IL TAGLIO DELLA STAR! - LA STORIA DEL CINEMA ZEPPA DI CASI DI PERSONAGGI COMPLETAMENTE ELIMINATI DAI REGISTI AL MOMENTO DEL “FINAL CUT” – OLIVER STONE HA CANCELLATO UMA THURMAN DA “SELVAGGI” – MALICK, INCUBO DI HOLLYWOOD: HA SFORBICIATO GARY OLDMAN, BILLY BOB THORNTON, MARTIN SHEEN, VIGGO MORTENSEN, MICKEY ROURKE – E WOODY ALLEN HA FATTO FUORI NINO FRASSICA, NERI MARCORÈ E ISABELLA FERRARI, SURCLASSATI DAI DUE SECONDI DI GIULIANO GEMMA…

Giovanna Grassi per il Corriere della Sera

Uma Thurman ha ricevuto una telefonata in piena notte. Era Oliver Stone: il ruolo dell'attrice in Selvaggi era stato tagliato. «Siamo strumenti nelle mani di una macchina molto più grande di noi», commenta lei. Meglio è andata a un altro interprete, Emile Hirsch: parte ridotta della metà.

Altro film, altra storia. Rachel Weisz da tempo era indicata tra i protagonisti del nuovo «mistero» Malick. L'attrice premio Oscar, presentando The Bourne Legacy, a chi le chiedeva della partecipazione all'imminente Mostra di Venezia con To the Wonder ha dovuto ammettere mestamente: «Non ci sarò. La mia settimana di riprese al fianco di Rachel McAdams e Ben Affleck, del quale nel film ero la sorella, è stata eliminata. Noi attori nulla possiamo contro le decisioni del regista e pochi di noi possono pretendere nel contratto l'impossibilità di qualsiasi taglio».

È il final cut. Che garantisce al regista la versione definitiva del suo lavoro, senza interferenze degli studios e dei produttori. Celebri gli esclusi di Malick. Ironico, Gary Oldman, che sparì da The Thin Red Line (la stessa sorte toccò a Billy Bob Thornton, Martin Sheen, Viggo Mortensen, Mickey Rourke...) ha detto: «Adesso riapparirò con l'uscita di due o tre dvd». Più recente è il caso Sean Penn in The tree of life. Non del tutto cancellato, ma ridotto ai minimi termini. «Non avevo visto la pellicola prima del debutto a Cannes.

Mentre si spegnevano le luci in sala, non sapevo che cosa fosse rimasto di tutto il mio lavoro. E ancora adesso, ripensando all'opera di Malick, non mi è chiaro il senso dato a tutte le riprese e ai mesi di lavorazione». Come a dire che molto è stato tolto e che lui aveva del copione un'idea diversa. Ma perché tanti maestri del cinema sacrificano ruoli non sempre secondari? Oliver Stone ha spiegato così l'assenza clamorosa di Uma Thurman dopo che alcune foto di lei sul set già circolavano sul web: «La sua parte era quella della madre della protagonista. Le sequenze appesantivano la storia e ho pensato che era preferibile evocare la sua figura attraverso la ragazza».

Ridley Scott, che collabora spesso con il montatore Pietro Scalia, dice: «A volte durante il montaggio proprio nel dialogo con l'editor si arriva alla conclusione che certi personaggi non funzionano». Christopher Nolan: «È necessario avere prima una visione chiarissima dei ruoli dei diversi attori o si rischiano tagli dolorosi per tutti».

Dai casi recenti agli episodi del passato. Andy Garcia fu totalmente oscurato da Dangerous Minds con Michelle Pfeiffer. «Il regista John N. Smith mi disse che, al primo test, era stato il produttore Jerry Bruckheimer a dire che la mia parte era superflua, che il film doveva essere accorciato di una quindicina di minuti. Ne soffrii molto. Quella mia eliminazione mi spinse a diventare regista». Anche a Robert Pattinson capitò di sparire. Ma era sconosciuto quando interpretò il figlio di Reese Witherspoon in Vanity Fair di Mira Nair. La sua più lunga sequenza, oltre sei minuti, è oggi un cult su YouTube.

Mick Jagger, che ha una autentica passione per il cinema, ricorda spesso con dolore di essere uno degli «eliminati» celebri. «La fama e il carisma non contano quando un regista decide che sei di troppo». Il leader degli Stones ricorda Fitzcarraldo, anteposto a qualsiasi tour: «Tutto fu molto faticoso, ma ero entusiasta del mio impegno. Ci rimasi davvero male quando Herzog decise di far fuori me e Jason Robards. Gli chiesi per oltre un anno di darmi i miei materiali girati... Diceva che li aveva distrutti, tranne pochissimi fotogrammi che sarebbero stati utilizzati in un documentario».

È ormai nella leggenda di Hollywood l'assenza di Costner ne Il grande freddo. Era il 1983: certo Kevin non era ancora la star di Balla coi lupi. Ma del giovane attore sul grande schermo rimasero solo i polsi tagliati. La pensa come Andy Garcia: «Fu allora che decisi che sarei diventato, appena possibile, regista. In genere noi attori, specie all'inizio della carriera, non protestiamo, non facciamo causa. Ma ci sentiamo manipolati».
Giovanna Grassi

E Woody «massacrò» gli attori italiani

«Mi basterebbero due secondi, anche una particina da comparsa muta. Magari mi richiamasse». Così Nino Frassica (già all'attivo un cammeo in Somewhere, di Sofia Coppola) commentava ad aprile i tagli di Woody Allen in fase di montaggio, che avevano cancellato da To Rome with Love tutte le scene in cui compariva lui, nella parte di un idraulico vanitoso che si spacciava per il migliore d'Italia. Il film, cartolina romana in quattro episodi, annovera tra ruoli minori e comparse decine di attori nostrani: Roberto Benigni, Alessandra Mastronardi, Riccardo Scamarcio.

Tutti volevano esserci: «Per la medaglietta, così quando fai la lista dei registi con cui hai lavorato puoi mettere anche il suo nome», spiegava Frassica. Ma il director's cut è crudele: e così Ornella Muti compare per 20 secondi, Gianmarco Tognazzi per 10, Giuliano Gemma per 2. E nella lista dei «tagliati illustri», insieme a Frassica, ci sono anche Neri Marcorè e Isabella Ferrari.

 

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