trump putin xi jinping

LA VISITA DI PUTIN IN ITALIA NON CONTA NIENTE MA DICE TANTISSIMO: STIAMO ASSISTENDO A UN CAMBIAMENTO EPOCALE, A UN NUOVO ORDINE MONDIALE IN CUI CINA, STATI UNITI E RUSSIA HANNO SOTTOSCRITTO LO STESSO MODELLO POLITICO SOVRANISTA CHE CONDANNA LA GLOBALIZZAZIONE LIBERAL-LIBERISTA E L'EUROPA E' UN VASO DI COCCIO TRA I TRE COLOSSI - I DAZI ALLA CINA, LE SANZIONI ALLA RUSSIA? SI RISOLVERANNO QUANDO CONVERRÀ ALLA CAMPAGNA ELETTORALE DI TRUMP. CHE HA BISOGNO DI PORTARE A CASA LO SCALPO DI UNA GRANDE VITTORIA GEOPOLITICA, COME AD ESEMPIO…

DAGONEWS

 

trump putin

Qualche Dago-chicca dalla visita di Putin a Roma. Il colpo d'occhio non è male: in tre mesi due grandi leader globali (Xi Jinping e lo Zar del Duemila) sono atterrati a Roma per visite ufficiali in cui hanno dispensato onori e amicizia. In mezzo, il ministro dell'Interno in modo totalmente irrituale vola a Washington e viene omaggiato dal vice-presidente Pence e dal segretario di Stato Mike Pompeo. Tre su tre, in pratica.

 

Contiamo davvero qualcosa? No, siamo il solito ''ventre molle'' d'Europa (come scrive oggi Lucio Caracciolo su ''Rep'') su cui di volta in volta i potenti del mondo appoggiano la loro testolina per fare dispetto al rivale di turno. La differenza di oggi è che pure il resto del continente è molle, anzi frollato, e conta sempre meno. I giochi sono tra Trump e Xi, con Putin terzo incomodo grazie alla sua influenza in Siria, Turchia, Venezuela, Egitto. È un incastro di dazi, sanzioni e ripicche in cui il resto del pianeta fa da spettatore o vittima.

trump xi

 

Putin nelle scorse settimane ha annunciato una grande alleanza con la Cina per sfuggire alla morsa delle sanzioni euro-americane, e ha rinsaldato i rapporti con Turchia e Iran per costituire un blocco che possa dar fastidio all'America. Nel mentre, Xi ''regalava'' a Trump l'incontro con Kim Jong-Un in Corea del Nord in cambio di un apertura su dazi e Huawei.

 

DAZI, SANZIONI: TUTTO SI SCIOGLIERÀ IN BASE ALLA CONVENIENZA ELETTORALE

il terzo incontro tra donald trump e kim jong un

La guerra commerciale con la Cina e le sanzioni alla Russia troveranno soluzione, ma solo nel momento più congeniale alla campagna elettorale di Trump. Poche ore fa è uscito l'ultimo dato sul mercato del lavoro americano: +224.000 posti di lavoro a giugno, disoccupazione al 3,7%. Poteva andare meglio, di sicuro non va male. Sul piano economico, insomma, può stare abbastanza tranquillo.

 

Quello di cui ha bisogno, per vincere le elezioni e guidare la ''narrazione'' pre-voto, è un ''win'' geopolitico. La mezza vittoria del disgelo con la Corea del Nord non basta. Serve qualcosa che abbia un impatto mediatico più profondo. Ad esempio, un nuovo accordo con l'Iran, ovviamente più ''huge'' di quello che firmò Obama, che sarà facilitato dalla Russia in cambio di un allentamento delle sanzioni. Tutto s'incastra, e tutto va distillato in base alla convenienza politica.

Stretta di mano tra Donald Trump e Kim Jong un

 

La prossima data sull'agenda della Casa Bianca è il 17 settembre, quando Israele tornerà al voto per la seconda volta quest'anno, essendo falliti i tentativi di Netanyahu di formare un governo. Per Donald è fondamentale che il suo migliore amico Bibi resti al potere, anche se non è più scontato: oltre al principale rivale Benny Gantz, è riemerso dalle nebbie pure l'ex primo ministro Ehud Barak, che ha annunciato la formazione di un partito, l'ennesimo, che correrà alle legislative. L'alleanza tra Barak e Gantz vuol dire sconfita oer Netanyahu.

