LA CASA BIANCA È PEGGIO DI UN SALOON – VOLANO GLI STRACCI TRA I FEDELISSIMI DI DONALD TRUMP: AD AVERE LA PEGGIO NELLA BATTAGLIA È STATO DAN DRISCOLL, SEGRETARIO DELL’ESERCITO USA CHE SI È DIMESSO DOPO MESI DI SCONTRO CON IL CAPO DEL PENTAGONO PETE HEGSETH – QUELLA DEL SEGRETARIO DELL’ESERCITO NON È UN’EPURAZIONE QUALSIASI: DRISCOLL È MOLTO AMICO DI JD VANCE (UN MOTIVO IN PIÙ PER HEGSETH PER SBARAZZARSI DI LUI...) - ALCUNI EX FUNZIONARI DEL PENTAGONO PUNTANO IL DITO CONTRO L'EX ANCHOR DI "FOX NEWS": "STA OSTACOLANDO IL PROCESSO DI MODERNIZZAZIONE DELL'ESERCITO USA, DANDO PRIORITÀ ALLE BATTAGLIE CULTURALI E ALLA SUA IDEA DI 'GUERRIERO AMERICANO'..."
1. VOLANO GLI STRACCI TRA I FEDELISSIMI DI TRUMP DRISCOLL SE NE VA, IL PENTAGONO È SENZA GUIDA
Estratto dell’articolo di Mattia Ferraresi per “Domani”
[…] con le dimissioni di Driscoll il Pentagono si ritrova anche pericolosamente a corto di figure apicali.
L’esercito, il settore più vasto nella geografia militare americana, non ha un comandante civile, non ha alla guida un generale votato dal Senato, non ha un generale confermato a capo dell’operatività e non ha nemmeno un generale al comando delle truppe americane in Europa.
L’esercito più potente della storia umana non ha mai avuto così pochi leader, e soprattutto così pochi leader confermati dal Senato, l’aula che esercita una fondamentale funzione di controllo e dà legittimità popolare a un corpo che al momento è guidato da una schiera di funzionari ad interim e pretoriani di Hegseth che rispondono soltanto a lui.
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[…] Nelle inevitabili dimissioni di Driscoll c’è anche un messaggio interno all’amministrazione. Il segretario dimissionario è nell’orbita del vicepresidente, JD Vance, e i due erano anche stati compagni di stanza quando frequentavano la scuola di legge di Yale.
Trascorsi personali a parte, all’inizio del mandato Vance è riuscito a piazzare nei ranghi del Pentagono funzionari di primo livello legati a lui, anche per compensare la pochissima influenza che ha sulle nomine nella macchina diplomatica, monopolizzata dall’avversario interno Marco Rubio, che per il momento ha il favore del presidente.
Driscoll e il sottosegretario per la policy del Pentagono, Elbridge Colby, sono i due principali ufficiali di complemento di Vance al Pentagono, dove sono protagonisti anche di un conflitto a sfondo confessionale: la brigata cattolica di Vance è in rotta con quella degli oltranzisti evangelici a cui Hegseth dà voce e visibilità.
Il primo è stato costretto a dimettersi dopo una guerra di logoramento, il secondo resiste per il momento al suo posto, ma era il portavoce di una visione di disimpegno verso l’Iran e le iniziative militari in Medio Oriente, oltre che un falco anticinese, cose che lo mettono dalla parte sbagliata del dibattito in questa fase caratterizzata da iniziative militari sbrigliate ed esibizione muscolare della forza. L’opposto di quello che l’umiliato vicepresidente andava predicando prima di cambiare idea, per compiacere le voglie del capo.
2. LASCIA IL «GIOVANE» DRISCOLL QUEGLI SCONTRI CON HEGSETH SUI GENERALI DEFENESTRATI
Estratto dell’articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”
Dan Driscoll, segretario dell’Esercito Usa dal febbraio 2025, si è dimesso il 31 agosto dopo mesi di scontro con il capo del Pentagono, Pete Hegseth. È l’ennesima purga nella Difesa ma è anche un caso particolarmente illuminante, perché non si tratta di un semplice scontro tra l’establishment militare e Trump ma di una lotta interna al movimento trumpiano […].
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La cosa interessante è che Driscoll […] è un […] alleato di Trump e soprattutto un buon amico del vicepresidente JD Vance: era stato scelto proprio perché rappresentava «un agente di cambiamento» appartenente a una generazione più giovane e orientata alla trasformazione tecnologica dell’esercito.
Nel suo ruolo era responsabile dell’addestramento ed equipaggiamento dell’esercito e promuoveva l’uso dei droni su modello ucraino e l’acquisto di armi meno costose, riducendo il peso dei grandi contractor tradizionali.
