IL CHRISTIE REDENTORE DEL PARTITO REPUBBLICANO CHE MIRA ALLA CASA BIANCA – IL GOVERNATORE RIELETTO A VALANGA IN NEW JERSEY GRAZIE AD UNA COALIZIONE CENTRISTA CHE PRENDE LE DISTANZE DAGLI ESTREMISMI DEL TEA PARTY

Maurizio Molinari per "La Stampa"

Rieletto a valanga grazie ad una coalizione post-razziale molto simile a quella di Barack Obama, il governatore del New Jersey Chris Christie diventa il favorito nella corsa alla nomination repubblicana del 2016. Ed è lui stesso a farlo sapere ai molti avversari che ha a Washington, sfruttando il discorso della vittoria: «Accendete la tv, guardate cosa è avvenuto e tenete d'occhio cosa farò nei prossimi quattro anni».

Per avere un'idea dell'impatto del risultato del New Jersey sul «Grand Old Party», lacerato fra establishment e Tea Party, bisogna partire dall'identità degli elettori di Christie: il 63 per cento degli uomini, il 57 delle donne, il 51 degli ispanici, il 21 degli afroamericani, il 31 dei democratici, il 66 degli indipendenti e il 61 dei moderati. In uno Stato liberal come il New Jersey, dove i democratici hanno 700 mila iscritti più dei repubblicani e Obama ha vinto con uno scarto di 17 punti appena un anno fa, ciò significa che Christie rappresenta una coalizione assai simile a quella di Barack: fondata su minoranze, donne e indipendenti.

A cui somma - da conservatore - uomini e moderati. Se a ciò si aggiunge che Christie ha posizioni diverse dai liberal su nozze gay, aborto e salario minimo non è difficile arrivare alla deduzione che «rappresenta un'eccezione in America» come riassume l'ex presidente della Camera Newt Gingrich, spiegando che «vince per il carisma personale più che per la piattaforma politica».

Il rieletto governatore rende omaggio allo «spirito di Sandy» del suo Stato, sovrapponendo l'affermazione personale nelle urne al riscatto collettivo dalle devastazioni dell'uragano del 2012, e l'intenzione ora è di trasformarlo in un messaggio nazionale. Alla fine del mese assumerà la guida dell'Associazione dei governatori repubblicani e in tale veste si accinge a girare l'America per sostenere i candidati del «Grand Old Party» in vista delle elezioni di Midterm del novembre 2014 per il Congresso e numerosi governatori.

Ciò significa che i moderati e i pragmatici avranno un alleato importante nelle sfide contro i rivali del Tea Party, che considera Christie alla stregua di «un traditore» come il senatore del Texas Ted Cruz ha più volte affermato. La scommessa di Christie è di imprimere ai repubblicani una svolta capace di ripetere a livello nazionale il modello di coalizione del New Jersey, ridimensionando voti, eletti e influenza degli ultraconservatori del Tea Party. «È la sua occasione per diventare un leader nazionale - osserva lo stratega conservatore Alex Castallano - ma deve guardarsi dal rischio di apparire come il difensore dell'establishment, sarebbe la sua fine».

Quello che colpisce è come il pragmatismo di Christie si rispecchi nella vittoria del democratico Terry McAuliffe in Virginia. Il fedelissimo dei Clinton la spunta per poche migliaia di voti e nel discorso della vittoria promette «ricette bipartisan per creare posti di lavoro» contrapponendole all'«eccesso di faziosità che regna a Washington». Poiché McAuliffe parla la lingua - e anticipa le mosse - di Hillary Clinton ciò consente di aprire una finestra sulla sfida presidenziale del 2016 sull'eredita di Obama: entrambi i fronti si preparano ad una competizione per la conquista del centro, prendendo le distanze dagli opposti estremi.

 

 

christie screengrab chris christie chris christie OBAMA E HILLARY CLINTON IN BIRMANIA OBAMA E HILLARY CLINTON IN BIRMANIA MYANMAR

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