berlusconi salvini

BANANA, MA CHE FAI? BERLUSCONI VA BOLOGNA PER BACIARE LA PANTOFOLA A SALVINI E I SUOI LO UCCELLANO: “E’ UN REGALO ALLA LEGA” - FERRARA: “E’ SCONVENIENTE” - BUTTAFUOCO: “IL CAV STA MEGLIO AL BAR CON BOSSI” - FITTO ATTACCA: “E’ DIVENTATO LA MASCOTTE DI SALVINI”

1 - FORZA ITALIA IN CRISI "UN REGALO A SALVINI" FITTO: SIETE MASCOTTE

Tommaso Ciriaco per "La Repubblica"

 

matteo salvini SILVIO BERLUSCONImatteo salvini SILVIO BERLUSCONI

E adesso in Forza Italia è il momento della resa dei conti. «Prima non avevamo una linea - esulta Daniela Santanché - e adesso ce l' abbiamo: sappiamo da che parte stiamo. Sì, lo so, ci sono state resistenze alla piazza di Bologna. Ma Silvio deve fare Silvio, non dare ascolto a chi Berlusconi non è, ma vorrebbe esserlo senza averne le capacità».

 

Nomi non fa, però è chiaro che la pasionaria pensa ai vertici azzurri gelati dalla mossa dell' ex Cavaliere. E in particolare al cerchio magico di Arcore, quell' accrocco di fedelissimi finito nel mirino di Salvini: «Silvio, basta con questi inciucisti che ti hanno ghettizzato - ha detto nella telefonata decisiva in cui ha convinto l' ex Cavaliere - Esci fuori, torna in piazza e parla alla tua gente».

EDOARDO BARALDI - BERLUSCONI CON IL SALVAGENTEEDOARDO BARALDI - BERLUSCONI CON IL SALVAGENTE

 

I colonnelli berlusconiani sono terrorizzati. Da Bologna non si torna indietro, si sgolano. Monta una fronda antileghista sotterranea, capitanata da alcuni pretoriani di peso come Paolo Romani, Maria Stella Gelmini e Antonio Tajani. Quasi tutti gli azzurri lombardi si disperano per aver ceduto al Carroccio e temono un prepensionamento dell' anziano leader: «Questo è un regalo a Matteo».

 

Non a caso è proprio Salvini, dai microfoni di Radio Capital, a tranquillizzarli: «Berlusconi a Bologna non sarà subalterno. Rappresenta ancora milioni di italiani, il suo valore aggiunto è che porta compattezza». Per non mettere in imbarazzo l' ex premier, il capo della Lega dovrebbe evitare anche toni troppi duri con l' Europa. Così, almeno, ha promesso.

 

matteo salvini giorgia melonimatteo salvini giorgia meloni

A poche ore dal comizio padano, s ono tanti gli ex alleati di Berlusconi che interpretano la piazza di Bologna come la fine della sua leadership. Uno è Fitto, che lavora alla contromanifestazione di Roma e attacca: «Silvio è la mascotte di Salvini». I fittiani, però, rischiano di perdere il gruppo a Palazzo Madama, perché il senatore Antonio Milo già si riunisce con i verdiniani.

 

Altri, come Gianfranco Fini, osservano sconfortati la «confusione» fra i moderati, mentre alcuni trentenni capitanati da Giuseppe Tatarella lanciano "Rottamiamo il centrodestra". Un gran caos, insomma. E in pochi possono esultare. Una è Licia Ronzulli, sempre più ambasciatrice del berlusconismo presso il Carroccio. Un altro è Augusto Minzolini: «La leadership del futuro?

 

matteo salvini giorgia meloni  matteo salvini giorgia meloni

Si vedrà, ma se adesso vogliamo avvicinare Marchini o Della Valle, dobbiamo rassicurare i più radicali e allargare ai moderati. Solo così si costruisce il futuro». L' altro sponsor dei padani è Niccolò Ghedini. Tempo fa, durante una cena a Palazzo Grazioli, Denis Verdini chiese a Berlusconi: «Se vai in pensione, cosa voterai? Renzi o Salvini?». L' ex Cavaliere scelse il premier, così come Gianni Letta e Fedele Confalonieri. L' unico a dissentire fu proprio l' avvocato veneto: «Voterei Salvini, senza dubbio».

 

2 - "BERLUSCONI IN PIAZZA CON SALVINI? UNA MOSSA CHE NON HA FUTURO"

Amedeo La Mattina per "la Stampa"

 

Il vecchio leone Silvio vuole far sentire ancora il suo ruggito dal palco di Bologna, dimostrare che lui e solo lui è capace di scaldare il cuore del popolo di centrodestra.

