LA ROMA DEI GIUSTI - “GIORNI FELICI”, IL FILM CHE SUSANNA NICCHIARELLI HA TRATTO DALL’OMONIMA GRAPHIC NOVEL DELLA GIOVANE FUMETTISTA SALERNITANA ZUZU, È UN CURIOSO ESPERIMENTO A PIÙ MANI. TUTTE FEMMINILI - NELLA GRAPHIC NOVEL C’ERA UNA UNICA REGIA. QUI È TUTTO TRIPLICATO. PERCHÉ OLTRE ALLA VISIONE DI ZUZU E DELLA NICCHIARELLI C'E' QUELLA DELLA PROTAGONISTA, CARLOTTA GAMBA - ANCHE SE LE TRE VISIONI DIVERSE FANNO CRESCERE LA COMPLESSITÀ DEL PERSONAGGIO, IL PASSAGGIO DALLA CARTA DISEGNATA AL FILM FA PERDERE ALLA STORIA LA TENSIONE ARTISTICA DELLE TAVOLE DI ZUZU - UN’OPERAZIONE DI GRANDE INTERESSE, ALMENO È QUALCOSA DI ORIGINALE… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Meglio il film o il libro? Anzi, in questo caso, meglio il film o la graphic novel? Non devo dirlo io, lo devono dire i lettori e i tanti fan dei libri e delle tavole di Zuzu, alias Giulia Spagnulo, giovane fumettista salernitana cresciuta allo Ied di Roma, che con la sua seconda graphic novel, “Giorni felici”, sorta di diario autobiografico in salsa isterico-fantasy, si è vista tra i finalisti del Premio Strega.
Cosa perlomeno inconsueta. Ancora più inconsueto fare di quella graphic novel, con tutte le stravaganze poco adattabili al cinema dal vero, anzi al cinema dal vero al femminile italiano post-morettiano, un film e non un film animato, ritenuto probabilmente troppo costoso.
Presentato alla Festa del Cinema di Roma oggi, “Giorni felici”, il film che la Susanna Nicchiarelli di “Cosmonauta”, “Miss Marx”, “Nico”, “Chiara”, ha tratto dall’opera di Zuzu, ma col suo aiuto per la sceneggiatura, è un curioso esperimento a più mani. Tutte femminile. Per fortuna.
Da una parte ci sono il testo e le tavole di Zuzu, con la sua fragilità esibita mischiata a erotismo, col suo dosare la teatralità della Winnie beckettiana del “vero” Giorni felici con l’eccesso animalesco che fa esplodere i sentimenti della sua protagonista. In pratica, quando ha un desiderio sessuale o qualcosa che ha a che vedere con la sua sessualità, le spuntano i canini, le mani diventano zampe, arrivano delle ali bianche e le spunta una codona dove devono stare le code.
Da un’altra parte c’è regia e l’idea di cinema di Susanna Nicchiarelli, specializzata in ritratti di ragazze contro-corrente, eroine in un mondo di maschi padronali, sempre sul punto di schiantarsi in un abisso estetico/mistico/musicale/ideologico.
E, infine, c’è un altro punto di visto femminile. Quella della protagonista del film, Carlotta Gamba, non ancora trentenne, sensibile, bravissima protagonista di film come “L’albero”, “Vermiglio”, “Dostevskij”, “Gloria!”, che porta al personaggio di Claudia una carica di sensualità, ambiguità, malessere che forse con un cartone animato non sarebbe stato possibile.
Certo. Vederla nuda con la coda e i dentoni davanti a Riccardo Scamarcio, che fa il suo grande amore tossico, certo Giorgio, architetto quarantenne che suona il basso in un gruppo che fa cover dei Radiohead, rischia di diventare imbarazzante. Come vederla volare sopra Roma riempita di penne bianche e le ali spiegate.
Ma devo dire che è talmente attenta a non esagerare, a mantenere un certo distacco ironico dal “mostro”, che risulta sempre graziosa. Addolcisce la follia di quel che vediamo. Ora. Nella graphic novel, ovviamente, c’era una unica regia, e autrice della storia e personaggio protagonista si identificavano. Qui, è tutto triplicato. Perché oltre alla visione di Zuzu ci sono quelle della Nicchiarelli e della Gamba.
Anche se la storia, rimane, di fatto, quella del libro, con tanto di sdoppiamento nel “Giorni felici” di Beckett, e Claudia indecisa tra il vecchio amore tossico e il nuovo amore con un bravo ragazzo del nord, Bruno Orlando, che sta in Val d’Aosta credo per qualche cabala da film commission. Ma anche se le tre visioni diverse fanno crescere la complessità del personaggio, il passaggio dalla carta disegnata al film fa perdere alla storia la tensione artistica delle tavole di Zuzu.
Come già accadde a “La profezia dell’armadillo” di Zerocalcare in versione dal vero con Valerio Aprea truccato da armadillo e Simone Liberati come protagonista. Ridotte a film, per quanto la Nicchiarelli sia fedele alla graphic novel e si sforzi di ricostruire il mondo di Zuzu, per quanto Carlotta Gamba sia brava a mantenere l’equilibrio tra invenzione grafica e realtà, le storie sentimentali della protagonista, mi sembrano perdere la loro carica.
E tutto, perfino Beckett, si banalizza un po’ e perde la sua freschezza. Ma, ripeto, di fronte a un’opera che ha fan agguerriti e la sua giusta popolarità, non voglio esprimere giudizi. Trovo l’operazione di grande interesse, almeno è qualcosa di decisamente originale. E tutta al femminile. Chissà quando esce.



