giorgia meloni giancarlo giorgetti cartelle esattoriali

CONDONO DELLA SINTESI – LA BOZZA DELLA LEGGE DI BILANCIO PREVEDE CHE, CHI RICEVERÀ ENTRO FINE ANNO CARTELLE ESATTORIALI DI UN VALORE FINO A 2.500 EURO E HA UN REDDITO ISEE SOTTO I 15MILA EURO, PAGHERÀ SOLO IL 20% DEL DOVUTO. PER TUTTI GLI ALTRI UN SUPER SCONTO SU SANZIONI E INTERESSI – PER ACCONTENTARE SALVINI SULLA FLAT TAX PER LE PARTIRE IVA FINO A 85MILA EURO DI REDDITO, IL GOVERNO PUNTA SU SANATORIE FISCALI E TAGLIO DELLE DETRAZIONI…

Paolo Russo per www.lastampa.it

 

GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI

A “meno 10” dal varo della manovra comincia ad avere contorni più definiti il capitolo fiscale, che contiene i pezzi forti del programma elettorale del centrodestra. Il problema è che dei 30 miliardi a disposizione 22, in deficit, verranno impegnati per contrastare il caro-bollette. Per questo quasi tutto il resto dovrà autofinanziarsi.

 

Le misure per alleggerire la pressione fiscale insomma dovrà coprirle il fisco. E infatti, per cercare di ampliare, sia pure fino a 85mila anziché 100mila euro di reddito, la flat tax per le partire Iva, si andrà avanti con le sanatorie fiscali e, cosa assai meno gradita, con il taglio delle detrazioni, non più a partire da chi guadagna oltre 120mila euro com’è oggi, ma da 60mila o poco più. Come dire che sopra i 70-80mila euro di reddito, potendo scalare via, via meno spese, si pagheranno più tasse.

 

CARTELLE ESATTORIALI

Ma il governo è pronto a tendere la mano a quella vasta platea di italiani che secondo i calcoli di Federcontribuenti dopo la tregua fiscale imposta dal Covid si vedranno recapitare entro fine anno 13 milioni di cartelle. Sulle quali pagheranno appena il 20% di quanto dovuto i redditi più bassi quando l’importo da saldare non supera i 2.500 euro, mentre tutti gli altri beneficeranno di un super sconto su sanzioni e interessi, che arrivano a toccare oggi il 40% dell’importo.

 

LE SANATORIE

valditara locatelli salvini giorgetti calderoli

Un condono, o poco ci manca, per le mini cartelle esattoriali recapitate a chi si trova in difficoltà economiche. Una sanatoria un po’ meno generosa per chi se la passa meglio e deve sanare importi maggiori. Il “saldo e stralcio” per chi invece vuole fare pace con il fisco, prima che questo venga a suonare alla sua porta. Il capitolo sanatorie della manovra poggia su questi tre pilastri.

 

Per cartelle di un valore fino a 2.500 chi ha un reddito Isee modesto, si parla di 15mila euro, potrebbe mettersi in regola pagando solo il 20% del dovuto. «L’Agenzia delle entrate - spiega Maurizio Leo, responsabile economico di FdI e viceministro dell’Economia- deve togliere di mezzo le cartelle inesigibili, perché li non ci sarà di che recuperare e comunque parliamo di importi inferiori al costo di recupero». In caso di importi e redditi superiori l’imposta andrebbe pagata per intero, ma quel circa 40% di sanzioni e interessi verrebbero sostituiti da una assai più modesta maggiorazione del 5%, con un comodo pagamento in rate decennali.

 

CARTELLE ESATTORIALI

Ma anche chi non ha ancora ricevuto alcuna cartella esattoriale può mettersi al riparo se sa di avere qualche scheletro nell’armadio. In questo caso il governo pensa di applicare la formula “5+5”: dopo una interlocuzione con l’amministrazione finanziaria si pagherebbe l’imposta con una sanzione forfettaria del 5% che comporterebbe quindi un risparmio del 35%, con il vantaggio di poter rateizzare in 5 anni.

 

Se non una manna un bell’aiuto per i circa 23 milioni di italiani che hanno una cartella esattoriale che pende sul loro capo o che stanno per riceverla. Anche se la Corte dei Conti ha a suo tempo fatto sapere che di questi importi è recuperabile appena un 7 per cento.

