1. UNA “S” CHE FA LA DIFFERENZA - PAOLINI HA DICHIARATO DI SENTIRSI UN NOVELLO PASOLINI. COME LUI AMA ADESCARE MINORENNI. “CI PORTAVA IN GIRO, CI PAGAVA PER FARE SESSO, COMPRAVAMO JEANS E RICARICHE. CI HA FATTO CONOSCERE I SUOI GENITORI” 2. I DUE RAGAZZI ROMANI (FOTO) CHE COMPAIONO NEI PORNO AMATORIALI ERANO FIERI DELL’AMICIZIA COL DISTURBATORE DISTURBATO, LA PUBBLICIZZAVANO PURE SU FACEBOOK 3. LUI FACEVA CAMPAGNE CONTRO LA PEDOFILIA E CONTRO CHI LO MOLESTÒ DA ADOLESCENTE. EPPURE FACEVA LO STESSO CON I DUE, VINCENDO LE LORO RESISTENZE SESSUALI A COLPI DI (POCHI) SOLDI: “IMPARA A RELAZIONARTI INTIMAMENTE CON UN UOMO” 4. ORA È IN ISOLAMENTO, CON PESANTE ACCUSA DI INDUZIONE ALLA PROSTITUZIONE MINORILE

1 - "LUI ERA FAMOSO, QUELLO DELLA TV CI PORTAVA IN GIRO CON LA SUA AUTO E PAGAVA PER FARE SESSO CON NOI"
Massimo Luglio per "la Repubblica"


«Era l'uomo della televisione... Uno famoso. Ci portava con la sua macchina, andavamo in giro, al bowling. Ma siamo stati anche a casa dei suoi genitori a prendere il tè... Suo padre ci ha insegnato quel gioco di carte da anziani, la briscola».

Parlano, davanti al pm Claudia Terracina, i due diciassettenni vittime degli abusi sessuali di Gabriele Paolini. Il "disturbatore televisivo", il "profeta del condom" che lanciava appelli in diretta contro la pedofilia ora è in carcere: in isolamento, per evitare le spietate ritorsioni dei detenuti sugli accusati di stupro e violenze sui minori. Le accuse contro di lui sono gravissime: induzione alla prostituzione minorile, diffusione di materiale pedopornografico, atti sessuali con minorenni.

Tutto eseguito con «freddezza, professionalità e abilità», come elenca il Gip Alessandrina Tudino nelle 12 pagine di ordinanza di custodia cautelare. «Per noi era un personaggio, ci vantavamo di essere suoi amici». Ascoltati in audizione protetta, con l'ausilio di uno psicologo, i due "bravi" ragazzi romani (uno studente di liceo, l'altro di un istituto tecnico), hanno ricostruito il legame nato in una chat e poi andato avanti per mesi.

Ma le vittime, secondo il pool investigativo coordinato dal procuratore aggiunto Monteleone e dal comandante provinciale dell'Arma, Luongo, potrebbero essere state molte di più. Nel frattempo, i militari del colonnello Cagnazzo hanno individuato la cantina dove il "disturbatore" incontrava i suoi giovanissimi amanti. Nessun ritrovamento eclatante, solo vecchi elenchi del telefono ma dal computer dell'arrestato potrebbe emergere qualcosa di molto più compromettente.

La denuncia che ha fatto scattare l'indagine è partita, il 25 ottobre, da un laboratorio fotografico di Riccione dove, quattro giorni prima, un altro laboratorio di via Nomentana, a Roma, aveva inviato alcuni file: 80 foto scattate da Paolini, un'autentica galleria degli orrori.

In seguito, in mano ai carabinieri sono finite altre 94 foto e 16 video «ritraenti il Paolini in atti sessuali con diversi giovani di età adolescenziale, tra cui i tre che, nel video, il medesimo chiama... », scrive il magistrato. I due ragazzi (a cui si aggiunge un giovane romeno già identificato dagli investigatori), compaiono in un video postato da Gabriele Paolini su YouTube l'8 agosto scorso: niente di scandaloso, solo una gita al mare.

Gli investigatori, a questo punto, hanno passato al setaccio il suo sito Paolininews it: di nuovo gli stessi, giovanissimi volti in atteggiamenti amichevoli con il 39enne, incubo dei giornalisti televisivi di tutta Italia. Per identificare le vittime degli abusi sessuali, i carabinieri hanno navigato sulle pagine Facebook dei due ragazzi.

Il social network è stato determinante in questa indagine telematica: alla fine, i diciassettenni avevano un nome e un cognome. Ragazzi puliti, che racimolavano qualche soldo per comprarsi jeans o giacconi firmati o per ricaricare il cellulare. «Gli esiti dell'attività investigativa fondano il ragionevole convincimento che l'indagato abbia compiuto atti sessuali continuati con minorenni, inducendone - mediante profferte di denaro progressivamente elevate tanto da indurre a prestazioni sempre più invasive - la prostituzione, formando di tali atti copioso materiale fotografico e video, evidentemente destinato alla divulgazione », aggiunge il Gip Tudino.

Una frase che riassume il senso delle accuse. Ovvero: l'induzione alla prostituzione, nel caso dei minorenni, scatta quando un adulto riesce a vincere la loro resistenza con offerte di soldi o altri mezzi di persuasione più o meno subdoli. Imputazione che non coinvolge, invece, i clienti delle due baby-squillo romane.

Non ci sono intercettazioni nelle carte dell'indagine ma dialoghi estrapolati dai video girati da Paolini stesso. Molti sono irriferibili. Ecco uno dei più castigati. Paolini: «Abbiamo fatto trenta, girati un attimo» Dario (nome inventato): «No, no..». Paolini: «Fidati. Non faccio nulla, ma cosa pensi». Dario «No, no...». Paolini: «Ma non penso nulla» Dario «A 45 euro, allora».

