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PICCOLI FALLACI CRESCONO - “DEPORTIAMO I MUSULMANI”. E LA TV DEPORTA LUI - LICENZIATO ERIC ZEMMOUR, L’INTELLETTUALE CHE VUOLE “SVEGLIARE” I FRANCESI DALL’INCUBO DELL’ISLAMIZZAZIONE

1. DEPORTARE TUTTI GLI ISLAMICI" E LA TV LICENZIA IL PRESENTATORE - FRANCIA SPACCATA IN DUE DOPO IL LICENZIAMENTO DELL'INTELLETTUALE ERIC ZEMMOUR

Ivan Francese per “il Giornale”

 

zemmour il programma sulla radio rtlzemmour il programma sulla radio rtl

Il presentatore dichiara in un'intervista che i musulmani di Francia dovrebbero essere "deportati" per evitare "il caos e la guerra civile" e ventiquattr'ore dopo viene licenziato dalla televisione per cui lavorava.

 

Eric Zemmour è un personaggio di quelli che spaccano l'opinione pubblica: le sue prese di posizione sono nette, non lasciano spazio a ombre o dubbi interpretativi. Ne avevamo parlato in occasione del boom del suo saggio storico Le suicide français, che si era imposto in classifica staccando il bestseller della Trierweiler infarcito di gossip piccanti sul presidente Hollande.

zemmour i telezemmour i tele

 

Da tempo noto per le sue posizioni molto critiche nei confronti dell'immigrazione (lui stesso è di origini ebraiche ed algerine), da alcuni definite islamofobe e scioviniste, in un'intervista al Corriere della Sera, Zemmour ha ribadito molte delle sue estreme teorie politiche. L'immigrazione e il multiculturalismo sarebbero all'origine dei mali del secolo e del declino della società francese nelle sue istituzioni tradizionali: famiglia, Stato, lavoro, scuola.

 

eric zemmoureric zemmour

In Francia è subito (ri)esploso il dibattito sulla libertà di parola, con le associazioni anti-razziste e la sinistra che plaudono al licenziamento e il centrodestra (ma anche qualche esponente della gauche) che puntano il dito contro quella che appare come un'insopportabile censura.

 

La decisione dell'emittente I-Télé non è piaciuta nemmeno all'editorialista del Corriere Pierluigi Battista, che nel corsivo di ieri rivendicava la necessità della "libertà di criticare", giudicando la censura di Zemmour come "detestabile". Su Facebook, i sostenitori di Zemmour hanno immediatamente lanciato una petizione a favore della riassunzione dell'intellettuale: in poche ore sono già state raccolte oltre 12.000 firme.

 

 

contro zemmourcontro zemmour

2. IL “SUICIDIO FRANCESE” RACCONTATO DA ERIC ZEMMOUR È GIÀ UN BESTSELLER

Nicoletta Tiliacos per “Il Foglio” del 16 Ottobre 2014

 

Perfino il feuilleton autobiografico di Valérie Trierweiler ha dovuto cedere il primato nelle classifiche dei libri d’oltralpe all’ultimo pamphlet di Eric Zemmour: ebreo francese di origine algerina, campione del politicamente scorretto, opinionista del Figaro e animatore di trasmissioni radiofoniche di leggendaria irriverenza (in Italia, Piemme ha pubblicato il suo “L’uomo maschio”, critica della società “femminilizzata”, dove essere maschi è un disvalore così come lo è essere francesi di nascita rispetto all’immigrazione islamica).

pro zemmourpro zemmour

 

Uscito da una decina di giorni, “Le suicide français. Les 40 années qui ont défait la France” (Albin Michel, 544 pagine, 22,90 euro), viaggia al ritmo di cinquemila copie al giorno. In ottanta capitoletti, ognuno dedicato a un avvenimento significativo, piccolo o grande (l’uscita di un certo libro o di un film, così come l’approvazione di una legge o il Trattato di Maastricht) vi si ripercorrono gli anni dal 1970 al 2007.

 

pro zemmour pro zemmour

“E’ ora di decostruire i decostruzionisti”, dice Zemmour nell’introduzione. Vuole mostrare come l’epoca infelicissima attraversata dalla République (“République-Potemkin”, la definisce) sia dovuta alla vittoria, nei fatti e soprattutto nell’interpretazione dei fatti, delle istanze del Sessantotto.

