LA CORSA DELLA MELONI PER INTESTARSI LA LEGGE CHE VIETA AI 15ENNI DI UTILIZZARE I SOCIAL - IL GOVERNO HA STILATO UNA BOZZA DI UN PROVVEDIMENTO CHE IMPEDISCE AGLI ADOLESCENTI DI UTILIZZARE I SOCIAL: MA UN DISEGNO DI LEGGE BIPARTISAN SUL TEMA C'E' GIA' ED È PRONTO PER ESSERE APPROVATO: È A FIRMA DI LAVINIA MENNUNI (FDI) E SIMONA MALPEZZI (PD) - MA, VISTA L'URGENZA E L'IMPATTO "EMOTIVO" DI UNA LEGGE DEL GENERE, LA PREMIER E I MINISTRI SI VOGLIONO INTESTARE IL PROVVEDIMENTO PER RACIMOLARE QUALCHE VOTO, VANIFICANDO I LAVORI PARLAMENTARI...
Estratto dell'articolo di M.N.D.L. per "la Repubblica"
Una corsa, dopo anni di silenzio e sottovalutazione. Addirittura un ingorgo di proposte di legge che si sovrappongono le une alle altre. Adesso che la comunità scientifica ha codificato con dati e cifre quanto la dipendenza da social "inquini" la mente degli adolescenti, ora che in tutto il mondo si varano norme e divieti per l'uso delle piattaforme, l'Italia arriva — tardi e in ordine sparso — all'appuntamento. Prendiamo ad esempio quello che è accaduto alla vigilia di Pasqua.
In una riunione presieduta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, e alla quale hanno partecipato i ministri Valditara, Foti, Abodi e la ministra Roccella, il governo ha annunciato l'arrivo di un disegno di legge in dieci articoli per limitare, anzi impedire, l'uso delle piattaforme agli adolescenti sotto i 15 anni.
Il testo, così hanno precisato i partecipanti, sarebbe per adesso soltanto una bozza. La cui filosofia è quella di imporre alle multinazionali dei social di prevedere degli strumenti per impedire che gli under 15 possano accedere a piattaforme tipo Tik Tok o Instagram. E, nello stesso tempo, coinvolgere i genitori nel meccanismo di controllo-responsabilità dell'uso delle piattaforme dei propri figli.
Al di là dei contenuti però, il governo propone oggi un testo molto simile a quello sul quale il Parlamento sta lavorando da un anno e mezzo con un disegno di legge bipartisan, firmato al Senato da Lavinia Mennuni di FdI e Simona Malpezzi del Pd, e presentato alla Camera da Marianna Madia, Pd. Perché, viene da chiedersi?
Perché surclassare il lungo lavoro di audizioni e con tutti i maggiori esperti dell'età evolutiva, più le verifiche europee, fatto in commissione Telecomunicazioni da Mennuni e Malpezzi, oltretutto con la firma di tutti i partiti? La lista però continua. Sempre alla Camera anche Mara Carfagna ha depositato un testo di Noi Moderati, mentre a Palazzo Madama una ulteriore bozza di legge è arrivata dai senatori dem Antonio Nicita e Lorenzo Basso.
Insomma un vero affollamento, dovuto anche, forse, allo sgomento seguito all'accoltellamento della professoressa da parte di un tredicenne in provincia di Bergamo o all'ossessione stragista coltivata nel dark web dallo studente di 17 anni arrestato a Perugia. Ma in questa corsa politica a intestarsi la legge sul controllo degli smartphone il dato che contrasta di più è l'annuncio della bozza del governo, che di fatto vanificherebbe l'unica vera legge davvero pronta, ossia quella incardinata in commissione al Senato e depositata alla Camera.
O, vista l'urgenza e l'impatto "emotivo" di una norma del genere, la premier stessa e i ministeri più interessati, dall'Istruzione alla Famiglia, vorrebbero che nascesse con la loro firma?
Simona Malpezzi non nasconde la sorpresa. «Colpisce che davanti a una legge già pronta del Parlamento il governo decida di andare per la propria strada, nemmeno proponendo di inglobare il nostro testo, firmato, lo ripeto, anche da tutta la maggioranza. Forse è per questo che da mesi aspettiamo l'unico tassello mancante per completare il lavoro, ossia i pareri governativi», dice Malpezzi. Evidentemente, allora, Palazzo Chigi aveva altri piani.
«La legge è pronta — aggiunge Malpezzi — modificata per recepire non soltanto gli emendamenti che sono stati via via proposti, ma sottoposta a ottobre del 2025 anche alla comunità europea per evitare procedure di infrazione. Insomma dopo anni di ritardo, di allarmi per la salute mentale degli adolescenti, adesso che il Parlamento è in dirittura d'arrivo, il governo annuncia una propria bozza di testo. Non è un bel segnale politico». [...]





