1- BUTTAFUOCO FA FUOCO: “ONORE E ARMI IN PUGNO. COME SANNO MORIRE I NOSTRI NEMICI, NESSUNO. COME HA SAPUTO MORIRE MUAMMAR GHEDDAFI - COSÌ RIDICOLO, COSÌ PACCHIANO E COSÌ A NOI OSTILE - COME HA SAPUTO FARSI TROVARE, STRAZIATO COME UN ETTORE, SOLO IL PIÙ REMOTO DEGLI EROI DIMENTICATO NELL’ADE L’HA SAPUTO FARE” 2- “LA NOSTRA UNICA ARMA È, PURTROPPO, IL DOPPIO GIOCO. I NEMICI DI OGGI SONO I NOSTRI AMICI DI IERI - AMICO FU GHEDDAFI, ANCOR PIÙ AMICO FU SADDAM HUSSEIN - E QUANDO LI PORTIAMO ALLA SBARRA, FACENDONE DEGLI IMPUTATI, DOBBIAMO SCRIVERE LA LORO SENTENZA DI MORTE CON L’INCHIOSTRO DELLA MENZOGNA… ED È PER LA VERGOGNA DI NON SAPERE MORIRE COME LORO CHE SCACAZZIAMO SUI LORO CADAVERI”

UCCISO CON UN COLPO ALLA TEMPIA
http://bit.ly/oZJp3e

IL CADAVERE DI GHEDDAFI NELLA MOSCHEA
http://bit.ly/rhGUvT

IL FIGLIO DI GHEDDAFI UCCISO, MUTASSIM
http://bit.ly/nyfM8e

I CAPI DEI RIBELLI PARLANO CON "AL JAZEERA" DOPO L'UCCISIONE DI GHEDDAFI
http://bit.ly/obcwcA

 

Pietrangelo Buttafuoco per "il Foglio"

Come sanno morire i nostri nemici, nessuno. Come ha saputo morire il rais, armi in pugno, lo sapevano fare solo i nostri. Come a Bir el Gobi quando con onore, dignità e coraggio sorridevano alla morte. Fosse pure per fecondare l'Africa. Sarà tutto tempo perso, dunque, sporcarne gli ultimi istanti, gravarne di dettagli i resoconti e anche quel disumano reportage sul volto fatto strame - tra sangue e calcinacci - non potrà spegnere il crepitare della mitraglia. Perché come ha saputo morire Muammar Gheddafi - così ridicolo, così pacchiano e così a noi ostile - come ha saputo farsi trovare, straziato come un Ettore, solo il più remoto degli eroi dimenticato nell'Ade l'ha saputo fare.

Come i nostri eroi. Come nel nostro Ade. Proprio come seppe morire Saddam Hussein che se ne restò sprezzante sul patibolo. Come neppure la più algida delle principesse di Francia davanti alla ghigliottina. Incravattato di dura corda al collo, l'uomo di Tikrit, degnò qualche ghigno al boia, si prese il tempo di deglutire il gelo della forca per poi gridare la sua preghiera: "Allah ‘u Akbar". E fu dunque fatto morto. E, subito dopo, impudicamente fotografato. Come nel peggiore degli Ade. Per quel morire che non conosciamo più perché gli stessi che fino a ieri stavano a fianco del rais, dunque Sarkozy, Cameron, lo stesso Berlusconi, tutto potranno avere dalla vita fuorché un ferro con cui fare fuoco.

La nostra unica arma è, purtroppo, il doppio gioco. I nemici di oggi sono i nostri amici di ieri - amico fu Gheddafi, ancor più amico fu Saddam Hussein - e quando li portiamo alla sbarra, facendone degli imputati, dobbiamo scrivere la loro sentenza di morte con l'inchiostro della menzogna perché è impossibile reggere il ghigno dei nemici. Perché - si sa - i nemici che sanno come morire, poi la sanno sempre troppo lunga su tutto il resto del Grande gioco. Ed è un lusso impossibile quello di stare ad ascoltarli in un'udienza. Come sanno morire i nostri nemici, nessuno.

L'unica cruda verità della vita è la guerra e solo i nostri nemici sanno creparci dentro. E' veramente padre e signore di tutte le cose, il conflitto, ma l'impostura è così forte in noi da essere riusciti a muovere guerra alla Libia dandola per procura, lavandocene le mani, mandando avanti gli altri perché a forza di non sapere morire con le armi in pugno, se c'è da sparare, preferiamo dare in appalto la sparatoria. Giusto come un espurgo pozzi neri da affidare a ditta specializzata. Come sanno morire i nostri nemici, nessuno.

Quando gli eserciti dello zar ebbero ragione del loro più irriducibile nemico, Shamil il Santo - l'imam dei Ceceni, il custode della prima Repubblica islamica nella storia - nel vederselo venire avanti, finalmente sconfitto, non lo legarono a nessun ceppo, a nessuna catena, piuttosto gli fecero gli onori militari per accompagnarlo in un lungo viaggio fino al Palazzo reale dove lo zar, restituendo a Shamil il proprio pugnale, lo accolse quale eroe e lo destinò all'esilio, a Medina, affinché tutta quella guerra, spaventevole, diventasse preghiera e romitaggio.

Come c'erano una volta i nemici, non ce ne saranno più. Ed è per la vergogna di non sapere morire come loro che scacazziamo sui loro cadaveri. Ne facciamo feticcio e se fosse cosa sincera la memoria di ciò che fu, invece che produrre comunicati stampa di trionfo, se solo fossimo in grado di metterci sugli attenti, invece che mettere la morte in mostra, dovremmo concedere loro l'onore delle armi, offrire loro un sudario. Sempre hanno saputo morire i nemici.

E tutti quei corpi, fatti poltiglia dalla macelleria della rappresaglia, nel film della nostra epoca diventano tutti uguali: Benito Mussolini, Che Guevara, Gesù Cristo, Salvatore Giuliano. E con loro, anche i nemici morti ma fatti assenti, tutti uguali: da Osama bin Laden a Rudolph Hess. Fatti fantasmi per dare enfasi al feticcio, come quel Gheddafi armato e disperato che nel suo combattere e urlare, simile a un selvaggio benedetto dal coraggio e dalla rabbiosa generosità, mette a nudo la nostra menzogna.

A ogni pozza di sangue corrisponde l'onta della nostra vergogna e un Pupo che parla a Radio Uno e annunzia "una notizia meravigliosa" e si rallegra di Muammar Gheddafi, morto assassinato, è solo uno che si trova a passare e molla un calcio al morto. Pupo è come quello che sabato scorso, dalle parti di San Giovanni, vede la Madonnina sfasciata appoggiata a un muro e non sapendo che fare le dà un'altra pestata, non si sa mai. Così come il black bloc, anche Pupo, è una comparsa chiamata a raccolta nella montante marea del nostro essere solo canaglie.

La signora Lorenza Lei, direttore generale della Rai, dovrebbe cacciarlo lontano dai microfoni della radio di stato uno così ma siccome il nostro vero brodo è la medietà maligna, figurarsi quanto può impressionare l'offesa al morto. Pupo, infatti, è l'eroe perfetto per il peggiore degli Inferi, l'Ade cui destinare quelli che non sanno darsi uno stile nel morire.

 

fas03 pietrangelo buttafuocoil corpo di gheddafi nell'ospedale di Sirte Gheddafi ultimi istanti Gheddafi ultimi istanti Gheddafi ultimi istanti Gheddafi ultimi istanti Gheddafi ultimi istanti Gheddafi ultimi istanti

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