andrea orcel carlo messina luigi lovaglio carlo cimbri mps

C’È CHI RISIKO E CHI ROSICA – MPS E BANCO BPM STUDIANO UNA DIFFICILE CONTROMOSSA ALL’OFFERTA DI INTESA E UNIPOL PER IL “MONTE”: LA PASSIVITY RULE IMPEDISCE ALL’ISTITUTO SENESE LIBERTÀ DI MOVIMENTO MA NON DI DIALOGO. L’AD, LUIGI LOVAGLIO, POTREBBE AGIRE IN TANDEM CON GIUSEPPE CASTAGNA, CHE AVEVA GIÀ PROPOSTO A MPS UN “MATRIMONIO” TRA PARI. MA UNA CONTROFFERTA DELL’EX POPOLARE MILANESE È IMPROBABILE. SAREBBE TROPPO COSTOSA (35 MILIARDI), SENZA UN PARTNER INDUSTRIALE. TORNA IN PISTA UNICREDIT? – L’AD DI UNIPOL CIMBRI: “GENERALI RESTERÀ UN CONCORRENTE. IL MARCHIO MONTEPASCHI AL POSTO DI BPER? È COMMERCIALMENTE PIÙ FORTE…”

CIMBRI: "MPS È UN MARCHIO FORTE E GENERALI RESTA UN CONCORRENTE"

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per “la Repubblica”

 

carlo cimbri

Concorrenti sono e concorrenti resteranno. Il presidente di Unipol Carlo Cimbri allontana l'idea di una pax con Generali: l'offerta di Intesa su Mps, che ingloba l'acquisizione del 13,1% del Leone, non modificherà gli equilibri.

 

Audito insieme all'ad Matteo Laterza dalla commissione di inchiesta sulle banche del Senato, il manager ha spiegato perché i rapporti non cambieranno alla luce della partecipazione della compagnia assicurativa all'operazione di Ca' de Sass (Unipol avrà in dote 635 filiali del Monte, oltre al marchio e alle attività centrali, da fondere poi in Bper).

 

Luigi Lovaglio

«La proposta – ha detto – non ha nulla a che vedere con il nostro concorrente Generali: la partecipazione in capo a Mediobanca sarà acquisita in Banca Intesa, i nostri rapporti non muteranno».

 

[…] Quando invece le domande dei parlamentari si sono concentrate sugli aspetti più strettamente bancari, le certezze hanno lasciato spazio a un quadro dai contorni meno definiti.

 

[…] Un certo margine c'è […] sul numero degli sportelli che Unipol comprerà da Intesa, ma comunque molto contenuto.

 

carlo messina conferenza stampa di presentazione dell opas di intesa sanpaolo su mps foto lapresse 2

[…]  Cimbri ha […] sottolineato che sarà possibile solo qualche piccolo scostamento rispetto all'accordo che prevede una suddivisione a metà degli sportelli con Intesa (635 a testa): «Se saranno 635, 643 o 628 vedremo, ma non saranno di più perché – ha aggiunto – non è nella volontà delle parti che hanno definito i contratti».

 

[…]  Se tutto filerà liscio, Unipol avrà in mano Banca Monte dei Paschi, comprensiva del marchio, e chiederà a Bper di procedere alla fusione. «Dal nostro punto di vista – ha sottolineato Cimbri – tra il marchio Bper e il marchio Monte dei Paschi, la più antica banca del mondo, Monte dei Paschi è commercialmente più forte».

 

MONTE DEI PASCHI DI SIENA MPS

Nel frattempo Cimbri ha escluso contatti con Delfin e Caltagirone, i grandi soci di Mps che dovranno decidere se aderire all'offerta la cui soglia minima è fissata al 66,67%. Il presidente di Unipol ha anche negato di aver avuto interlocuzioni col governo sull'operazione, suggerendo di girare la domanda all'ad di Intesa Carlo Messina. […]

 

 

MPS E BANCO BPM STUDIANO LA CONTROFFERTA CIMBRI: “NOI SPETTATORI”

Estratto dell’articolo di Giuliano Balestreri per “La Stampa”

 

giuseppe castagna - banco bpm

La battaglia per la conquista del Monte dei Paschi di Siena, di Mediobanca - e del 13,1% di Generali - è solo all'inizio. E dopo la prima mossa di Intesa Sanpaolo, con l'appoggio di Unipol, il mercato è tornato a guardare sull'asse tra Rocca Salimbeni e Piazza Meda. Da dove potrebbe partire il contrattacco.

