CHE DIO LO BONAIUTI – DOPO L’ADDIO A FI, IL CAV PUNZECCHIA L’EX PORTAVOCE: ‘SE NE ANDATO DA QUELLI CHE NON LO VOLEVANO ALLE RIUNIONI IMPORTANTI’ – TOTI RINCARA: ‘MAI NESSUNO CHE SI RITIRI DOPO 30 ANNI’ – CICCHITTO LO ZITTISCE: ‘FA POLITICA PER GRAZIA RICEVUTA’

Tommaso Labate per ‘Il Corriere della Sera'

I pochi che sono riusciti a parlarci lo descrivono ancora «affranto, amareggiato». Perché ferite come quelle che mettono fine a una storia lunga quasi vent'anni, a rimarginarsi, ci mettono un po'. Ma Paolo Bonaiuti, dopo l'addio a Forza Italia, è pronto a ripartire col Nuovo centrodestra.

E così ieri l'ex portavoce di Silvio Berlusconi ha varcato l'ingresso del Viminale e ha guadagnato la stanza di Angelino Alfano, che qualche ora prima ne aveva salutato «il grande coraggio». Un «incontro interlocutorio», lo avrebbe descritto Bonaiuti con qualche amico. Che però dà la misura di come il passaggio nella creatura del ministro dell'Interno, ormai, sia cosa fatta. Ma l'abbandono di Bonaiuti lascia dietro di sé una scia di polemiche velenose.

«Alfano e Schifani non volevano Bonaiuti ai summit del partito», ha detto Maurizio Gasparri a L'aria che tira , su La7. E sono più o meno le stesse parole che un amareggiato Berlusconi continua a ripetere ai suoi: «Paolino se n'è andato da quelli che pretendevano che non sedesse alle riunioni importanti». Per non parlare dell'«atto secondo» delle scintille tra Giovanni Toti e Fabrizio Cicchitto. «Mai nessuno che dica, dopo trent'anni di carriera, "me ne vado a casa"», ha sottolineato a Mattino 5 il primo riferendosi a Bonaiuti.
«Toti fa politica per grazia ricevuta», ha ribattuto il secondo.

Come se non bastasse la politica, in questa storia c'è spazio anche per il «giallo degli scatoloni». Già simbolo del crollo della Lehman Brothers, con le celeberrime immagini dei trader che nel 2008 lasciavano la sede newyorkese del colosso appena fallito, cubi e parallelepipedi di cartone entrano anche nel «caso Bonaiuti». Anonimi forzisti hanno messo in giro la voce secondo cui gli oggetti del vecchio ufficio del portavoce a Palazzo Grazioli siano stati impacchettati e lasciati a marcire nel cortile.

Da questa voce è scattata la caccia al mandante. Maria Rosaria Rossi, che ha curato la riorganizzazione degli uffici? Oppure Giovanni Toti? Il consigliere politico, che dell'affaire non ne può più, sbotta: «Mai visti gli scatoloni di Bonaiuti. Ma facciamo finta - dice tutto d'un fiato - che li abbia visti. E che io stesso li abbia presi a calci e anche buttati dalla finestra di Palazzo Grazioli. Secondo voi, sarebbe una buona ragione perché un senatore della Repubblica passi da un partito all'altro?».

E non è mica l'unico mistero. Ci sono anche le voci che riguardano altri possibili abbandoni. Dopo alcune indiscrezioni un collega ha avvicinato il deputato Giorgio Lainati, che per anni s'è occupato della comunicazione forzista proprio con Bonaiuti. «Giorgio, è vero che te ne vai anche tu?». Risposta di Lainati: «Io ho un contratto da responsabile comunicazione di Forza Italia in aspettativa. Secondo te, me ne vado da Forza Italia?».

«Direi di no», è stata la controreplica. «E diresti bene», la conclusione di Lainati. Non è tutto. Poco tempo fa Lainati ha ricevuto una lettera in cui gli si chiedeva di dimettersi da quell'incarico. Lettera alla quale il deputato ha risposto picche. Quella lettera era firmata, in qualità di amministratore unico di Forza Italia, da Sandro Bondi. Un altro che, strano ma vero, oggi viene descritto come in grande sofferenza. Perché è come una matrioska questa storia. Quando sembra finita, c'è sempre una nuova bambolina che spunta a sorpresa. Sempre più piccola. Sempre più nascosta.

 

 

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