rita montagnana

TOGLIATTI, FALCE E PISELLO! VITA, CORNA E MILITANZA DI RITA MONTAGNANA, LA PRIMA MOGLIE TRADITA DI PALMIRO TOGLIATTI, STORICO SEGRETARIO DEL PCI - “IL MIGLIORE” LA CORNIFICO’ RIPETUTAMENTE: PRIMA CON LA SENSUALE ELENA LEBEDEVA, MOGLIE DEL COMPAGNO MARCUCCI, CHE POI SI SAREBBE SUICIDATO; PIÙ TARDI CON LA SPAGNOLA CARMEN, MILITANTE COMUNISTA DI GRANDE PASSIONE NON SOLO CIVILE. E POI CON NILDE JOTTI. FU ALLORA CHE RITA DECISE DI TUFFARSI IN UN FRENETICO LAVORO POLITICO PUR DI NON CONFRONTARSI CON IL CONIUGE, ORMAI FREDDO E DISTANTE - NEL LUGLIO DEL 1951, SU SOLLECITAZIONE DI TOGLIATTI E DELLA SEGRETERIA DEL PARTITO, ARRIVÒ LA SEPARAZIONE LEGALE - PER NON APPANNARE LA FIGURA DEL LEADER COMUNISTA, I SUOI AVVOCATI SCELSERO DI ATTRIBUIRE LA ROTTURA CONIUGALE ALLE “LUNGHE SEPARAZIONI IMPOSTE DALLA LOTTA POLITICA” (L'UNICA RIVOLUZIONE CHE RIUSCI' A TOGLIATTI FU QUELLA DELLA GNOCCA!)

Simonetta Fiori per “la Repubblica” - Estratti

 

palmiro togliatti rita montagnana

Il suo destino è stato quello di una donna ombra, la cui traccia è rimasta sepolta sotto la polvere della storia. Per volontà del Partito, certo, che la condannò alla solitudine politica e personale. Ma anche per sua scelta, per una tenace inclinazione a mimetizzarsi nel rotolare di quegli anni di tragedia. 

 

Un'autocensura emotiva e sentimentale tipica d'una generazione di rivoluzionarie che oggi avvertiamo distanti, perfino un po' irritanti nel loro protratto silenzio sui dolori privati, avvolte da un alone di grigiore anche per la fedeltà al mito sovietico, nonostante i crimini e le devastazioni. 

 

Donne fuori tempo massimo, scaricate dai contemporanei e anche dagli stessi mariti che pure dovevano loro larga parte della brillante carriera politica. 

 

rita montagnana

Un viso largo e aperto, la stazza matronale e una folta matassa di capelli quasi sempre in disordine, Rita Montagnana è una di loro. Di lei ci sono rimaste la prestigiosa carica coniugale - moglie e poi ex moglie e infine vedova di Togliatti - e una fotografia assai sbiadita, senza punti di luce.

 

E bene hanno fatto Aldo Agosti e Marina Cassi a strapparne il velo di opacità, lottando con ammirevole pervicacia contro le sue omissioni sui passaggi più cruenti dello stalinismo e contro le ripetute reticenze sulle infedeltà del marito e la malattia del figlio, nel tentativo mai finito di cancellare ogni crepa più intima dalla propria granitica esistenza di comunista. 

 

Una vita nel segno del paradosso, quella di Ritin d'or, come veniva chiamata dall'amica Estella. Perché se è vero che incarnò esemplarmente La moglie del Partito, come recita il felice titolo di questa ricca biografia (Laterza), il meglio di sé lo diede non tanto nei vent'anni del matrimonio con il Migliore – una convivenza funestata dai totalitarismi, dal carcere fascista, dalla guerra in Spagna, dagli sguardi sospettosi nelle stanze dell'Hotel Lux, e dunque da una costante acquiescenza al compagno Ercoli – quanto nell'effervescente stagione del "prima" e del "dopo".

la moglie del partito rita montagnana cover

 

Quindi nei turbolenti anni trascorsi nella Torino operaia di Borgo San Paolo, prima da giovane sartina ribelle poi da appassionata dirigente socialista e più tardi fondatrice del Pcd'I, stimata amica di Antonio Gramsci e instancabile organizzatrice dalla parte delle donne.

