SANTA MARIA NARDELLA - MENTRE IL NEO-SINDACO PRESENTA UN INCOMPRENSIBILE PROGRAMMA, PIAZZA SIGNORIA È DETURPATA DA TRE ANNI DA ORRIBILI FIORIERE DI PLASTICA CHE OSCURANO I CAPOLAVORI DEL RINASCIMENTO FIORENTINO

Tomaso Montanari per il “Fatto quotidiano

 

dario nardelladario nardella

“Approvare e individuare nel nuovo Piano di Gestione del Centro Storico di Firenze lo strumento efficace per incentivare l’interazione, la sinergia e il coinvolgimento multidisciplinare (olistico) dei soggetti che agiscono, modificano e valorizzano il patrimonio della città nei vari settori: dal recupero delle infrastrutture abbandonate o sottoutilizzate, alla rivitalizzazione degli spazi pubblici, alla gestione del turismo, della mobilità, dell’immagine della città e del suo spazio pubblico e nella gestione dei macro-cantieri”.

 

Questa incredibile supercazzola è l’unico punto dell’indigeribile Programma di Mandato appena presentato da Dario Nardella (neo sindaco, nonché assessore alla Cultura, di Firenze) che provi a spiegare (?) cosa si intende fare dello spazio pubblico monumentale della città nei prossimi cinque anni.

 

renzi porta a porta renzi porta a porta

IN ATTESA che qualcuno capisca, forse Nardella potrebbe liberare (olisticamente) Piazza della Signoria dalle oscene fioriere che la deturpano (olisticamente) da almeno tre anni. Sia la Fontana del Nettuno sia la cosiddetta ringhiera di Palazzo Vecchio sono infatti schermati da anni da una cortina di spelacchiate siepi in vaso. Quando era vicesindaco di Renzi, Nardella varò un regolamento per i luoghi di ristoro all’aperto per il quale “non sono ammesse essenze arboree al fine di recintare”. Ed è curioso che quello che non si può fare per un bar si possa fare in uno degli spazi più sacri della cultura occidentale.

   

Già, perché la ringhiera (o arengario) di Palazzo Vecchio, e cioè la larga pedana che corre lungo la facciata, è stata per secoli il luogo chiave della vita politica fiorentina. Qui i Priori della Repubblica scendevano a incontrare il popolo quando succedeva qualcosa di grave. Qua si dichiaravano la guerra e la pace. Qua, più tardi, il Granduca riceveva l’omaggio nel giorno di San Giovanni. Qua, soprattutto, furono posti il Marzocco, la Giuditta di Donatello e poi il David di Michelangelo: tutti segni della libertà civica e simboli di una plurisecolare partita per il potere. Ora nessun fiorentino e nessun turista può accedere a questo luogo mitico: glielo impedisce una rachitica siepe in vaso.

 

E i vasi – particolare grottesco – non sono di cotto, ma di volgare, tristissima plastica. Proprio qua, nella patria del cotto: all’ombra della Cupola rivestita di tegole, a pochi centimetri dalle statue più famose della storia dell’arte, e alla faccia delle fornaci dell’Impruneta e del marketing territoriale!

LE FIORIERE DI PLASTICA IN PIAZZA DELLA SIGNORIALE FIORIERE DI PLASTICA IN PIAZZA DELLA SIGNORIA

 

Ecco una missione urgente per i mitici Angeli del Bello, fondati da Renzi: accorrete con carriole e carretti e sgomberate Piazza della Signoria da quell’osceno mucchio di simil cotto in vera plastica! Sono almeno due secoli che la retorica della bellezza si mangia Firenze e il suo futuro. E Renzi (anche in questo, vecchio decrepito) è stato solo l’ultima incarnazione di questa immutabile litania.

 

“Bellezza” è una delle sue parole più ricorrenti. Una bellezza solo annunciata, però. Recensendo uno dei libri di Renzi (Stil novo) Paolo Nori ha scritto: “Mi sembra stranissimo, che in tutte le 193 pagine di questo libro sulla bellezza non sono riuscito a trovare una frase che mi sembrasse non dico bella, ben fatta”. Così come sembra strano che nella Piazza che Renzi, nel febbraio del 2012, voleva (demenzialmente) ripavimentare tutta in cotto, i vasi siano di plastica.

 

PIAZZA DELLA SIGNORIA PIAZZA DELLA SIGNORIA

Però, a pensarci bene, quei vasi falsi insegnano qualcosa. Un demenziale cartellone grida a caratteri cubitali che ci troviamo nella “piazza simbolo del nuovo Rinascimento italiano”: e allora prendiamo sul serio i simboli.

 

Per secoli la forma della Piazza della Signoria e il variare dei suoi arredi hanno permesso ai cittadini di capire la natura del potere che in quel momento dominava. E oggi ci aiutano a comprendere la classe dirigente che da Palazzo Vecchio ha spiccato il salto verso i palazzi di Roma.

 

Il palazzo del potere risulta inavvicinabile, a causa di uno sbarramento: e già questa è una bella lezione. Quello sbarramento è travestito da decorazione, sembra un aiuto e invece è un ostacolo: seconda, utile lezione. Infine, quella decorazione è pure falsa: terza lezione sulle sistematiche menzogne del “nuovo rinascimento” renziano.

 

Una simpatia di plastica, un governo di plastica, decisioni di plastica, riforme di plastica: un rinascimento di plastica. Se proprio non volessimo rimuoverli, quei vasi, potremmo scriverci sopra un verso del Figaro mozartiano: “Aprite un po’ quegli occhi, uomini incauti e sciocchi”.

 

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