LA CULTURA IN MANO ALLA DESTRA? IL CAOS E L'APPROSSIMAZIONE AL POTERE. LO DIMOSTRA IL PNRR CULTURA CON SOLDI DATI PERFINO A BAR, TRATTORIE, LAVANDERIE, ENOTECHE E B&B MENTRE CINEMA, TEATRO E MUSEI SONO IN CRISI - FINANZIATI 15 MILA PROGETTI, CHE TOCCANO 2.500 COMUNI PER UN VALORE COMPLESSIVO DI 4,2 MILIARDI DI EURO. UNA SVENTAGLIATA DI RISORSE USATE COME MANCETTE SENZA UNA PROGETTUALITÀ REALE PER RILANCIARE LA CULTURA: A “PAGARE IL CONTO” DI COME SONO ANDATE LE COSE SARA’ IL MINISTRO GIULI! PS: L’UNICO MAXI PROGETTO E’ IL NUOVO LOOK DI CINECITTÀ (LA CUI AD E’ MANUELA CACCIAMANI, CARA ALLE SORELLE MELONI) CON UNA SPESA DI 230 MILIONI DI EURO PER NUOVI TEATRI DI POSA. ORA, PERÒ, TOCCHERÀ RIEMPIRLI...
Estratto dell'articolo di Stefano Iannaccone per "Domani"
MANUELA CACCIAMANI - ALESSANDRO GIULI - FOTO LAPRESSE
C’è il cinema italiano che arranca e sparisce dalle grandi rassegne internazionali. La testimonianza arriva dalle ultime edizioni dei festival di Berlino e di Cannes. Non va meglio agli esercenti: le sale vengono riempite a fatica e diventano cattedrali metropolitane nel deserto.
I teatri vivono una crisi interminabile: già nel 2022 avevano chiuso i battenti oltre 400 sale e solo a Roma altri 50 non hanno riaperto nel 2026. Ci sono poi i musei con poco personale, che faticano a garantire sevizio pieno all’utenza.
giorgia meloni alessandro giuli
Il mondo della cultura ha una serie di problemi, che alla fine del Piano nazionale di ripresa e resilienza non sono stati risolti. Perché non sono stati nemmeno affrontati. I progetti hanno sostenuto in gran parte lavori in piccole piazze, edifici di culto minori, ex scuole, ex carceri. Finanche le centrali nucleari dismesse. Hanno pure elargito fondi ad attività commerciali: bar, trattorie, birrifici, alberghi. Addirittura lavanderie e un b&b. Con la motivazione di essere collocati geograficamente in luoghi di interesse culturale.
Il Mic ha fatto da finanziatore anche di privati, supplendo alla funzione di altri ministeri naturalmente deputati al sostegno di società.
Progetti ovunque
Il totale è stato di 15mila progetti finanziati che toccano almeno 2.500 comuni (un terzo del totale) e un valore complessivo di 4,2 miliardi di euro.
Il Pnrr cultura è la perfetta fotografia del Piano: risorse a pioggia, gettate in tanti rivoli. Senza una visione organica. Così agli occhi dei cittadini resta poco o niente. E soprattutto gli operatori del settore non hanno alcuna percezione di cambiamento.
«Gli investimenti in ambito culturale sono certamente una perfetta rappresentazione delle criticità generali incontrate dal Pnrr negli anni. Si tratta di opere di natura diversa, che coinvolgono una rete enorme e disomogenea di soggetti attuatori, sia pubblici che privati: dai musei statali alle biblioteche comunali, fino a imprese, comuni, parrocchie, aziende agricole e persone fisiche», dice a Domani Luca Dal Poggetto, analista di Openpolis, che ha seguito il Piano nelle fasi di attuazione
ALESSANDRO GIULI E IL CASO BOCCIA SANGIULIANO - POSTER BY MACONDO
«Tutte queste difficoltà», aggiunge l’esperto, «si riflettono in modo inequivocabile nel dato più critico: lo stato di avanzamento finanziario. Ad oggi c'è ancora una distanza significativa tra il totale delle risorse stanziate e quanto è già stato speso».