 

Per ritrovarne lo stesso protagonismo dobbiamo aspettare l'ultimo anno di guerra, il 1944, quando, tornata a giugno da Mosca, diventa "anima, testa e gambe" del movimento femminile, dando vita all'Udi e battendosi per il voto alle donne, fino all'elezione due anni più tardi a madre costituente.

 

Ufficialmente era ancora la moglie di Togliatti, amatissima dagli operai e dalle operaie per il suo modo semplice ed empatico di comunicare, perennemente omaggiata con fasci di rose e tulipani. Ma lei sapeva che il suo matrimonio era finito da tempo. Resistevano certo la complicità politica e il reciproco sostegno per il figlio Aldino, già provato dall'instabilità psichica. Ma non c'era più amore, presto dirottato da Togliatti verso una ragazza emiliana destinata a fare la storia. 

 

Ma forse a Ritin d'or dell'amore poco importava. 

 

E qui arriviamo al secondo paradosso. Perché lei che era stata tra le primissime a battersi per i diritti delle donne, lei che fin da ragazzina ne aveva sostenuto la causa dell'indipendenza pur entro il perimetro di una cultura socialista ancora fortemente maschile, Rita da quel matrimonio proprio non si voleva liberare.

 

palmiro togliatti rita montagnana 23

Ne conosceva tutti i limiti, i ripetuti tradimenti di Palmiro prima con la sensuale e scapestrata Elena Lebedeva, moglie del compagno Marcucci, che poi si sarebbe suicidato; più tardi con la spagnola Carmen, militante comunista di grande passione non solo civile. Ma Rita preferiva fare finta di niente. E adesso che vede crescere la storia con Nilde, sceglie di tuffarsi in un frenetico lavoro politico pur di non confrontarsi con il coniuge, ormai freddo e distante nella convivenza romana da separati in casa in via Maria Adelaide. 

 

Nel luglio del 1951, su sollecitazione di Togliatti e della segreteria del Partito, arriva la separazione legale (non il divorzio, che ancora non c'era). Per non appannare la figura del leader comunista, i suoi avvocati scelgono di attribuire la rottura coniugale alla storia grande e terribile, alle «lunghe separazioni imposte dalla lotta», alla vita nobile e coraggiosa di questi due rivoluzionari di professione. Una medaglia al valore, insomma.

rita montagnana 56

 

Sarebbe dunque la Storia la colpevole dello sfascio famigliare? Davanti all'ipocrisia del documento Rita deve avere spalancato gli occhi, decidendo di buttarlo via a favore della formula più anodina sull'«impossibilità di un'ulteriore convivenza». Salva la causa del comunismo, ma salva anche la dignità della ex moglie recalcitrante, mai completamente rassegnata alla nuova famiglia del marito, composta da Nilde Iotti e dalla figlia adottiva Marisa. 

 

L'allontanamento da Palmiro non sarebbe rimasto senza conseguenze dentro il Partito. Nel giro di pochi anni, la compagna Montagnana viene rimossa o si rimuove da sola da quasi tutti gli incarichi, fino alla morte politica sancita nel 1953 dalla non rielezione in Parlamento e tre anni più tardi dall'uscita dalla direzione del Pci. 

 

Per i dirigenti era diventata un'insopportabile piantagrane, forse un quadro anche datato, non in linea con il partito nuovo togliattiano. Nel giugno del 1950 le era arrivata come una clava anche la lettera di richiamo dello stesso Segretario che si accomiata dalla moglie con un burocratico "cordialmente". Ma come cordialmente? E vent'anni di rinunce nel tritacarne di Stalin? E le dolorose separazioni da Aldino? Ma è proprio quando Rita si ribella, scalpita contro la federazione piemontese, alza la voce con la segreteria nazionale, che riaffiora la sua vera tempra di lottatrice, insieme alla volontà di non arrendersi alla legge cinica di un partito che era stato la sua ragione di vita. 

nilde jotti palmiro togliatti 33nilde jotti palmiro togliatti

 

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?