UNA COFANA AL SERVIZIO DEL "SISTEMA" – LE DIMISSIONI DI CHRISTINE LAGARDE SONO UN ATTO POLITICO: LA PRESIDENTE DELLA BCE LASCIA IN ANTICIPO PER PERMETTERE A MACRON E MERZ DI SCEGLIERE IL CAPO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA PRIMA CHE ARRIVINO MARINE LE PEN O MELENCHON ALL’ELISEO – LAGARDE NON SI VUOLE CANDIDARE, MA È INTENZIONATA A FARE CAMPAGNA ATTIVA CONTRO I DUE POPULISTI: IL GUAIO È CHE IL SUO PIGLIO RIGIDO DA TECNOCRATE RISCHIA DI SCACCIARE GLI ELETTORI – PER LA SUCCESSIONE SAREBBE IN VANTAGGIO LO SPAGNOLO DE COS, MA IL CANCELLIERE TEDESCO MERZ L’HA GIÀ CATECHIZZATO SULL’AUSTERITÀ: NIENTE EUROBOND E FERMEZZA SULL’INFLAZIONE, ANCHE A COSTO DI TENERE TASSI D’INTERESSE ALTI
1 - BCE, ECCO PERCHÉ LAGARDE LASCIA IN ANTICIPO (DAL «PESO» DI MACRON AL WORLD ECONOMIC FORUM): È GIÀ PARTITA LA CORSA ALLA SUCCESSIONE
Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il "Corriere della Sera"
CHRISTINE LAGARDE ANNUNCIA LE DIMISSIONI DALLA BCE
Se Christine Lagarde ha annunciato le sue dimissioni anticipate proprio ieri, un anno prima della fine del mandato, è verosimilmente perché sa che non sta aprendo un vuoto di potere.
[…] Lagarde dice proprio ora che se ne andrà anzitempo perché deve sapere che le scelte sulla successione sono (o sembrano) mature. Non vuole generare ancora più incertezza con due guerre attorno all’area euro che spingono l’inflazione e i mercati del debito decisamente instabili, specie in Francia.
Lagarde deve aver compreso, chissà se a ragione, che fra i leader di Parigi e Berlino Emmanuel Macron e Friedrich Merz si profila un accordo sulle nomine decisive per gli assetti dell’Unione europea.
Non c’è solo un presidente della Bce da scegliere entro 45 giorni; con lui (o lei) si dovrà trovare un capoeconomista in carica da maggio e la figura che coordinerà le operazioni di mercato della banca centrale, in carica da subito.
È una rotazione senza precedenti che, in decenni recenti, alla Federal Reserve americana non si è mai vista così tutta insieme: cambiano le tre figure più pesanti dell’esecutivo a sei che guida, da Francoforte, la seconda istituzione finanziaria pubblica più importante del pianeta.
EMMANUEL MACRON E FRIEDRICH MERZ - VERTICE UE AL CASTELLO DI ALDEN BIESEN - FOTO LAPRESSE
L’agenda di Merz mostra i candidati di punta per la successione a Lagarde. Dal cancelliere si sono presentati, in successione, Pablo Hernandez de Cos e Klaas Knot. Il primo (55 anni) è presidente della Banca dei regolamenti internazionali ed ex governatore della Banca di Spagna fino al 2024;
Alberto Nunez Feijoo, candidato premier di Madrid, intanto gli ha già offerto di fare il ministro delle Finanze se de Cos non andrà alla Bce e dalle elezioni del 29 novembre emergerà un governo di coalizione fra i popolari e l’estrema destra di Vox.
L’altro ad aver visitato Merz, quasi in un colloquio di lavoro, è il 59 enne Klaas Knot. Ex governatore della Banca d’Olanda, ex presidente del Financial Stability Board, Knot in tempi recenti ha sfumato il profilo da banchiere centrale rigido e intransigente che durante la crisi dell’euro l’ha visto su fronti opposti rispetto a Mario Draghi.
