ursula von der leyen

URSULA, LA CONTABILE D’EUROPA! IL RITRATTONE DI URSULA VON DER LEYEN, DETTA MISS PANNOLINO, BY PINO CORRIAS - SPOSATA CON UN NOBILE, 7 FIGLI, SI SMARCA DALL’INGOMBRANTE FIGURA DELLA CANCELLIERA MERKEL PER POI FINIRE AGLI ORDINI DEGLI AMERICANI – IL SUO SORRISO SOLO UNA VOLTA SI E' INCRINATO, QUANDO ERDOGAN, IL TURCO, L'HA LASCIATA SENZA SEDIA A UN SUMMIT, COME FOSSE ARRIVATA LÌ PER SPOLVERARE – IL VELENO DI PRODI: “AI MIEI TEMPI SI RAGIONAVA ANCORA CON I CAPI DI STATO SUI NOMI DEI COMMISSARI DA SCEGLIERE. OGGI URSULA FA LA CONTABILE DI QUEL CHE LE DICONO”

Pino Corrias per il Fatto Quotidiano - Estratti

 

ursula von der leyen al g7

Secondo giro di pista, dopo il Pit-Stop elettorale, sull’identico circuito dove corriamo senza pace. E dunque auguri alla “contabile d’Europa” miss Ursula von der Leyen, per stare all’ultimissima cattiveria di Romano Prodi che su quello stesso podio della Commissione europea ci è stato per cinque anni: “Ai miei tempi si ragionava ancora con i capi di Stato sui nomi dei commissari da scegliere.

 

ursula von der leyen meloni

Oggi Ursula fa la contabile di quel che le dicono”. Cioè mette in fila le decisioni altrui, a cominciare da quelle militari della Nato. E anche le indecisioni, visto il guaio identitario in cui si è infilata la sua amica Giorgia di Colle Oppio, capace di frignare in pubblico per non essere stata invitata “al ballo mascherato delle celebrità”, come cantava il vecchio De André, e dove Meloni Premier non vedeva l’ora di chiedere allo specchio della Nazione e all’Europa intera: “Son più bella io o la statua della Pietà?”

 

Ursula – detta il “casco d’oro” per via della permanente, ma anche “l’elmetto di piombo” vista la sua predisposizione al riarmo d’Europa – lascia correre il filo delle trattative, dei dispetti e delle ripicche di queste ore. Incassa la maggioranza dei cattolici, dei socialisti e dei liberali che, incidentalmente, hanno vinto le elezioni.

 

URSULA VON DER LEYEN - GREEN DEAL

Torna al rigore dei bilanci degli Stati, considerando secondarie le faglie sociali che si sono aggravate in questi anni. Promette maxi-investimenti nella difesa comune.

 

E naturalmente prega, vista la sua devozione religiosa, mentre predispone i sacchi di sabbia intorno alle finestre d’Europa, non solo per accogliere quel che resterà dell’Ucraina, ma anche a contrasto dei Velociraptor della destra ultra sovranista, fascistelli e neonazi compresi, che vorrebbero sfasciarli quei cristalli, come nella celebre notte del 1938 (...)

 

Nei cinque anni passati, Ursula ha navigato con carburante rigorosamente americano, inseguita dalle voragini aperte dalla pandemia planetaria, dai guai climatici, dal ricorrente corto circuito delle fonti energetiche aggravato dalla guerra di sanzioni contro la Russia, dal terrorismo islamico, dalle migrazioni che mandano in tilt interi governi, dai super poteri geopolitici della Nato e da quelle militari di Putin che con l’invasione dell’Ucraina ha interrotto la lunga pace in Europa, ex Jugoslavia a parte.

antonio tajani ursula von der leyen manfred weber donald tusk

 

Per non dire della nuova guerra, scoppiata dopo il raid dei tagliagole di Hamas in Israele, con i massacri nella Striscia di Gaza che stanno di nuovo incendiando l’intero Medio Oriente.

 

Dalla pandemia ne siamo usciti. Dai malanni dell’economia ci stiamo ancora provando con il monumentale vaccino del Next Generation Eu, i 750 miliardi di euro iniettati nelle casse vuote degli investimenti europei. 

 

(...)

