stretto di hormuz petrolio gas iran petroliere pedaggio donald trump

PENSAVO GREGGIO – NONOSTANTE LO STRETTO DI HORMUZ SIA CHIUSO DA CENTO GIORNI, LE QUOTAZIONI DEL PETROLIO RESTANO RELATIVAMENTE SOTTO CONTROLLO. E POCHI LO AVEVANO PREVISTO. COME SI SPIEGA? – FUBINI: “UN TERZO DELL’UMANITÀ, QUELLA DAL REDDITO PIÙ BASSO, HA INIZIATO A BRUCIARE MENO PETROLIO, PERCHÉ I PAESI AVANZATI OFFRONO PREZZI TROPPO ALTI. RISULTATO: OLTRE DUE MILIARDI DI PERSONE HANNO RIDOTTO LA DOMANDA INTERNAZIONALE DI GREGGIO DI DUE MILIONI E MEZZO DI BARILI AL GIORNO. E’ QUESTO TAGLIO DEI CONSUMI CHE STA CONTENENDO IL PREZZO. MA UN CONTRIBUTO DECISIVO LO STA OFFRENDO ANCHE LA CINA…”

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per www.corriere.it

 

donald trump - crisi energetica e petrolio - illustrazione di andrea calogero

Nel 2022, dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina, non è mai mancato un solo litro all’offerta mondiale di petrolio ma il prezzo del Brent salì a 120 dollari al barile. Succedeva quattro anni fa.

 

Oggi invece da cento giorni è chiuso (o quasi) lo stretto di mare che garantiva il 20% delle forniture giornaliere di greggio: il più grande choc di offerta nella storia mondiale, al quale per ora non si vede una soluzione. Eppure il prezzo del barile del Brent ieri viaggiava ancora a 90,7 dollari, di un quarto sotto ai livelli di quattro anni fa […]

 

Le quotazioni restano dunque relativamente sotto controllo. E pochi avevano previsto che sarebbe successo così a lungo. In marzo gli analisti di alcune grandi banche di Wall Street - Jp Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley - concordavano nel vedere il prezzo del barile di petrolio oltre 150 dollari al barile, se lo Stretto di Hormuz fosse rimasto chiuso fino a questo punto.

 

STRETTO DI HORMUZ - PETROLIERE

Wood Mackenzie, un grande consulente sull’energia, immaginava il greggio a duecento dollari nella seconda metà dell’anno. Per ora invece non è successo.

 

Ed è probabile che le democrazie avanzate debbano ringraziare, in buona parte, gli stessi che aiutarono durante la pandemia: i Paesi dal reddito per abitante più basso al mondo. Allora aiutarono i Paesi ricchi, involontariamente, lasciando loro gran parte dei vaccini contro il Covid perché non riuscivano a competere sul prezzo: […]

 

EMIRATI ARABI - PETROLIO

Stavolta sta accadendo sul petrolio. Lo Sri Lanka limita i consumi a 15 litri a settimana, Myanmar ha le targhe alterne, l’Indonesia proibisce rifornimenti oltre i 50 litri, i dipendenti pubblici nelle Filippine si recano al lavoro quattro giorni a settimana, il Kenya pratica una rigida austerity e così fanno India, Pakistan, Thailandia, Vietnam, Bangladesh, Egitto.

 

Un terzo dell’umanità ha iniziato a bruciare meno petrolio, perché i Paesi avanzati stanno offrendo prezzi troppo alti. Risultato: oltre due miliardi di persone hanno ridotto la domanda internazionale di greggio di due milioni e mezzo di barili al giorno nel momento più intenso e di 1,3 milioni tuttora. E’ questo taglio dei consumi che sta contenendo il prezzo.

 

iran e petrolio - produzione stoccaggio e commercio

[...] Aiutano l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, che hanno riattivato i loro oleodotti e riescono a portare fuori dal Golfo sette dei venti milioni di barili che passavano da Hormuz ogni giorno. Aiuta il petrolio di scisto, che con l’aumento dei prezzi ha aumentato la produzione di due o tre milioni di barili al giorno.

 

Ma un contributo decisivo lo sta offrendo anche la Cina, perché è una superpotenza tecnologica e allo stesso tempo un’economia emergente terrorizzata da una fuga di capitali. Negli ultimi due mesi la Repubblica popolare ha silenziosamente ridotto le importazioni di petrolio di più di tre milioni di barili al giorno.

 

xi jinping donald trump foto lapresse

Si affida a sistemi di trasporto elettrici ad alta tecnologia, dal parco auto e ai treni ad alta velocità. Così calmiera i prezzi internazionali del greggio, riducendo i problemi di scarsità.

 

Ma se la Cina sta salvando l’economia mondiale da una recessione da choc petrolifero, lo fa accidentalmente. Non era il suo obiettivo. Salvatore Carollo, ex capo del trading dell’Eni, spiega che i compratori di greggio Pechino operano sulla base di limiti stringenti alla quantità di dollari che possono usare, imposti dal governo.

 

EMIRATI ARABI - PETROLIO

Non possono vendere troppi yuan per procurarsi biglietti verdi, altrimenti il cambio della valuta cinese finirebbe sotto pressione. In pratica, la Repubblica popolare applica anch’essa un’austerità e grazie ad essa aiuta, inavvertitamente, a contenere le quotazioni.

 

Una sola area del pianeta spinge verso un relativo aumento dei consumi e dunque dei prezzi: l’Europa. Qui quattordici Paesi stanno ancora sussidiando i carburanti con la riduzione delle tasse (Italia, Germania e Spagna incluse).

 

DONALD TRUMP - PETROLIO

L’eccezione europea tuttavia non cambia il quadro. Molti Paesi - anche con il ricorso alle scorte - stanno riportando un fragile equilibrio nel mercato mondiale del petrolio. La buona notizia è che l’inflazione magari non esploderà. Ma non sarà l’emergenza del prezzo del barile, per ora, a spingere Donald Trump a un accordo con Teheran.

MEME SULLO STRETTO DI HORMUZ Saudi Aramco - petrolio arabia saudita

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....