A entrambi i candidati Merz ha illustrato le proprie preferenze: niente eurobond e fermezza sull’inflazione, anche a costo di tenere tassi d’interesse relativamente più alti. E certo rispetto a Hernandez de Cos, sulla carta Knot ha qualcosa in più per piacere al cancelliere tedesco. Ma oggi Hernandez de Cos appare decisamente il favorito, e comunque la scelta non sarà facile. Settimane fa Macron era così perplesso da entrambi i candidati da aver chiesto di trovare un terzo nome a sorpresa, che però non c’è.
Molto dipenderà dunque da un accordo fra Merz e Macron nelle prossime settimane. La Germania vuole esprimere il capoeconomista, per riequilibrare un altro presidente della Bce arrivato dall’Europa del Sud (se davvero sarà de Cos). Berlino vuole anche esprimere il presidente della Banca dei regolamenti internazionali dopo de Cos stesso. In quel caso Parigi nominerà la banchiera centrale — si prevede sia una donna — alla guida delle operazioni di mercato: una posizione preziosa, ora che il prossimo Paese ad aver bisogno di una mano della Bce potrebbe essere proprio la Francia. […]
2 - IL RITORNO DI CHRISTINE A PARIGI SARÀ POLITICO PER DISINNESCARE LE PEN E MÉLENCHON
Estratto dell’articolo di Anais Ginori per “la Repubblica”
Christine Lagarde torna a Parigi. Non per candidarsi all'Eliseo, almeno per ora, ma per pesare nella campagna presidenziale che si annuncia come una delle più decisive per il futuro della Francia e dell'Europa.
La decisione di dimettersi da presidente della Banca centrale europea risponde a un doppio obiettivo politico. Intanto permettere a Emmanuel Macron di partecipare alla scelta del prossimo presidente della Bce, senza rischiare di lasciare questa nomina strategica a un eventuale presidente del Rassemblement National. Ma anche, come ha spiegato la stessa Lagarde, riprendersi la «libertà di parola» e uscire dal «dovere di neutralità». La presidente uscente della Bce […] ha lasciato intendere di essere preoccupata per l'evoluzione del dibattito pubblico, in Francia come nel resto del mondo.
EMMANUEL MACRON E CHRISTINE LAGARDE AL FORUM DI DAVOS – FOTO LAPRESSE
La presidente uscente della Bce potrebbe mettere il proprio prestigio internazionale al servizio della difesa dell'integrazione europea. È stata ministra dell'Economia sotto Nicolas Sarkozy, prima di assumere la direzione del Fondo monetario internazionale nel 2011 e poi la presidenza della Bce nel 2019, diventando la prima donna a guidare entrambe le istituzioni.
Ha conquistato una statura internazionale rara tra le personalità politiche francesi. La sua voce potrebbe diventare un punto di riferimento per un campo moderato nel quale si moltiplicano i candidati e che, a pochi mesi dal voto, fatica ancora a trovare una figura capace di contrastare l'avanzata dell'estrema destra.
[…] Lagarde […] potrebbe moltiplicare le apparizioni pubbliche probabilmente a sostegno della campagna dell'ex premier Édouard Philippe, uno dei principali pretendenti alla successione di Macron.
[…]
La presidente della Bce ha già avuto un primo scontro a distanza con Mélenchon, criticando la proposta di cancellare la quota del debito pubblico francese detenuta dalla Banque de France. Una soluzione che permetterebbe, nelle intenzioni del candidato, di liberare risorse per la spesa sociale. Lagarde l'ha definita «finanziariamente pericolosa». La crisi politica e le rivolte sociali hanno già aggravato la sfiducia dei mercati con lo spread tra i titoli di Stato francesi e quelli tedeschi a dieci anni è schizzato fino a sfiorare i 175 punti base, ai livelli più alti dalla crisi del debito sovrano europeo.
christine lagarde
PABLO HERNANDEZ DE COS
EMMANUEL MACRON CHRISTINE LAGARDE
CHRISTINE LAGARDE ANNUNCIA LE DIMISSIONI DALLA BCE