 

URSULA VON DER LEYEN KYRIAKOS MITSOTAKIS

Per le guerre vere, neanche a parlarne. L’Europa di Ursula von der Leyen, non ha toccato palla, salvo raccattare quelle lanciate dai due fronti guidati da Usa e Gran Bretagna da una parte, Russia e Cina dall’altra, titolari di questa “Terza guerra mondiale a pezzi”, dove si moltiplicano, oltre ai morti, i fatturati delle industrie militari e l’isteria dei governi.

 

Mentre parole come “negoziato” e “pace” ancora non compaiono, sebbene stiano a fondamento proprio dell’Europa e dell’inchiostro dei suoi fondatori.

 

Compare invece in ogni inquadratura – da cinque anni filati – il suo sorriso d’alta classe che solo una volta si incrinò, quando Erdogan, il turco, la lasciò senza sedia a un summit, come fosse arrivata lì per spolverare. Invece di assestare almeno un calcio negli stinchi al califfo, pigolò: “Rimasi sorpresa, ma badai alla sostanza dell’incontro”.

 

ursula von der leyen e volodymyr zelensky summit per la pace svizzera

Ursula del resto nasce ben educata nella villa di famiglia, 8 ottobre 1958. Il padre, Ernst Albrecht, politico e imprenditore, è Commissario europeo.

 

Cresce a Bruxelles fino ai 13 anni. In casa parla tedesco, fuori casa inglese e francese. Dirà: “Sono stata europea prima di sapere di essere tedesca”. Quando il padre diventa presidente Cdu della Bassa Sassonia, la famiglia torna a Hannover. Ottimi studi, adolescenza senza ombre.

 

L’unico vero intralcio a vent’anni, quando la polizia sospetta che i terroristi della Baader-Meinhof vogliano rapirla. Per precauzione il padre la manda a studiare alla London School of Economics.

 

Ma tre anni dopo, rientrata in patria, sceglie di ricominciare con Medicina, fino alla laurea in Ginecologia, anno 1987. Nel frattempo, sposa il rampollo dei nobili von der Leyen. Segue il marito in California, dove per 6 anni insegna Medicina alla Stanford University, e già che c’è si specializza in super mamma, fabbricando 7 figli.

 

joe biden e ursula von der leyen appisolati durante il concerto di andrea bocelli

La politica è un’attitudine tardiva che coltiva dentro l’ombra di Angela Merkel. Dopo un paio di incarichi regionali, diventa ministro agli Affari sociali, anno 2005, dove si concentra sulle reti di protezione per le famiglie tedesche, asili nido, congedi parentali, sussidi alla maternità. I giornali la chiamano “Miss pannolino”. Ma è un errore di sottovalutazione. Da ministro del Lavoro se la batte con i colossi industriali e i potenti sindacati metalmeccanici.

 

ursula von der leyen giorgia meloni g7 borgo egnazia

Da ministro della Difesa mette in riga i generali, polemizza con i russi quando nel 2014 Putin si annette la Crimea, accendendo i fuochi della futura guerra in Ucraina. Macina consensi e carriera fino a diventare l’erede designata della Merkel. Salvo che per troppa ombra in patria, i suoi competitori si inventano la sua candidatura a Bruxelles.

 

Anche stavolta è il suo filo di perle il punto di mediazione dei molti labirinti d’Europa. Per festeggiare la sua nuova nomina ha dettato l’elogio della pace e della democrazia, “dobbiamo prendercene cura” perché sono preziose e in pericolo. Poi ha assecondato quello stesso pericolo imbracciando le insegne del leader ucraino Zelensky, promettendo altri miliardi alle trincee della guerra e altre armi per i nostri arsenali, “magari con un nuovo Recovery” da intitolare stavolta Dead Generation Eu. Ottima idea per il secondo giro di pista, fino al traguardo del baratro comune.

scarpe e calza grigia di ursula von der leyenursula von der leyen volodymyr zelensky ursula von der leyen olaf scholz URSULA VON DER LEYEN URSULA VON DER LEYEN URSULA VON DER LEYEN DOPO LE ELEZIONI EUROPEE URSULA VON DER LEYEN VOTA PER LE EUROPEE MANFRED WEBER URSULA VON DER LEYEN DONALD TUSKursula von der leyen ursula von der leyen manfred weber illustrazione di politicoursula von der leyen manfred weber CHARLES MICHEL - RISHI SUNAK - JUSTIN TRUDEAU - URSULA VON DER LEYEN - JOE BIDEN GIORGIA MELONI - G7 BORGO EGNAZIA

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)