cantagallo

CANTAGALLO CHE TI PASSA - INAUGURATO SULLA A1 NELL’APRILE DI SESSANT’ANNI FA, QUESTO AUTOGRILL VICINO A BOLOGNA È  DIVENTATO UN PEZZO DI STORIA DEL PAESE - QUI CI MANGIARONO SOFIA LOREN, BERLINGUER, SPADOLINI, LA MALFA, MENTRE UN VOLTA I DIPENDENTI SCIOPERARONO PER NON SERVIRE ALMIRANTE - UNA STORIA DI DOLCE VITA, BADANTI, PREGHIERE DEI CAMIONISTI: ORA INVECE SI RESISTE IN ATTESA DELLA FINE DELLA PANDEMIA...

Jenner Meletti per "il Venerdì - la Repubblica"

 

IL CANTAGALLO QUANDO ERA MOTTAGRIL

Casalecchio di Reno (Bologna). Il camionista romeno Constantin aspetta che il cuoco spadelli la Regina pappardella (euro 10,90) e la metta in un contenitore. «Vado a mangiarla nella mia cabina. Non mi piace stare in mezzo agli altri. Ma un pasto caldo al giorno devo farlo».

 

Decine di tavoli, nel ristorante La Fucina. Uno solo è occupato da due persone. Stanno mangiando il Mezzo pollo con patate, euro 13,90. Il Covid sta davvero cambiando il mondo.

 

Fino a poco più di un anno fa facevi la fila al bar del pianoterra, per un caffè o le sigarette. Ti fermavi davanti al bancone per scegliere fra Capri, Milanese, Rusticone o Schiacciata, tutti a 5,90 euro. Dovevi aspettare alle casse del ristorante e del supermercato.

 

CANTAGALLO - DON SANZIO TASINI NELLA CHIESA DI SANT ANGELO

Adesso, al bar al pianoterra del Cantagallo Ovest, c’è solo una signora polacca, Anastazja: «Devo andare al Cantagallo Est. Fra poco passa il furgone». Ha un valigione che potrebbe contenere un lottatore di wrestling. «Lavoro a Reggio Emilia. Mando a casa tutto ciò che serve a mio marito e ai nostri quattro figli. Il furgone parte da Roma e va a Cracovia. Domattina la valigia sarà a casa mia».

 

Non devono spaventare i parcheggi, i bar e i ristoranti quasi vuoti. Semplicemente qui tutti sono in trincea, aspettando la fine della pandemia. E non vogliono cedere, anche se gli addetti sono il doppio dei clienti.

 

Se abbassi la serranda non sai se o quando potrai rialzarla. E non puoi certo abbandonare questo Autogrill (fino al 1977 Mottagrill, voluto da Angelo Motta, industriale dei panettoni) che nel giorno in cui fu aperto, il 29 aprile di sessant’anni fa, venne esaltato come «il maggiore d’Italia e il più grosso d’Europa».

 

CANTAGALLO - URNA RACCOGLIE LE PREGHIERE LASCIATE DAI VIAGGIATORI

Il passato, a volte, può dare speranza. Dalle grandi vetrate che sovrastano le corsie dell’A1, come in un film vedi passare la storia d’Italia. Dai giorni in cui “si andava a Messa in autogrill” e poi si pranzava nel ristorante “con cucina e girarrosto a vista” fino ai mesi prima del Covid, quando qui arrivavano fra i 6.500 e 7.000 clienti al giorno.

 

Tutto iniziò con una benedizione, quella del cardinale di Bologna Giacomo Lercaro, arrivato al Cantagallo con il sottosegretario alla Pubblica istruzione Giovanni Elkan. «Anche Gesù» disse Sua eminenza «nella parabola sul Buon Samaritano parlò di un piccolo posto di ristoro sulla strada per Gerico. Qui tutto è comunque più grande, moderno».

 

Duecento posti al ristorante, le sfogline che preparava no in diretta tortellini e tagliatelle. Si poteva entrare senza prendere l’autostrada, superando un tornello. La chiesetta fu aperta il 15 aprile 1966 e dedicata a Sant’Angelo per ricordare Angelo Motta, il grande benefattore.

 

CANTAGALLO - PARCHEGGIO SEMI DESERTO CAUSA COVID

«Quel giorno» ricorda monsignor Ernesto Vecchi, già vescovo ausiliario di Bologna, «c’ero anch’io, ero segretario del cardinal Lercaro. Il Mottagrill era davvero una piccola città. Oltre alla chiesetta, con Messa celebrata ogni domenica alle 11, c’erano l’ufficio postale e quello dell’ente per il turismo, un’agenzia della Banca Commerciale, la libreria e l’edicola. C’era anche un grande negozio dell’Oreal con le ragazze e Mike Bongiorno che faceva la pubblicità. Avevo trent’anni e mi chiedevo: cosa dirà il cardinale di fronte a prodotti di cosmesi e di bellezza? Lercaro sembrò leggermi nel pensiero. “Non preoccuparti”, disse. “Nella Bibbia ci sono tante pagine dove si parla di acconciature femminili e di belletti”».