La peculiarità è che rispetto ad altri comparti non c’è stato un unico interlocutore. Gli avvicendamenti al ministero della Cultura rendono difficile individuare la paternità e le responsabilità. È stato, infatti, il Pnrr dei tre ministri: Dario Franceschini lo ha preconfezionato, durante il governo Draghi, il successore, Gennaro Sangiuliano lo ha plasmato a propria immagine e somiglianza. E l’ultimo, Alessandro Giuli, lo ha dovuto attuare. Per paradosso è lui che deve “pagare il conto” di come sono andate le cose.
meme giorgia meloni alessandro giuli
Il percorso farraginoso si è tradotto nelle difficoltà pratiche. L’avanzamento della spesa non è stato certo il fiore all’occhiello del Collegio Romano: dei 4,2 miliardi di euro, suddivisi in 9 misure principali, era stato effettivamente impiegato solo il 30 per cento fino alla fine dello scorso anno (ultimo dato a disposizione).
Ci sono aspetti singolari: al Mezzogiorno, per la cultura, è andata una cifra, il 37,2 per cento e non il 40 per cento previsto.
Trattorie e birrifici
La base del Recovery plan culturale era il recupero dei piccoli centri. Sulla voce “attrattività dei borghi” è stato messo il 25 per cento del budget, pari a un miliardo di euro.
Solo in questo caso sono stati accettati oltre 6mila progetti, che prevedevano un po’ di tutto. È tutto messo nero su bianco nel decreto ministeriale del giugno 2024, quando al Collegio Romano c’era Sangiuliano.
Nell’ambito del Piano sono stati attribuiti poco meno di 75mila euro a una trattoria nel trevigiano. Ma non è l’unico caso. Altri piccoli ristoranti e trattorie hanno ricevuto le sovvenzioni del Piano, dalla provincia di Brescia a quella di Benevento, passando per Parma, Piacenza. Ovunque. Anche una lavanderia, a Sutrio (Udine), è stata finanziata dal Piano. Nello stesso comune anche un’enoteca ha avuto 75mila euro.
Regione che vai, richiesta di fondi che trovi. Il Pnrr cultura ha dato 75mila euro al birrificio artigianale Erbanina, situato a Gioia Sannitica (Caserta). Nella carrellata rientrano anche micro interventi nel settore pubblico.
Al comune di Vallecorsa, provincia di Frosinone, sono finiti 134mila euro per un generico «potenziale di servizi di infrastrutture culturali».
A San Pellegrino Terme, nel bergamasco, sono stati assegnati 90mila euro in favore di un edificio parrocchiale e di viabilità pedonale della frazione Santa Croce.
Sono esempi tra i tanti che confermano la sventagliata di risorse spese a mo’ di mancette. Senza una progettualità reale per rilanciare la cultura.
La frammentazione progettuale ha reso ancora più complicata la cosiddetta messa a terra degli interventi.
Gli investimenti hanno incontrato notevoli difficoltà attuative: sono state necessarie revisioni in corso d’opera. «Per molte misure è stato necessario rivedere gli obiettivi al ribasso, semplificare gli interventi o posticipare le scadenze di mesi», ha sottolineato Dal Poggetto.
Certo, una ricca dote è stata anche messa a disposizione della digitalizzazione (500 milioni di euro) e della cosiddetta Recovery Art (800 milioni di euro), missione dedicata ai luoghi di culto e ai siti di ricovero per le opere d’arte a rischio, in caso di calamità.
giorgia meloni - videomessaggio al convegno L'Italia del Pnrr
Nella gran bagarre di soggetti attuatori, dunque, il ministero della Cultura ha dovuto far ricorso addirittura alla Sogin, la società pubblica che si occupa del decommissioning delle centrali nucleari.
C’è stato anche qualche maxi progetto. Uno, in realtà: il nuovo look di Cinecittà con una spesa di 230 milioni di euro per nuovi teatri di posa. Ora, però, toccherà riempirli. Almeno per dare un senso tangibile al Pnrr cultura.
GIORGIA MELONI PNRR
PNRR – GIORGIA MELONI URSULA VON DER LEYEN - VIGNETTA BY LE FRASI DI OSHO