Accusava infatti l’industria della difesa di truffare gli americani: un tema centrale per la base «Maga». Anche Hegseth porta avanti una sua idea di rivoluzionare le forze armate e afferma di volerle più «efficienti e letali» ma allo stesso tempo sta cercando di decapitare parte della vecchia gerarchia militare, che considera troppo burocratica o non abbastanza allineata al trumpismo e di portare il Pentagono contro il controllo politico più diretto della Casa Bianca.
Sono due i fattori all’origine delle dimissioni di Driscoll: aveva visto bloccare le sue iniziative di modernizzazione dell’esercito e licenziare i generali che collaboravano con lui alla modernizzazione, come il capo di stato maggiore dell’esercito Randy George, il capo del comando di trasformazione e addestramento David Hodne, il capo delle forze armate Usa in Europa Chris Donahue.
Hegseth e Driscoll hanno molto in comune: veterani dell’Iraq, studenti di università Ivy League con ambizioni politiche nel «dopo Trump». L’amicizia di Driscoll con Vance, compagno di Legge a Yale, ha aumentato la diffidenza di Hegseth e reso più difficile sbarazzarsi di lui. Driscoll era nei fatti più di un semplice ministro dell’esercito: si era occupato anche di diplomazia tra Ucraina e Russia e, a differenza di Hegseth, aveva un rapporto migliore con i media e con alcuni democratici al Congresso. […]
3 - CNN, HEGSETH OSTACOLA PROGRESSO ESERCITO PRIVILEGIANDO BATTAGLIE CULTURALI
(Adnkronos) - Il capo del Pentagono Pete Hegseth starebbe ostacolando il processo di modernizzazione dell'esercito Usa, dando priorità alle battaglie culturali e alla sua idea di "guerriero americano", piuttosto che all'adattamento alle nuove forme di combattimento, a partire dall'impiego dei droni.
E' quanto riferisce la Cnn, citando diverse fonti interne ed ex funzionari del Pentagono, all'indomani delle dimissioni del segretario all'esercito Dan Driscoll. Secondo una fonte informata, nel lasciare l'incarico Driscoll avrebbe espresso "preoccupazioni nei confronti dell'amministrazione sulla trasformazione e sulla prontezza dell'esercito e, in particolare, sul fatto che Hegseth stesse ostacolando questi sforzi licenziando i generali che ne erano responsabili".
A suscitare particolare preoccupazione sarebbero l'uscita del capo di Stato maggiore dell'esercito, Randy George, e l'allontanamento di generali come Christopher Donahue e David Hodne, considerati figure centrali nel processo di trasformazione delle forze armate. Donahue, già comandante dell'esercito Usa in Europa e Africa, stava lavorando in particolare sulle lezioni apprese dall'Ucraina nella guerra dei droni, mentre Hodne guidava il comando responsabile della trasformazione e dell'addestramento.
"State togliendo di mezzo tre dei leader di combattimento più esperti di una generazione, che si trovavano in una posizione unica per definire le esigenze sul campo di battaglia", ha affermato un ex alto funzionario dell'Esercito. Secondo Mike O'Hanlon della Brookings Institution, Hegseth "sta interrompendo" il processo e facendo perdere slancio perché "così ossessionato da queste false vendette e battaglie. In realtà penso che sulla trasformazione sia piuttosto bravo, ma volendo combattere le guerre culturali distrae dalle vere priorità".
Il Pentagono respinge le accuse. Il portavoce Sean Parnell ha definito una "totale invenzione" sostenere che Hegseth non sia concentrato sulla modernizzazione, assicurando che "l'intero Dipartimento è unito" dietro la sua visione e rivendicando il taglio della burocrazia e l'accelerazione dell'innovazione.
Secondo le fonti della Cnn, tuttavia, il problema sarebbe proprio la distanza tra gli obiettivi dichiarati e le priorità concrete del segretario, che negli ultimi mesi ha insistito ripetutamente sul ripristino del "warrior ethos", sugli standard fisici e sulla lotta alla diversità nelle forze armate.
"Hegseth non è entrato in carica opponendosi alla modernizzazione, alcune delle riforme di Driscoll derivavano direttamente dalle sue prime direttive - ha spiegato un funzionario della Difesa - Driscoll continuava a cercare di cambiare la velocità con cui l'Esercito poteva imparare, sperimentare e acquistare. Hegseth continuava a tornare sull'aspetto dei soldati, su come si comportano e su chi può guidarli". (Vsn/Adnkronos)
dan driscoll
Volodymyr Zelensky incontra il segretario dell'esercito statunitense Dan Driscoll a Kiev - foto lapresse
jd vance donald trump prima riunione del board of peace foto lapresse
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