In un altro filmato, Paolini riesce a vincere le resistenze di uno dei ragazzi verso i rapporti gay. «Sapendo quali sono i miei gusti... è proprio una cosa che a pelle ti dà fastidio? Magari fra un giorno o 10 anni relazionarti in maniera più intima con un uomo... ».


2 - QUEL GIORNO SOTTO LA REDAZIONE: "MI BATTO CONTRO LA PEDOFILIA"
Jacopo Iacoboni per "la Stampa"

Da qualche anno - almeno dal 2010, quando venne sotto la sede della Stampa e si denudò per lanciare, disse, «una battaglia contro la pedofilia» - Gabriele Paolini s'è convinto d'essere una reincarnazione di Pasolini. È tragico ma è così, parole sue. Fece uno show, scendemmo e ci parlammo, una specie di seduta analitica, e partì un suo torrenziale monologo che si concluse così: «Io farò la stessa fine di Pasolini, anch'io do fastidio e mi faranno fuori, prima o poi. Spero solo tra qualche anno, una decina d'anni».

È quasi come se avesse voluto anche la più terribile delle accuse che adesso gli verranno rivolte dai magistrati: quella di adescare minorenni, pagarli 50 euro per prostituirsi, e filmarli. Filmarli perché quello è stato sempre, innanzitutto, Paolini: la necessità di un pubblico. La realtà come rappresentazione nella quale alla fine non è che si raccapezzasse più granché.

Anche l'attore più mediocre dovrebbe conoscere il momento e il modo in cui lasciare la scena. Paolini no. Non sapeva più come uscirne né come rientrarci. E' stato, per anni, quello che sbucava col preservativo dietro ogni giornalista televisivo, ogni politico, in ogni evento para-mondano. È entrato nel Guiness dei primati perché è riuscito a raggiungere le 18765 comparsate rubate in tv, una mania assurta a triste controcanto di un'Italia politica deprimente eppure paradossalmente sovraesposta.

Se accettavamo in tv la sfilata dei nostri politici poteva pur starci dietro, pendant e controcampo, l'assurda icona di Paolini a rompere le scatole, patetico eppure comico, sempre con la sensazione e storie di disagio addosso, che lui raccontò così: «Fu la mia sorella a cui tenevo di più a farmi ricoverare sei giorni a Moncalieri nel reparto di psichiatria, nel 2007. Le ho chiesto sei milioni di euro di danni, uno per ogni giorno che m'hanno tenuto lì».

Sostenne che il padre una volta gli diede del «depravato» e «gli feci causa, papà era uno che quando vedeva i film di Alvaro Vitali alla tv copriva il televisore con le mani...». Arrivò a narrare di sé di presunte violenze subite a sua volta da bambino, «a tredici anni, da un prete, sulla spiaggia di Capocotta, stabilimento dar Zagaglia». Storie talmente romanzate da risultare più che dubitabili, naturalmente, ma questo per dire quale tipo di psicologia ci si spiattellava tutte le sere, quando lo vedevamo sbucare magari a Sanremo, o al tg1, o sulle reti del Cavaliere.

Sostenne che Rai e Mediaset combinavano e remuneravano le sue performance. «Tutti mi chiamavano, Mauro Mazza, Romita, Giorgino, persino Fede, al quale diedi del cornuto in tv; ricordate quando a Sanremo del ‘97 sbucai dietro la Carlucci e Magalli dal di dietro del cammello? Il lasciapassare me l'aveva dato un alto dirigente Rai. Antonio Ricci voleva farmi fare l'inviato di Striscia, ma io non sono un inviato, sono un situazionista».

Ovviamente tutto senza prove, il fatto è che negli anni è riuscito anche in cose ardue, varcare ogni servizio d'ordine del festival e apparire in tv in grembo a Baudo, presentarsi a un metro da Papa Giovanni Paolo II, avvicinare Madre Teresa. Oppure ottenere capitoli in libri colti di psicopolitica come quello di Filippo Ceccarelli, dove le sue celebri incursioni col preservativo vengono dettagliate assieme alle risposte - a volte da leggenda - dei politici.

Franco Marini di fronte all'arcano oggetto disse «che me ne faccio?», Cossiga «oh no, per carità, lo dia a qualcuno più giovane di me», D'Alema ovviamente «ce l'ho già». Frajese lo prese a calci. Magalli disse «magari l'avesse usato tua madre, ai suoi tempi...». Piccoli segni di un impazzimento pubblico, e di una psicologia che ci ha fatto anche mestamente sorridere e rischia di finire a piangere da sola.

 

 

Gabriele Paolini Gabriele Paolini Nando Colelli e Claudio Arciola Gabriele Paolini e Giada Da Vinci intervengono contro la Pedofilia Gabriele Paolini con la mamma gabriele paolini nudo sulla fontana SARA TOMMASI SEXY PER GABRIELE PAOLINI FOTO ANDREA ARRIGA NANDO COLELLI CON GABRIELE PAOLINI FOTO ANDREA ARRIGA MARA KEPLERO GABRIELE PAOLINI FOTO ANDREA ARRIGA LO SPOGLIARELLO DI GABRIELE PAOLINI FOTO ANDREA ARRIGA LO SHOW DI GABRIELE PAOLINI IN MEZZO ALLA STRADA FOTO ANDREA ARRIGA GABRIELE PAOLINI PARLA CON UN CANE FOTO ANDREA ARRIGA GABRIELE PAOLINI CON IL PRESERVATIVO PER SARA TOMMASI FOTO ANDREA ARRIGA GABRIELE PAOLINI CON IL MEGAFONO FOTO ANDREA ARRIGA

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