LA VENEZIA DEI GIUSTI - “LA GENTE PUÒ CAMBIARE?”, È LA DOMANDA CHE SI PONE DI CONTINUO IL PROTAGONISTA DI “THE BASICS OF PHILOSOPHY”, ULTIMO FILM DI PAUL SCHRADER PRESENTATO STASERA FUORI CONCORSO – TUTTO GIRA, COME IN MOLTI FILM DI QUESTA EDIZIONE DELLA MOSTRA DI VENEZIA, SU UN POMPINO. UN POMPINO CHE DA GIOVANE MAESTRO DI PIANO IL PROTAGONISTA HA FATTO A UN 14ENNE E CHE HA SEGNATO LA VITA DI ENTRAMBI - È UN ALTRO DI QUEI FILM COSTRUITI INTERAMENTE O QUASI SULLA REPRESSIONE SESSUALE IMPOSTA DAI PADRI NEL NOVECENTO E SU UNA OMOSESSUALITÀ MAL VISSUTA CON SENSI DI COLPA E DOLORE CHE PIACCIONO TANTO A SCHRADER… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
“La gente può cambiare?”, è la domanda che si pone di continuo il protagonista dell’ultimo film di Paul Schrader, “The Basics of Philosophy”, presentato stasera fuori concorso con tanto di produzione esecutiva e appoggio totale del suo vecchio amico Martin Scorsese.
John Jorrisen, professore di filosofia all’Università di Ridgemont, interpretato da Jack Huston, nipote di John, pronipote di Walter Huston, può sentirsi cambiato, ma non riesce a uscire dal senso di colpa che lo ha accompagnato da tutta la vita. E l’unico che può davvero perdonarlo è sé stesso.
Tutto gira, come in molti film di questa edizione della Mostra di Venezia, su un pompino (come altro vogliamo chiamarlo?). Un pompino che da giovane maestro di pianoforte John ha fatto a un ragazzino messicano quattordicenne, Miguel, e che ha segnato la vita di entrambi. Per salvarlo dalla vergogna, il padre, Bill Pullman, gli ha imposto di studiare filosofia e di diventare professore, come avrebbe sempre voluto.
E, d’accordo col padre di Miguel, ha fatto studiare il ragazzo fino all’università e lo ha aiutato a costruire la sua vita professionale. Alla morte del padre, che ha segnato come fosse stato Dio la vita dei due giovani, John ritrova Miguel, diventato adulto, Daniel Zovatto. E decide di rivederlo. E lo cerca in un gay bar che sembra uscito da qualche vecchio film anni ’70.
Capisce di trovarsi davanti a una specie di doppio di sé, costruito anche lui dal padre, capisce che il suo orientamento sessuale non si è formato da quel lontano pompino, ma non riceve nessun perdono da Miguel. Dopo un incontro con marchettaro pericoloso, decide di sposare la fidanzata, Sofia Boutella in versione professoressa con capello biondo, sprecata. Lo vediamo anche scopare con lei dopo che lo abbiamo visto col marchettaro.
Sarà proprio Miguel a aprire gli occhi alla professoressa, non tanto per quello che può accadere a lei, ma a quello che potrebbe accadere a suo figlio, che ha 14 anni. In tutto questo John non solo lavora a un dotto libro su Spinoza, ma riesce purea vederlo in versione fantasma ai giardinetti. Ma, come da sempre insegna il calvinista Paul Schrader, solo la costruzione di una “moralità personale” lo potrà salvare.
Non vi spoilero il finale, che è costruito sui ragionamenti di Spinoza, ma che pone il protagonista davanti a scelte morali importanti oltre alle sue scelte irrazionali di pura passionalità sessuale. Ovviamente è un altro di quei film costruiti interamente o quasi sulla repressione sessuale imposta dai padri nel Novecento, senza andare oltre, su una omosessualità mal vissuta con sensi di colpa e dolore che piacciono tanto a Schrader.
Jack Huston, che ricordiamo con metà faccia in “Boardwalk Empire”, ha l’ambiguità giusta per il ruolo, ma non è ancora una star e non ci piace che preferisca scrivere il suo libro su Spinoza che scoparsi la fidanzata. Bill Pullman e Richard Gere fanno due fugaci apparizioni come veri maschi padroni.
Il Miguel Vasque di Daniel Zovatto, con baffoni, sembra più interessante di Sofia Boutella, favolosa ballerina algerina che Hollywood non riesce a trasformare in diva e umilia col capello da finta bionda di Largo Vigna Stelluti. Karl Glusman, il bono protagonista hard di “Love” di Gaspar Noé, ex di Zoe Kravitz, è Baruch Spinosa. Poco credibile. Sì. E il festival sta prendendo una certa deriva senile un po' triste...
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