 

LO SCIOPERO CONTRO ALMIRANTE

Andare al ristorante del Cantagallo diventa una moda. Si lasciano la Seicento o la Lambretta nel parcheggio esterno e per qualche ora si vive in autostrada senza pagare il pedaggio. Ci passano tutti, nell’autogrill più famoso d’Italia.

 

GIOVANNI SPADOLINI

Il ristorante viene riempito di fiori per l’arrivo di Sofia Loren. Attori e cantanti quasi ogni notte, da Benigni a Morandi. Lasagne o tortellini per Enrico Berlinguer, Giovanni Spadolini, Ugo La Malfa.

 

Tutti i 150 dipendenti entrano invece in sciopero quando a fine giugno 1973 si presenta Giorgio Almirante del Msi con signora e scorta. Niente caffè e niente pieno di benzina. Il giorno dopo un gruppo di fascisti danneggia bar e ristorante.

 

enrico berlinguer

«Siamo stati i primi», dice Demetrio Chiurco, responsabile area ordinaria Autogrill, «a legare le nostre cucine al territorio. Al Cantagallo, ad esempio, sono sempre state presentate le eccellenze locali. Centinaia di migliaia di viaggiatori per la prima volta hanno visto come si facevano i tortellini. E c’era anche lo spettacolo, quando venivano affettate le grandi mortadelle o si aprivano le forme di parmigiano. Gli americani ci facevano i filmini. Cantagallo è stata ed è una comunità. I bar erano come quelli di paese. Trovavi gli stessi camerieri per due chiacchiere e un caffè. Sia per il camionista partito da Varsavia che per il ciclista arrivato da Sasso Marconi. Il ponte di settanta metri mantiene il suo fascino. Dopo il pranzo in tanti scattano foto o selfie con le montagne dell’Appennino sullo sfondo».

 

CANTAGALLO - ARCIVESCOVO GIACOMO LERCARO INAUGURA LA CHIESETTA DEDICATA A SANT ANGELO PER RICORDARE ANGELO MOTTA

Quattro anni prima del Cantagallo, il 3 febbraio 1957, fu trasmesso il primo Carosello. «Umberto Eco» scrive Simone Colafranceschi in Autogrill, una storia italiana, edizioni il Mulino «disse che con Carosello il pubblico non subisce ma desidera e richiede la pubblicità. Ecco, qualcosa di simile sarebbe accaduto sulle autostrade: un territorio vergine e dunque un luogo ideale per fondare le nuove città, emblema di una nuova civiltà dei consumi».

 

Consumi e velocità, ma non solo. Al Cantagallo puoi trovare anche una sorpresa: la chiesa dell’Angelo è diventata un piccolo santuario. C’è infatti un’urna trasparente che raccoglie le “richieste di preghiera” lasciate dai viaggiatori. Nell’ultimo sabato di ogni mese i biglietti vengono raccolti e letti nella vicina chiesa di San Biagio.

 

«Sono più di duemila all’anno» racconta il parroco don Sanzio Tasini, «e il numero non è diminuito in questi tempi di autostrade al minimo, anzi. Tante le preghiere delle badanti, per i loro figli lasciati a casa, per il marito senza lavoro».

 

BADANTI ROMENE

Il Cantagallo Est, come Teano Est sull’A1 da Napoli a Roma, è un crocevia di badanti. Aspettano pullman e furgoni dal Sud e partono verso il Brennero, l’Austria, la Slovenia e poi verso tutti i Paesi dell’Est. Al Cantagallo Ovest si aspettano i pullman per Firenze, Roma, Napoli.

 

L’appuntamento in autostrada e non in città taglia ogni sosta di almeno un’ora. «Noi chiediamo che la chiesetta sia segnalata meglio. Vorremmo tornare ai tempi in cui accanto al luogo di preghiera c’erano i tavoli per un riposo o un picnic senza frenesia. In viaggio si trovava anche il tempo di pregare» spiega il parroco.

 

LE PREGHIERE DEI CAMIONISTI

La signora Carla, con un gruppo di preghiera, ogni mese legge le invocazioni a “Maria Madre dell’Amore” nella chiesa di San Biagio. “Il mio papà adesso è lì con Te”. “Ti prego per mio zio che ora è in cielo”.

 

BADANTI

Forse sono vittime del Covid. “Dacci la gioia di essere genitori, assistici in questo viaggio della speranza”, scritto da chi va a cercare un aiuto all’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Tanti biglietti lasciati da camionisti italiani e stranieri. “Da Palermo a Monaco di Baviera. Proteggimi, fammi tornare a casa dalla mia famiglia”.

 

La signora Anastazja adesso è al Cantagallo Est. «Il furgone è appena passato. Ora aspetto mia cognata, che è andata a “svoltare“ a Sasso Marconi. Presto sarà qui. La prossima volta spero di salire anch’io sul furgone. Non torno a casa da due anni».

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