PIETRANGELO BUTTAFUOCO PIETRANGELO BUTTAFUOCO

Ma gli anni passano, il ruggito è sempre più fioco e, soprattutto, milioni di voti si sono liquefatti tra le mani di Berlusconi.

 

Che Pietrangelo Buttafuoco vede meglio seduto al bar, in un angolo di Piazza Maggiore, a sorseggiare caffè o Coca Cola insieme a Bossi. «E magari a divertirsi». Insomma, poco più di una panchina ai giardinetti dove si ritrovano vecchie glorie della politica che si godono lo spettacolo.

 

«In quel bar ci vedrei anche quelli che una volta animavano il centrodestra, come Fini e Casini», infierisce il giornalista e scrittore che odia essere definito intellettuale della destra. Ma il Cavaliere si ostina a salire sul palco di Bologna nella convinzione di rubare la scena a Salvini.

 

«Sarà il canto del vecchio tenore nella fugacità di una manifestazione: a dare le carte è Salvini. Se esiste ancora un popolo di centrodestra, si identifica in lui non in Berlusconi, per quanti fuochi pirotecnici riuscirà a fare a Bologna».

giuliano ferraragiuliano ferrara

 

Berlusconi però ha voglia di piazza, vuole ancora combattere. Pensa che Forza Italia non potrà mai essere gregaria, altrimenti la Lega, da sola con i Fratelli d' Italia di Giorgia Meloni, rimarrebbe spettatrice del ballottaggio tra il Pd di Renzi e i 5 Stelle di Grillo.

 

«Non c' è dubbio che sia proprio così - osserva Alessandro Campi, docente di Storia del pensiero politico a Perugia - e chi lo invitava a non andare era un cattivo consigliere. Non poteva sottrarsi, fuggire: avrebbe dimostrato di avere paura di Salvini. Lui da occasioni simili in piazza ne è sempre uscito alla grande.

Alessandro Campi al telefono Alessandro Campi al telefono

 

Poi, perché dare tutto questo peso a una manifestazione dove non si decidono rapporti di forza dentro il centrodestra?». Secondo Campi l' appuntamento di Bologna è stato enfatizzato.

 

Sarà pure una prova di forza del Carroccio, ma alla fine potrebbe rivelarsi solo «un cambio di passo di un partito territoriale che cerca di proiettarsi a livello nazionale, si salda con i Fratelli d' Italia, ma è costretto a chiedere la sponda di Berlusconi senza il quale è destinato a rimanere al 15%». Paradossalmente, ragiona Campi, sono Salvini e Meloni che hanno bisogno del leader azzurro. «Con lui dovranno sempre fare i conti, avendo risorse economiche ed emotive non indifferenti».

 

Bologna enfatizzata dai media e dai commentatori della politica? Lo dicono in molti, anche coloro che dentro Fi avrebbero voluto che il Cavaliere non andasse, temendo (e temono ancora) l' incoronazione di Salvini, con il loro capo a fare da spalla o gradito ospite.

Giuliano Ferrara, che aveva reagito alla decisione del Cavaliere in maniera ruvida («la fine di una parabola»), non si limita a giudicare l' evento in sé.

 

homo salvinihomo salvini

«Il punto - dice - non è se va ad incoronare Salvini. Berlusconi è capace di fare come fece Napoleone con il Papa: si prende la corona e se la mette in testa. Avrà un grande successo di pubblico, dopo avere sofferto e messo in campo il dramma amletico "vado o non vado"», afferma sarcastico l' ex direttore del Foglio.

 

Detto questo, e aggiungendo che rimane «sconveniente» andare da Salvini che prenderebbe «a calci nel sedere», Ferrara pone una domanda: una volta fatto lo spettacolo, che cosa succede? Ecco, il giornalista che ha partecipato agli albori dell'epopea berlusconiana, sostiene che «il viaggio a Bologna è senza destinazione, senza un progetto».

 

SALVINI RENZISALVINI RENZI

Lì si ferma e non ha carburante per andare oltre. «Berlusconi doveva essere il padre di un cambiamento che aveva promosso con il Patto del Nazareno, salvo poi sconfessarlo. Dovrebbe mettersi un po' da parte, fare un passo indietro e intanto nutrire una nuova leadership di destra e nuove idee che mancano. Tanto oggi stare più a destra di Renzi è impossibile».

 

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