 

[…]

 

Nei corridoi della finanza milanese è tornata a circolare con insistenza la voce di una possibile contromossa. Mps si trova in passivity rule e per approvare qualsiasi tipo di operazione straordinaria, il cda ha bisogno del via libera dell'assemblea straordinaria.

ANDREA ORCEL CARLO MESSINA

 

Il cda del Monte, però, ha già annunciato che avvierà sia l'esame dell'Opas di Intesa, sia quello della proposta di trattativa per avanzata da Bpm. Tradotto: Lovaglio non ha alcuna intenzione di lasciare cadere l'opzione del Banco. Anche perché la passivity non vieta di "dialogare" e approfondire eventuali operazioni.

 

D'altra parte, Lovaglio e l'amministratore delegato di Piazza Meda Giuseppe Castagna sanno entrambi di essere prede. Motivo per cui Castagna non rinuncia all'idea di lanciare una controffensiva su Mps: l'operazione è complicata, servono almeno 32-33 miliardi di euro per superare l'offerta di Intesa che ha già messo sul piatto una componente in contanti.

 

BANCO BPM - CREDIT AGRICOLE

Certo, Castagna è convinto di poter contare sul sostegno di Lovaglio, ma come ha osservato Messina la governance del Monte «è molto complessa». Inoltre, l'alleanza tra Castagna e Lovaglio si poggia sul bisogno di resistere a un'offensiva esterna: i due si stimano, ma non si fidano ciecamente uno dell'altro.

 

Una distanza che li ha sempre frenati dall'approfondire operazioni congiunte. Nonostante Bpm fosse entrata nel capitale del Monte già a fine 2024 e avesse sempre sostenuto Lovaglio, anche dopo la rottura con il vecchio cda di Siena.

 

Per Bpm, però, rilanciare sul Monte è quasi impossibile. Motivo per cui nella partita potrebbe rientrare Unicredit. La banca guidata da Andrea Orcel è impegnata nella campagna di Germania con l'Ops su Commerzbank che ha ormai raggiunto il 55% del capitale (tra titoli e derivati), ma l'attenzione verso l'Italia è sempre alta.

 

ANDREA ORCEL - BETTINA ORLOPP

Peraltro, l'interesse di Unicredit sull'intero pacchetto di Banco Bpm è ridotto: a Orcel interessano soprattutto gli sportelli al Nord. Non è quindi escluso che possa sostenere un'operazione sul Monte, in cambio di una contropartita rilevante in termini di agenzie e - magari - di governance su Generali. E anche sul fronte del Leone le mire sono rivolte in particolare sul vita. Castagna, però, starebbe valutando anche la possibilità di coinvolgere altri partner industriali nell'operazione. E nella partita potrebbero rientrare anche i francesi di Crédit Agricole. […]

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci

DAGOREPORT - MILENA GABANELLI, L'UNICA AD AVER CAPITO TUTTO DI SIGFRIDO RANUCCI: "È UN GRAN RUBACUORI... LE RACCOGLIE A MAN BASSA, VEDEVO QUESTO IO…", DISSE "MI-JENA" IL 30 OTTOBRE 2025, A DUE SETTIMANE DALL'ATTENTATO DI POMEZIA, OSPITE DI GEPPI CUCCIARI A "SPLENDIDA CORNICE", RAI3, RIVOLTA AL CONDUTTORE DI "REPORT", INCORNICIATO “MARTIRE DELLA LIBERTÀ”, CHE REPLICÒ RIDENDO: “NO, NON È VERO…NON ABBASTANZA PER DIVENTARE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO” - ERANO BATTUTE, CERTO, MA OGGI PRENDONO UN’ALTRA PIEGA, UN SIGNIFICATO DIFFERENTE ALLA LUCE DELL'“ATTENTATO D'AMORE” DI LAVITOLA PER LANCIARE RANUCCI IN POLITICA E SULLE PRODEZZE EROTICHE DEL “ROCCO SIGFRIDO” CON STAGISTE E FONTI IN GONNELLA – ANCHE LA LETTERA ANONIMA DEL 2021 INVIATA ALLA RAI CHE ACCUSAVA RANUCCI DI MOLESTIE E RICATTI SESSUALI NEI CONFRONTI DI TRE COLLEGHE DI "REPORT", E CHE SI CONCLUSE CON L'ASSOLUZIONE DEL CALDO SIGFRIDO, ASSUME OGGI UN'ALTRA LUCE... - VIDEO

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”