 

LA GIUNGLA DA DISBOSCARE

giorgia meloni giancarlo giorgetti 2

Negli ultimi dieci anni sono raddoppiate superando quota 600 per un valore di 53 e passa miliardi. È la giungla delle detrazioni fiscali. Che tanti governi hanno provato invano a disboscare e che dentro contiene di tutto, da cose intoccabili, come le spese sanitarie, ai soldi spesi per il veterinario o per capi di abbigliamento e parrucchiere se si lavora con la propria immagine.

 

A farla breve ci ha pensato Draghi, che invece di star li a fronteggiare le proteste delle varie categorie ha inferto una sforbiciata progressiva delle detrazioni al 19% a partire da 120mila euro di reddito in su. Fino ad arrivare al totale azzeramento raggiunto il tetto dei 240mila euro, dichiarati da una ristrettissima cerchia di contribuenti. Esentate dal taglio riservato ai redditi alti solamente le spese mediche e quelle per il mutuo sulla prima casa.

 

CARTELLE ESATTORIALI 8

Ora per finanziare l’estensione della flat tax alle partite Iva con redditi più alti e magari per dare anche una limatina anche al cuneo fiscale dei dipendenti, il Governo pensa di far partire il meccanismo introdotto da Draghi a partire dai 60mila euro di reddito. Anche perché, come anticipato dal titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, i circa 30 miliardi disponibili saranno quasi tutti utilizzati per fronteggiare il caro bollette, mentre le altre misure «dovranno trovare copertura al loro interno».

 

Per questo al riordino delle “tax expenditures” fa riferimento il rapporto sulle spese fiscali allegato alla Nadef, mentre ieri l’ipotesi di riduzione delle detrazioni è stata confermata dal sottosegretario all’Economia, il leghista Federico Freni. «È un’ipotesi allo studio, ho qualche perplessità personale che sia corretta quella soglia di 60mila euro. Secondo me dovrebbe essere un pochino più alta». Per i ceti medi no, ma per i benestanti il fisco sarà più salato.

 

FLAT TAX

giorgia meloni parla con giancarlo giorgetti alla camera

La Lega spinge su la tassa piatta del 15% per le partite Iva. Ma, se ci sarà, il beneficio non arriverà fino a 100mila euro di reddito, come promesso dal programma elettorale del centrodestra. «La manovra arriverà in Parlamento entro 10 giorni e cominceremo a mantenere gli impegni presi come la flat tax, sulla quale si sta ragionando sulla soglia tra 100 e 85 mila euro», ha detto ieri il vicepremier Matteo Salvini, mentre il “suo” sottosegretario all’Economia, Federico Freni, fissava l’asticella direttamente tra gli 85 e i 90mila euro di reddito, escludendo quindi “quota 100”.

 

Comunque si allargherebbe la platea delle partite Iva, che se la caverebbero versando al fisco solo il 15% di quanto guadagnato, infischiandosene delle fatture da portare in detrazione perché con la flat tax si entra comunque nel regime forfettario, previsto oggi solo per chi non supera i 65mila euro di reddito. Che per qualcuno potrebbe essere anche non conveniente. In tal caso resterebbe nel regime ordinario.

 

Ma l’Esecutivo vuol dare un contentino anche ai dipendenti. Che arriverà sotto le mentite spoglie della flat tax “incrementale”, che sta particolarmente a cuore alla Meloni. «Un premio per chi si da da fare» l’ha definita in campagna elettorale. Perché la tassa piatta del 15% si applicherebbe su quanto guadagnato in più rispetto all’anno precedente. Anche se questo sconto fiscale varrebbe solo per il primo anno, mentre nel successivo si tornerebbe alle normali aliquote Irpef.

 

CARTELLE ESATTORIALI

Si sta ragionando anche se applicare la flat tax agli autonomi che superino il nuovo tetto di reddito per la tassa piatta che arriverà probabilmente a 85mila euro. In questo caso, ad esempio, chi in un anno è passato da 100 a 120mila euro di reddito sui 20mila di incremento pagherebbe solo il 15% anziché l’aliquota ordinaria del 43%.

matteo salvini giorgia meloni GIORGIA MELONI MATTEO SALVINI - MEME BY EDOARDO BARALDI

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…