 

donald trump putin

LA FINE DELLA DEMOCRAZIA LIBERALE

C'è una cosa che hanno in comune i tre leader di Cina, Stati Uniti e Russia, ed è piuttosto clamorosa. Tutti sono d'accordo sul declino della democrazia liberal-liberista. Il requiem pronunciato da Putin al ''Financial Times'' è sottoscritto da Trump – non in modo esplicito –, e ovviamente da Xi. Per loro, la globalizzazione è un fenomeno che è scappato di mano e da correggere, a botte di dazi e sanzioni, perché le disuguaglianze interne che ha creato sono destabilizzanti per i sistemi politici. Per l'America è una questione economica, per la Cina, che dalla globalizzazione ha tratto più benefici, è politica e identitaria: circolano le merci, ma non deve circolare il pensiero.

 

boris johnson e theresa may

L'Europa invece non ha (ancora?) aderito a questo cambiamento epocale. Però Trump e Putin hanno già promesso accordi bilaterali al Regno Unito quando uscirà dall'Unione Europea, e tutto fa pensare che al timone ci sarà Boris Johnson, uno che è tanto colto e brillante quanto sciroccato e populista. ''BoJo'' avrà come unico scopo di non far affondare il suo glorioso paese, e metterà l'interesse nazionale davanti a tutto e tutti, non essendo più vincolato dall'odiato consensus di Bruxelles.

 

Sia Trump che Putin, in modi diversi ma paralleli, hanno provato a indebolire l'euro (ovvero il marco tedesco), che è l'unica vera arma che l'Europa ha dispiegato negli ultimi vent'anni, l'unico strumento che abbia impensierito le altre potenze. Per ora, vedi le ultime elezioni e le nomine dell'altro giorno, il tentativo di abbattere la costruzione europea è fallito, ma la struttura ne esce comunque indebolita. Come un frigorifero, bisogna farlo oscillare a destra e sinistra più volte prima di poterlo buttare giù.

ursula von der leyen e angela merkel

 

Non è un caso che la rigorista Ursula abbia dato retta alla Merkel e abbia concesso agli stati membri altri due anni di flessibilità per mettere a posto i conti; la procedura d'infrazione contro l'Italia si è sciolta come un ghiacciolo, mentre fino a due settimane fa era una clava pronta a calare sulle nostre teste.

 

La verità è che l'Europa non può permettersi altri strappi. Già la Brexit rischia di essere una bella botta, che potrebbe creare danni più ai continentali che ai sudditi dell'immortale Elisabetta.

 

putin e xi jinping

Non è un caso, neppure, che uno degli obiettivi principali della nuova presidente della Commissione, già ministro della Difesa tedesco, sia quello di costruire una forza militare comune.

 

Se si mettono d'accordo, i singoli paesi potrebbero mettere in piedi un esercito europeo tanto forte da poter intervenire in quei luoghi dove gli Stati Uniti non intendono più mettere il naso (Africa, Medio Oriente, persino Sudamerica), e prenderne il posto di sceriffo del mondo. Con l'influenza geopolitica che ne discende. Per la Germania i dazi americani sono un grosso guaio, l'unica strada è allargare lo sguardo all'Africa prima che la Cina si prenda tutto anche lì.

 

vladimir putin offre caviale a xi jinping

Un petit tour italiano di Putin non cambierà nulla per le sanzioni alla Russia. È un modo per dar fastidio agli USA, punzecchiare la Germania. E ricordare al resto d'Europa che ora si trova in mezzo a un nuovo ordine non mondiale ma sovranista, e che dovrà farci i conti. Da qui alle elezioni americane del novembre 2020 preparatevi a una nuova, forse finale, battaglia mediatica contro il Puzzone della Casa Bianca. Perché se dovesse vincere di nuovo, nulla sarà come prima in Occidente.

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