

Oggi le persone fanno meno sesso di un tempo?

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«Non so se fanno meno sesso. So che fanno meno figli. L’aumento della popolazione sta iniziando a stabilizzarsi. C’è una previsione secondo cui entro il 2100 la popolazione umana inizierà a diminuire, a calare! Wow! La comunità degli affari non è contenta di questo sviluppo, può starne certo. Riguardo ai rapporti sessuali, è vero che la gente ne ha meno di prima? Mi chiedo come i sondaggisti siano giunti a una simile conclusione.

 

Ho letto alcuni articoli che attribuiscono questo fenomeno alle sostanze chimiche e alle plastiche presenti nell’ambiente, che influenzerebbero gli ormoni di tutte le creature viventi, compromettendo la potenza sessuale e la fertilità in tutte le specie.

 

Ci sono persino meno insetti adesso. Microparticelle di plastica e molecole di sostanze chimiche sintetiche sono nei corpi di tutti gli esseri viventi. Non c’è modo di fermarlo. Non c’è alcun grande movimento per cessare la produzione di contenitori di plastica come le bottiglie d’acqua. Io ho smesso di bere acqua dalle bottiglie di plastica».

 

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Il suo nuovo lavoro, “Paranoia”, parla di varie teorie della cospirazione, dal Covid al “Deep State”. Però lei sembra molto ironico anche nei propri confronti e nei confronti delle proprie ipotesi: si sente paranoico?

«Beh, diavolo, sì! Prendo in giro me stesso nei fumetti, ma la paranoia è reale. Non so come una persona informata possa non essere paranoica. Le persone che mi accusano di “abbracciare teorie del complotto” credo non siano bene informate.

 

La maggior parte della gente ingoia passivamente enormi quantità di propaganda diffusa dai mass media, che — ammettiamolo — sono uno strumento dei gruppi di potere corporativo e finanziario il cui intento primario è possedere tutto, inclusa la vostra mente! Se questo suona paranoico, beh, mi dispiace dirlo, ma credo fermamente che sia vero».

 

Tornando al mondo di ieri e alla libertà sessuale: non pensa che negli anni ’70 la sessualità implicasse anche un tipo di esplorazione spirituale, il desiderio di sentirsi connessi con l’altra persona e la volontà di comprendere l’altro sesso o gli altri sessi, mentre oggi tutto sembra codificato e mercificato?

«Beh, non sono così sicuro di essere d’accordo. Non posso parlare per le donne e per come vivono il sesso, ma per buona parte degli uomini che ho conosciuto, “scopare” non aveva implicazioni molto romantiche.

 

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Era, ed è, perlopiù una glorificazione romantica della spinta animale a “connettersi” fisicamente, a vincere la resistenza della femmina. Pochi uomini ci riescono con successo e fanno sesso con molte donne, mentre la maggioranza deve accontentarsi di una sola, che devono sposare per avere un accesso garantito all’atto sessuale».

 

In effetti nelle sue storie lei prende molto in giro tutta una serie di personaggi maschili, a partire proprio dal famoso “Fritz il gatto”, che si ammantano di grande sensibilità e fingono di avere grandi problemi esistenziali, ma in realtà mirano a una sola cosa.

«Esatto. E quanto alla “mercificazione” del sesso, la prostituzione non è chiamata “il mestiere più antico del mondo” per niente. Gli uomini pagano per il sesso fin dagli albori della “civiltà”. Tutte le grandi città e persino i piccoli centri avevano intere zone dedicate ai bordelli e ai locali annessi dove si potevano rimorchiare ragazze. Molti di questi distretti urbani del peccato erano piuttosto estesi, isolati e isolati di case chiuse e saloon. Con il controllo delle nascite e giovani donne sempre più indipendenti nelle società moderne, la prostituzione è diminuita e le ragazze possono scegliere».

 

Per lei, quindi, non c’è una minor pulsione sessuale?

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«Forse la pulsione sessuale si sta spegnendo semplicemente perché, man mano che le persone diventano più raffinate grazie al benessere, scoprono di poter soddisfare i propri bisogni sessuali con la fantasia e la pornografia, il che le libera dai rischi del rituale di corteggiamento, dal dover uscire e incontrare membri del sesso opposto sul posto di lavoro, a scuola o attraverso i legami familiari. Nelle società opulente non è più inevitabile che i figli e le figlie si accasino e facciano figli, anche se tutte queste vecchie usanze sono ancora vive e vegete in molte società».

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L’idea del sesso unito all’amore è solo una sovrastruttura romantica?

«Penso che molto del vecchio romanticismo avesse a che fare con i rigidi controlli che esistevano ancora nelle classi medie e alte del mondo occidentale, dove i giovani dovevano passare attraverso un sacco di elaborate pantomime prima di poter avere un qualsiasi tipo di contatto fisico tra di loro. Questo accadeva meno nelle classi lavoratrici. Inoltre, i ruoli maschili e femminili erano molto diversi.

 

Al giorno d’oggi, tutti indossano magliette e jeans. Le donne svolgono attività atletiche più o meno come gli uomini, sono pressoché autonome e libere di andare e venire come credono senza la protezione maschile — almeno nel mondo occidentale — molto meno in altre parti del mondo, come, per dire, in Iran o in Afghanistan. Gesù, quanto chiacchiero…».

 

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Per molti, San Francisco e la rivoluzione psichedelica sono stati un orizzonte di liberazione a cui ispirarsi: era davvero così? In uno dei suoi fumetti racconta alcune esperienze con l’Lsd: che cosa le hanno dato?

«Sì, era davvero così. Pensavamo che stesse nascendo un mondo nuovo, di essere parte di un grande salto quantico nella consapevolezza umana. E quanto siamo rimasti disillusi in seguito! L’Lsd è stata effettivamente importante. Come ha detto John Lilly, il pioniere degli esperimenti con le droghe psichedeliche:

 

“È mia ferma convinzione che l’esperienza di stati superiori di coscienza sia necessaria per la sopravvivenza della specie umana”. Sono sicuro che abbia assolutamente ragione, e le sostanze psichedeliche possono certamente portarci a questi stati superiori, ma bisogna essere pronti a ricevere questa esperienza. Altrimenti si rischia solo di dare di matto. C’è ancora un mucchio di karma da smaltire: sulla Terra stiamo ancora annaspando in questa palude». [...]

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Il suo guru, Mr. Natural, oggi sembra profetico: che cosa ne pensa dei vati tecnologici come Elon Musk?

«Elon Musk non è un “guru” né un vate, ma solo un bambino-uomo con un mucchio di fottuti soldi con cui giocare e una lieve forma di autismo, proprio come me. Tenetelo lontano dal potere politico!».

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