corbyn starmer

BYE BYE CORBYN. ECCO CHI È KEIR STARMER, IL NUOVO LEADER DEL LABOUR - LA CLASSE OPERAIA DEL NORD DELL'INGHILTERRA CHE HA SCELTO JOHNSON, POTRA’ RICONOSCERSI IN UN AVVOCATO LONDINESE NE' CARNE NE' PESCE? LUI PROMETTE DI UNIRE IL PARTITO E, COME IL SUO PREDECESSORE, FA UN TRIBUTO A INFERMIERI E ADDETTI ALLE PULIZIE: “ERANO CONSIDERATI GLI ULTIMI, DOVREBBERO ESSERE I PRIMI” - VIDEO

 

 

Alfonso Bianchi per europa.today.it

 

 

KEIR STARMER

L'era di Jeremy Corbyn è ufficialmente terminata. Il Labour, dopo oltre tre mesi di primarie interne, ha finalmente scelto il suo nuovo leader. Gli iscritti al partito hanno deciso, come era ampiamente stato previsto, di affidare la guida a Keir Starmer, che del governo ombra di Corbyn è stato in uno dei ruoli chiave, quello di Segretario di Stato alla Brexit.

 

Vittoria al primo turno

Il 57enne avvocato londinese ha vinto al primo turno con il 56.2% dei consensi e battuto le sue due contendenti, la 40enne delfina di Jeremy il rosso, Rebecca Long Bailey (27,6%), e la vera sorpresa della competizione, la moderata Lisa Nandy (16,2%), outsider che però è riuscita ad arrivare alle fasi finali delle primarie, mentre membri del partito ben più influenti, come Emily Anne Thornberry, Segretaria di Stato ombra agli Affari esteri, non sono riusciti nemmeno a raggiungere il supporto minimo nel partito per prendere parte alla corsa. Purtroppo la formazione laburista e progressista non sembra ancora pronta a farsi guidare da una donna, cosa che invece i conservatori hanno già fatto ben bue volte, con Margaret Thatcher prima e Theresa May poi. Donna almeno sarà la vice di Starmer, Angela Rayner.

 

Da subito favorito

KEIR STARMER

Dopo il disastro elettorale di dicembre fin dall'inizio Starmer è stato identificato come l'uomo che avrebbe potuto riunire il partito spaccato in due dalla Brexit e dalla leadership fortemente socialista di Corbyn. I suoi critici sottolineano il fatto che sia stato da sempre un sostenitore del Remain e del secondo referendum, una delle cause della sconfitta alle elezioni, e che essendo un avvocato londinese non sia l'uomo in cui si potrebbe riconoscere la classe operaia del nord dell'Inghilterra i cui voti sono finiti a Johnson.

 

Ma almeno il tema della Brexit ormai è solo un ricordo del passato, e quindi almeno sul punto il suo Cv non sarà un problema. Nel suo discorso dopo la vittoria (pre-registrato in anticipo da tutti i tre contendenti, una misura bizzarra ma dovuta alla quarantena per la pandemia di coronavirus), ha ringraziato le sue sfidanti e Corbyn.

 

L'eredità di Corbyn

Keir Starmer e Jeremy Corbyn

La sfida per lui sarà non distruggere l'eredità di quest'ultimo, che ha portato comunque grande entusiasmo e attivismo nella base del partito, ma costruire qualcosa di nuovo partendo da essa. E le sue prime parole sembrano confermarlo. Come nell'ultimo discorso di Corbyn a Westminster, Starmer ha reso omaggio a personale medico, autisti di ambulanze e addetti alle pulizie, al loro “duro lavoro e coraggio”, nell'affrontare l'emergenza. “Per troppo tempo sono stati dati per scontati e pagati poco, erano gli ultimi e invece dovrebbero diventare i primi”, ha detto. Poi ha chiesto scusa per la gestione delle accuse intere di antisemitismo, un altro dei punti che hanno messo in difficoltà il suo predecessore, e promesso a tutti gli iscritti del Labour, anche quelli che non hanno votato per lui: “Vi ascolterò, vi rappresenterò e unirò il partito”.

 

Mai troppo schierato

Il suo punto di forza in questo compito è che Starmer non è mai stato schierato apertamente con nessuna delle fazioni più o meno organizzate. Né corbynista né blairiano. Più vicino alla sinistra che alla destra ma sempre da posizioni indipendenti. Nelle primarie ha avuto gioco facile con i sondaggi che lo davano in testa fin dall'inizio. E così come Nanni Moretti che in Ecce Bombo si chiedeva “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?”, Starmer non ha fatto grandi proclami, ha rilasciato poche interviste, non si è messo a litigare con nessuno e ha lasciato scorrere il tempo. E la tattica gli ha dato ragione. Ora sarà il 19esimo leader del Partito laburista, un compito non facile lo attende. Solo sei dei suoi predecessori sono diventati primo ministro, mentre dei 18 leader che si sono succeduti alla guida del Partito conservatore ben 14 sono finiti a Downing street.

Keir Starmer

 

Dalle umili origini al successo in toga

Figlio di operai, Starmer ha fatto una brillante carriera da avvocato che lo ha portato a diventare un famoso (e benestante) difensore dei diritti umani. Grazie anche al suo impegno contro la pena di morte nel mondo si è guadagnato anche il titolo di cavaliere nel 2014, anche se non ama essere chiamato 'sir', e ci tiene a ricordare sempre le sue umili origini.

 

Keir Starmer

Dopo una laurea a Oxford, si trasferì a Londra dove dopo poco iniziò a lavorare per la prestigiosa Doughty Street Chambers, ma svolgendo anche lavori pro-bono in casi che riteneva meritevoli di aiuto. Insieme a Conor Foley, un avvocato internazionale per i diritti umani, scrisse nel 1998 l'opuscolo “Politica estera, Diritti umani e Regno Unito”, e molte delle raccomandazioni contenute nello scritto furono riprese dal governo laburista di Tony Blair che inserì anche le disposizioni della Convenzione europea sui diritti umani (CEDU) nella legge britannica nell'Human Rights Act. La cosa diede grande visibilità e prestigio a Starmer e ai suoi colleghi. Nel 2008 passò all'altro lato della barricata e fu nominato procuratore capo del Regno Unito, carica che mantenne per cinque anni, e che gli è costata non poche critiche dalla sinistra dei laburisti, soprattutto per il pugno duro dimostrato contro i manifestanti responsabili di violenze in piazza.

 

corbyn starmer

Carriera politica lampo

Nel 2015 la scelta di lasciare una brillante carriera legale per la politica e la prima elezione. Da allora la sua nel partito è stata una carriera altrettanto fulminante, che lo ha portato in soli 5 anni a raggiungere il ruolo di leader. La vera sfida per lui adesso è solo all'inizio.

Keir Starmer

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