roberto savi francesca fagnani uno bianca

“DIETRO LA UNO BIANCA C’ERANO I SERVIZI. FURONO LORO A DIRCI DI UCCIDERE” – ROBERTO SAVI, EX POLIZIOTTO A CAPO DELLA BANDA DELLA UNO BIANCA, STRAPARLA A “BELVE” E FA INCAZZARE I FAMILIARI DELLE VITTIME CHE GIUSTAMENTE INSORGONO: “SE CI FOSSE UN COINVOLGIMENTO DI QUEL GENERE, SAVI DOVREBBE DIRLO AI MAGISTRATI, NON IN TV” – LA PROCURA DI BOLOGNA RIAPRE LE INDAGINI E FRANCESCA FAGNANI PARLA DI "NOTIZIA IMPORTANTE. AI FAMILIARI DELLE VITTIME VANNO IL NOSTRO RISPETTO E LA NOSTRA VICINANZA" - NICOLA BORZI: "VERGOGNA TOTALE CHE LA RAI DIVENTI MEGAFONO DI CRIMINALI SENZA PIETÀ..."

https://www.raiplay.it/video/2026/05/Roberto-Savi---Belve-Crime-05052026-bdad050c-e697-4161-88e4-958b3f54edd8.html

 

dal profilo Facebook di Nicola Borzi

 

La banda della Uno bianca fu un'organizzazione criminale italiana che, nell'Emilia-Romagna e nelle Marche, tra il 1987 e il 1994 commise 103 episodi criminosi (soprattutto rapine a mano armata), provocando la morte di 24 persone e il ferimento di altre 115. Il nome della banda fu coniato dalla stampa nel 1991 nonostante sia stato accertato che i banditi abbiano utilizzato effettivamente una Fiat Uno bianca in soli 17 episodi.

 

roberto savi francesca fagnani belve crime

Il 4 gennaio 1991, poco prima delle 22, nel quartiere Pilastro di Bologna, una pattuglia dell'Arma dei Carabinieri fu trucidata dalle pallottole del gruppo criminale su una Fiat:  Otello Stefanini, 22 anni, Andrea Moneta, 21 anni, e Mauro Mitilini, 21 anni, furono massacrati a colpi di armi da guerra e finiti con un colpo alla nuca.

 

Come nel caso di Garlasco, anche in questo caso ci sono vittime e famiglie devastate. Per la Banda della Uno Bianca parliamo di 24 morti innocenti. Ma tutto finisce in pasto a programmi tv vergognosi che fanno audience e incassi pubblicitari, propalando le versioni degli assassini, aumentando la diffusione di teorie incontrollabili, rendendo sempre più difficile il lavoro dei magistrati e degli inquirenti.

 

La trasmissione Belve Crime di Francesca Fagnani, ieri sera su Rai2, ha dato spazio alle parole di Roberto Savi, il capo degli assassini.

 

roberto savi

Concordo al 100% con le famiglie delle vittime: è una VERGOGNA TOTALE che la tv pubblica finanziata dal canone dei cittadini diventi il megafono per dei criminali senza pietà e senza coscienza che parlano dal video di esecuzioni sanguinarie come fossero scherzi, spargendo sale su ferite aperte di famiglie straziate da atti barbari.

 

Dov'è la Commissione di Vigilanza Rai che tanto strepita sul giornalismo d'inchiesta, quello vero? Dov'è l'Ordine dei giornalisti?

 

Vergogna su Fagnani, vergogna sulla Rai. 

 

Fagnani, 'importante la decisione dei pm di Bologna di sentire Savi'

'Siamo contenti che il nostro lavoro offra un contributo alla verità'
(ANSA) - BOLOGNA, 06 MAG - "La decisione della Procura di Bologna di voler ascoltare nuovamente Roberto Savi è una notizia importante. Siamo contenti che il nostro lavoro giornalistico possa offrire un contributo utile all'accertamento della verità, una verità a cui tutti hanno diritto, a partire dai familiari delle vittime, a cui vanno il nostro rispetto e la nostra vicinanza". Così Francesca Fagnani, commenta la decisione della Procura di Bologna di ascoltare Roberto Savi in seguito all'intervista rilasciata a Belve Crime, andata in onda ieri sera su Rai2.

