UN TRAVAGLIO PER BONAIUTI - ‘DOPO 18 ANNI A FARE LA FACCINA ESTASIATA A OGNI CAZZATA DEL CAV., HA TRASLOCATO LINGUA E BAGAGLI ALLA CORTE DI ALFANO NEL RUOLO DI STRATEGA. CIOÈ DI DIVERSAMENTE LECCANTE’

Marco Travaglio per ‘Il Fatto Quotidiano'

Fra i titoloni dei paginoni dedicati dai giornaloni alla notizia sconvolgente del passaggio di Paolo Bonaiuti da Forza Italia al Ncd, il migliore è senz'altro quello della Stampa: "Berlusconi non ricuce. E Bonaiuti diventa lo stratega di Alfano". La qual cosa conferma alle masse di fans alfaniani "che il vento comincia a girare dalla parte giusta". Le sedi Ncd in tutt'Italia sono state prontamente transennate 24 ore su 24 per arginare l'incessante afflusso di nuovi adepti, al seguito dell'ex ventriloquo berlusconiano, noto trascinatore di folle. Nato a Firenze nel 1940, giornalista del Giorno poi del Messaggero fino ai gradi di vicedirettore, Paolino Bonaiuti era molto di sinistra.

Ancora nel gennaio '94, quando Emilio Fede chiese le dimissioni di Montanelli dal Giornale perché non obbediva al suo (di Fede) padrone, Bonaiuti tuonò sul Messaggero in un editoriale dal titolo sarcastico "Va in onda la liberal-democrazia": "Dal pulpito di Rete4 è stata impartita ieri sera una lezione di intolleranza. Proprio mentre infuria la polemica su quanto sia favorito rispetto ai concorrenti un candidato alle elezioni che possiede tre reti televisive, l'invito di Emilio Fede a cacciare Indro Montanelli perché troppo autonomo è il primo esempio pratico del livello di ‘indipendenza' che potrebbe crearsi all'interno dell'impero di Berlusconi.

Questo episodio moltiplica l'inquietudine, perché lascia capire quanto potrebbe essere forzatamente massiccio e compatto il sostegno al Cavaliere degli organi di informazione del gruppo. Guai a chi si azzardasse a uscire, anche per un attimo, dal coro. La durezza dell'intervento, preannunciato proprio perché avesse maggiore risonanza, mostra lontane tentazioni da Minculpop e lascia sbigottiti... Resta da vedere se Berlusconi presterà orecchio a questi consigli. Speriamo che non lo faccia e si mostri del tutto estraneo all'iniziativa. Anche perché condividerla sarebbe mossa improvvida per chi si presenta come un campione della liberaldemocrazia".

Pochi giorni dopo B. mise alla porta Montanelli e due anni dopo Bonaiuti divenne il suo portavoce (e il suo sottosegretario a Palazzo Chigi). Per 18 anni, con la sua calotta color polenta da Mastro Ciliegia e la sua boccuccia a cul di gallina, è stato la sua ombra, sempre alle sue spalle a fare la faccina estasiata a ogni sua cazzata, a muovere la testa su e giù, a sottolineare anche con gesti manuali le meraviglie che uscivano da quella boccuccia, sempre pronto a giustificare le gaffe del capo, o a smentire e minimizzare quelle proprio indifendibili.

Quando il padrone finiva al San Raffaele, lui era la caposala e gli cambiava il pappagallo. La domenica, mentre il capo era fuori per i puttantour, riceveva i tg per rassicurare gl'italiani che tutto andava a meraviglia (il suo intervento chiudeva regolarmente l'album delle figurine nei "panini" di regime). Poi fu addirittura promosso a comparsa da talk-show, scudo umano pronto a difendere e a rivendicare tutto l'indifendibile."Le leggi ad personam nascono dai processi ad personam contro B", era uno dei refrain. E se la Consulta le bocciava era perché "è dominata dalla sinistra: 11 a 4!". Dati inventati, numeri a caso, statistiche e sondaggi di pura fantasia, come quando sparò che "il presidente Berlusconi ha un gradimento attorno al 70%" (14 maggio 2002). Infatti B. l'aveva appena messo a capo della "task force del governo contro gli aumenti dei prezzi" dopo l'arrivo dell'euro.

"Il Presidente Berlusconi non è intervenuto, non sta intervenendo e non interverrà nella vicenda Rai", giurava Polentina mentre B. occupava militarmente Viale Mazzini e ne cacciava Biagi, Santoro e Luttazzi. "È una bolla di sapone, finirà nel nulla", salmodiava a ogni sexy-scandalo del Cavaliere di Hardcore. E le tre strappone fotografate da Oggi sulle ginocchia dell'anziano latrin lover a Villa Certosa? "Delegate della federazione giovanile Pdl a una riunione politica alla presenza dei fidanzati". A volte, credendosi il capo del Minculpop, chiamava i giornali per bloccare notizie vere (tipo quando Scajola disse che Marco Biagi appena ucciso dalle Br era"un rompicoglioni") o protestare per commenti sgraditi (ne sa qualcosa De Bortoli per gli editoriali di Sartori sul conflitto d'interessi, e persino per le vignette di Giannelli). B. dava dei "pazzi, antropologicamente diversi dal resto della razza umana" a tutti i magistrati? "Solo battute in libertà, al limite del paradosso", spiegava Paolino.

Il Cavaliere rivelava di avere strappato a Helsinki l'autorità europea del cibo "rispolverando le mie arti di playboy con la presidente finlandese Halonen"? "Una carineria detta in clima festoso", chiosava il portacazzate.

Prodi vinceva d'un soffio le elezioni del 2006? "Abbiamo il Senato con oltre il 50% e 350 mila voti di differenza", vaneggiava il viceballista. Quando Previti finì a Rebibbia per ben tre giorni (su 7 anni e mezzo di condanna), anche lui partecipò al pellegrinaggio di italoforzuti nella cella del nuovo Pellico. E quando B. presentò una memoria piena
di balle in tribunale per farsi assolvere al processo Mills, emise una nota che non ammetteva repliche: "Le annotazioni del presidente B. imporrebbero, di per sé sole, la piena totale assoluzione".

Basta chiedere all'imputato: scusi, lei è colpevole o innocente? Innocente. Ah, beh, allora è assolto con tante scuse. Mai un plissè , un dubbio, un cedimento, un crampo alla lingua. Fino all'altro giorno, quando il suo ufficio a Palazzo Grazioli è stato sbaraccato senza avvertirlo e le sue cose, ammassate negli scatoloni, sono finite nel cortile. A quel punto non ci ha visto più, o meglio ha visto passare davanti ai suoi occhi gli ultimi vent'anni della sua vita, ed è emersa un'insanabile "divergenza politica". Con chi? Con se stesso. Ma lui l'ha superata con agile balzo traslocando lingua e bagagli alla corte di Alfano e degli altri "diversamente berlusconiani". Nel ruolo di "stratega". Cioè di diversamente leccante.

 

MARCO TRAVAGLIO FOTO ANDREA ARRIGA ISABELLA FERRARI CON MARCO TRAVAGLIO FOTO ANDREA ARRIGA Marco Travaglio bonaiuti e berlusconiPAOLO BONAIUTI

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