 

Altro che “rivoluzione mancata”. A dettar legge da De Gaulle in poi, scrive Zemmour, è stato il “trittico: derisione, decostruzione, distruzione”, che ha minato “le fondamenta di tutte le strutture tradizionali: famiglia, nazione, lavoro, stato, scuola. L’universo mentale dei nostri contemporanei è diventato un campo di rovine. Il successo intellettuale delle scienze umane ha distrutto tutte le certezze. Come aveva previsto nel 1962 Claude Lévi-Strauss, ‘scopo ultimo delle scienze umane non è costruire l’uomo, ma dissolverlo’”.

 

islamici di franciaislamici di francia

Se è vero che la storia la scrivono i vincitori, afferma Zemmour, non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che in Francia la “rivoluzione mancata” ha stravinto. I rivoluzionari del Sessantotto non riuscirono a prendere il potere politico, ma quella disfatta solo apparente li ha salvati: “Lo stato fu salvato ma non la società” e anche se “il maggio del Sessantotto non è riuscito a rovesciare il regime, ha conquistato la Società a detrimento del Popolo”.

 

Scrive Zemmour: “La V Repubblica fu mantenuta, ma l’edificio era lesionato, minato dall’interno, reso un po’ alla volta inservibile (…) un’‘evoluzione delle mentalità’ condotta tambur battente ha svuotato a poco a poco della sua sostanza lo spirito della Repubblica gollista, nonostante siano rimaste intatte le apparenze istituzionali”.

 

contro l islamofobia in franciacontro l islamofobia in francia

Oggi, aggiunge l’autore, la Francia è visibilmente “il malato d’Europa”, alle prese con il declino, con la perdita di competitività e di prestigio delle sue istituzioni militari e diplomatiche, afflitta dal degrado “della scuola, della cultura, della lingua, del paesaggio, della sua stessa cucina”. Il luogo del delitto va dunque rintracciato nella storia di quei quasi quarant’anni che vanno dal 1970 al 2007, durante i quali si è consumata “una decostruzione gioiosa, sapiente e ostinata dei più piccoli ingranaggi che avevano edificato la Francia”.

 

Quella narrata in ottanta voci dal polemista è dunque la “storia di uno spossessamento assoluto, di una disintegrazione inaudita; di una dissoluzione nelle ‘acque gelide’ dell’individualismo e dell’odio di sé”, spiegabile con quello che l’autore definisce la “nostra passione smodata per la rivoluzione, che ci ha accecati e sviati. Ci è stato inculcato che la Francia è nata nel 1789, mentre aveva già più di mille anni dietro di sé”.

 

il libro di eric zemmour il suicidio franceseil libro di eric zemmour il suicidio francese

E poi c’è stato un prima e un dopo ’68. Un prima demonizzato come “bianco, patriarcale e xenofobo” e un esaltato dopo di una “Francia multicolore, aperta sull’Europa e al mondo, liberata delle sue catene ancestrali”. Una Francia “di tutte le liberazioni, di tutte le insolenze, di tutte le minoranze”.

 

fondamentalisti islamici in franciafondamentalisti islamici in francia

“Le suicide français” non risparmia né sinistra né destra. A quest’ultima, rimprovera la sudditanza intellettuale, produttrice di indifferenziazione, anche dal punto di vista economico ma soprattutto sociale, rispetto alla famiglia politica opposta. Da Pompidou in poi, anzi, sia sotto Giscard d’Estaing sia con Chirac, nessuna alternanza tra destra e sinistra ha segnato un cambio di rotta nella vague decostruzionista che, sempre per dirla con Zemmour, ha “disfatto la Francia”.

 

Dall’inizio degli anni Settanta in poi, il timore di essere denigrati e di apparire retrogradi e passatisti ha dissuaso dal mostrarsi critici verso quei cambiamenti “di società” che, del tutto minoritari, sono riusciti a spacciarsi per inevitabili. E’ per questa strada che si è arrivati in Francia al matrimonio gay e all’“Abcd de l’égalité” che contrabbanda la teoria del gender per “lotta agli stereotipi” nelle scuole, e anche alla “vittoria dell’internazionalismo sulle nazioni”.

 

fondamentalisti  islamici in franciafondamentalisti islamici in francia

Ad aver capito tutto prima di altri, scrive ancora Zemmour, era stato Jean-François Revel. Nel suo celebre “Né Marx né Gesù”, ebbe l’intuizione di una rivoluzione degli individui che sarebbe nata nelle università americane e sarebbe passata per la “morte del padre. Di tutti i padri”. E’ per questo che Zemmour il libro lo ha dedicato al suo.

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