 

LA RABBIA DEI PARENTI DELLE VITTIME

Federica Nannetti per il "Corriere della Sera" - Estratti

 

A guidarli e a dire loro chi uccidere ci sarebbero stati i servizi segreti. Anche nel caso dell’armeria di via Volturno, a Bologna, dove il 2 maggio 1991 vennero uccisi la titolare Licia Ansaloni e il carabiniere in pensione Pietro Capolungo. Non lo dice a parole, ma lo dice con la sua espressione. E annuisce.

 

fratelli savi

Lui è Roberto Savi, ex poliziotto, a capo della banda della Uno Bianca con i fratelli Fabio e Alberto, anch’egli poliziotto; criminali che in sette anni e mezzo — tra il 1987 e il ’94 — fecero 23 morti e oltre cento feriti tra Bologna e la Romagna, assaltando caselli autostradali, supermercati, banche e uffici postali.

 

Tra le vittime, anche altri membri delle forze dell’ordine, come i tre carabinieri trucidati il 4 gennaio 1991 al Pilastro. Roberto Savi, condannato all’ergastolo e da 32 anni in carcere, non ha mai parlato se non a processo, dando pure versioni discordanti; ma sulla presenza di «manovratori», ha sempre negato.

 

Ieri sera, invece, intervistato da Francesca Fagnani a Belve Crime su Rai 2, ha dato una versione diversa: quella all’armeria non sarebbe stata una rapina, sarebbero stati i servizi segreti a commissionare l’esecuzione di Capolungo e sarebbero stati gli stessi Servizi a proteggerli, almeno inizialmente.

roberto savi belve crime 2

 

«Ma va là, la rapina. Chi va a rapinare pistole?», dice davanti alla telecamera arrivata nel carcere di Bollate. E del resto di armi, i Savi, ne avevano in quantità. «Vi hanno chiesto di eliminarlo?», chiede Fagnani in riferimento a Capolungo.

 

È qui che Savi fa cenno di sì.

 

«Qual era il motivo?». «Lui era ex dei servizi particolari dei carabinieri. Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera». E i contatti con gli 007, stando alle rivelazioni di ieri, sarebbero stati frequenti: «Ogni tanto venivamo chiamati. Facciamo così; e facevamo così», aggiunge l’ex poliziotto.

roberto savi belve crime 1

 

E poi, ancora: «Tutte le settimane passavo due o tre giorni a Roma». «Con chi parlava?».

«Eh, con chi parlavo... Andavo per parlare con loro». «Loro chi? I Servizi?», chiede sempre Fagnani. «Ma sì… Insomma, quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere».

 

Che la verità dei fatti possa essere diversa da quella accertata nelle aule di giustizia e che la banda possa aver agito con la complicità di altri lo pensano anche i familiari delle vittime, tanto che gli avvocati dell’associazione, Alessandro Gamberini e Luca Moser, con un esposto hanno fatto riaprire le indagini.

 

La Procura di Bologna, al lavoro su due fascicoli, chiederà di acquisire il girato della puntata e a Savi se vorrà farsi interrogare: le sue dichiarazioni verranno vagliate, senza tralasciare l’ipotesi che stia parlando per avere benefici o mandare messaggi a qualcuno, anche perché uno dei filoni d’indagini riguarda l’armeria.

roberto savi belve crime 6

 

Tanta l’indignazione dell’associazione dei familiari delle vittime, presieduta dal figlio di Pietro, Alberto Capolungo, che il prossimo 9 maggio terrà il discorso per la giornata dedicata alle vittime del terrorismo: «Mio padre non faceva parte dei Servizi dell’Arma; è falso — le sue parole —. I Servizi, poi, avrebbero ordinato di ammazzarlo proprio in quanto membro dei Servizi? Non sta in piedi». In ogni caso, se ci fosse un coinvolgimento di quel genere, Savi «dovrebbe dirlo ai magistrati, non in tv». (...)

 

 

 

 

 

roberto savi belve crime 5

 

roberto savi belve crime 4

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