TANTO FALSO MI FU QUEST’ERMO COLLE - SVENTATA LA TRUFFA DEL “TERZO” INFINITO DI LEOPARDI: IL MANOSCRITTO TAROCCO CHE STAVA PER ESSERE BATTUTO ALL’ASTA PER 150 MILA EURO ERA “UN PERFETTO FAC-SIMILE” - INDAGATI UN INSEGNANTE E UN BIBLIOTECARIO

Giuseppe Caporale per “la Repubblica

 

INFINITO RECANATIINFINITO RECANATI

Non c’è nessun terzo manoscritto autografo dell’ Infinito di Giacomo Leopardi. Quello che poche settimane fa era sul punto di essere battuto per 150 mila euro dalla casa d’aste Minerva Auctions di Roma e che la Regione Marche era anche pronta ad acquistare con denaro pubblico — pur di sventare la vendita di un bene di interesse culturale — è un falso.

 

«Un calco», «un perfetto facsimile», «intenzionalmente prodotto», come scrive la soprintendenza archivistica del Lazio in una perizia ora agli atti dell’inchiesta della Procura di Macerata che ipotizza una frode ai danni dei beni culturali italiani. Ed è proprio questa
perizia — firmata dall’esperta Maria Cristina Castiglione Humani — che ieri ha fatto scattare il sequestro del falso documento storico. I due promotori della vendita, Luciano Innocenzi (insegnante in pensione) e Luca Pernici (direttore di una piccola biblioteca comunale marchigiana) sono così finiti sul registro degli indagati.
 

MANOSCRITTO INFINITOMANOSCRITTO INFINITO

Secondo i carabinieri sapevano bene che il manoscritto era falso, tanto che lo stesso conte Leopardi Vanni — discendente del poeta e attuale responsabile della biblioteca di palazzo Leopardi a Recanati — li aveva avvisati che non era autentico.

 

Ma loro avevano già progettato di dividersi il guadagno in parti uguali e commissionato una perizia a due docenti dell’università di Macerata che ora rischiano di finire nei guai. Già perché il documento predisposto dal professor Marcello Andria “esperto di Leopardi” — secondo i carabinieri — attesta il falso, ovvero che quel documento “taroccato” è autentico. Invece è soltanto una copia.
 

LEOPARDILEOPARDI

«Appare opportuno evidenziare come le predette conclusioni del docente dell’università, tratte in un brevissimo lasso di tempo — scrivono gli uomini del generale Ignazio Mossa in una informativa consegnata alla Procura di Macerata — potrebbero far apparire le stesse funzionali non tanto all’accertamento dell’autenticità del documento, ma piuttosto ai tempi di commercializzazione dello stesso». Infatti, grazie all’atto firmato dal docente, i due promotori del “falso Leopardi” hanno portato avanti anche una trattativa con la Regione Marche con tanto di carte bollante finite ore negli atti d’indagine.
 

SIEPE LEOPARDISIEPE LEOPARDI

Innocenzi, ieri, interrogato dai carabinieri ha scaricato le responsabilità su Pernici: «acquistai nel 1995 un archivio dalla famiglia Servanzi Collio di San Severino Marche, legata alla discendenza del poeta. Sin dall’inizio aveva avuto forti perplessità circa l’autenticità del manoscritto. Poi un anno fa sono stato contattato da Pernici che, dopo aver visto il documento, aveva avanzato l’ipotesi che lo stesso fosse autentico ». Pernici invece ha messo a verbale davanti agli inquirenti che la biblioteca di Palazzo Leopardi era pronta a versare 500 mila euro per il manoscritto.
 

Di certo c’è che continuano ad esisterne soltanto due manoscritti autografi dell’Infinito: uno si trova all’interno di un quaderno delle Carte di Leopardi conservato nella biblioteca nazionale di Napoli, mentre l’altro è nel museo comunale di Visso, in provincia di Macerata.

dario franceschinidario franceschini

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