massimo dalema d alema xi jinping putin kim jong un

“LA FOTO DI PECHINO CON I DITTATORI PUTIN E KIM JONG UN? I LEADER OCCIDENTALI HANNO COMMESSO UN ERRORE A NON ESSERCI. LI’ ERA RAPPRESENTATO L’80% DEL GENERE UMANO” – MASSIMO D’ALEMA, INTERVISTATO DA ALDO CAZZULLO, DIFENDE LA CINA (“NON FA GUERRE, NON BOMBARDA NESSUNO”) E ACCUSA IL GOVERNO: “LA MELONI SI INFILA NELLE FOTO. NON VEDO INIZIATIVA ITALIANA SU NESSUN TEMA DI POLITICA INTERNAZIONALE. SULL’UCRAINA SERVE UN’INTESA UE-RUSSIA - IO FILOARABO? DIFENDO I DIRITTI DEL POPOLO PALESTINESE. COME CRAXI, ANDREOTTI, MORO, BERLINGUER” – “L’INTERMEDIAZIONE CON LA COLOMBIA? TUTTO FALSO, CERTO HO UNA ATTIVITÀ DI CONSULENZA" – IL COMUNISMO (“LA FORMAZIONE E’ QUELLA”). E SULLA COALIZIONE LARGA CONTRO LA DESTRA…”

 

Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera - Estratti 

 

MASSIMO D ALEMA IN VERSIONE MAO - MEME

Massimo D’Alema, cominciamo dalla foto di Pechino. Cosa c’è andato a fare? 

«A festeggiare gli ottant’anni della vittoria del popolo cinese nella sua liberazione, e la vittoria della guerra contro il fascismo e il nazismo. Così era scritto sull’invito». 

 

C’erano i peggiori autocrati della terra, a cominciare da Putin. 

«Putin è stato ricevuto con maggiori onori negli Stati Uniti che in Cina. Le ricordo che nella guerra al nazifascismo i russi hanno avuto venti milioni di morti; che la Russia fosse rappresentata mi pare abbastanza inevitabile». 

 

C’era pure il dittatore nordcoreano Kim Jong-un. 

«E c’era il presidente del Parlamento sudcoreano. Qualcuno che avesse maggiore conoscenza e animo più sereno avrebbe notato molti rappresentanti di governi democratici, dall’India all’Indonesia». 

Non dei grandi Paesi occidentali. 

«I leader occidentali hanno commesso un errore. A Pechino era rappresentato, ci piaccia o no, l’80% del genere umano. Isolare l’80% dell’umanità è un’impresa difficile. Mi fa riflettere un certo imbarbarimento». 

 

 

(…)

La Cina non è un pericolo? 

«I cinesi non fanno guerre, non bombardano nessuno. Se costruiamo un muro tra noi e loro è anche più difficile esercitare una necessaria influenza nel nome della libertà e dei diritti umani». 

 

(...)

 

MASSIMO DALEMA CON IL SUO VINO SFIDE

Sta dicendo che dobbiamo dialogare con il Sud del mondo? 

«Il dialogo è obbligatorio. È nel nostro interesse. L’alternativa è lo scontro. Questi Paesi non sono predisposti allo scontro con l’Europa (non so con l’America). Vogliono la collaborazione. I cinesi si muovono in modo non ostile verso un Paese come l’Italia. Ogni spazio di collaborazione che si apre dovrebbe essere colto. A loro ho sempre detto: non potete più invocare la scusa che siete in via di sviluppo; siete una grande potenza, dovete prendervi le responsabilità di una grande potenza». 

 

Come trova Trump? La tregua in Medio Oriente è merito suo. 

«Quale tregua? La scorsa settimana, Israele ha ucciso in due giorni 104 persone, di cui 46 bambini. E continua l’aggressione quotidiana ai villaggi della Cisgiordania, lo squadrismo dei coloni, gli incendi, i ferimenti. È una gigantesca tragedia: il governo israeliano ha un progetto di pulizia etnica, di liquidazione definitiva del popolo palestinese. Trump, con la sua spregiudicatezza e imprevedibilità, punta a ricostruire lo spazio americano nella sfera internazionale. E qui c’è il problema dell’Europa». 

 

romano prodi e massimo d alema foto mezzelani gmt10

Quale problema? 

«La Cina ha una sua agenda: costruire l’egemonia sul Sud del mondo. I cinesi ragionano sui tempi lunghi della storia. Il loro vero competitore non è l’America; è l’India, che ha una demografia favorevole. Gli americani hanno la loro agenda: tornare protagonisti. La Russia coltiva con rancore il sogno della rivincita imperiale; non sovietica, russa. E l’Europa? Non si capisce. Nessuno ha la percezione di un’agenda europea». 

 

È così da tempo. 

«Ma non è sempre stato così. Io ho vissuto due grandi crisi, i Balcani e il Libano, in cui l’Italia fu protagonista, e non nel senso che ci infilavamo nella foto». 

 

La Meloni si infila nella foto? 

«In sostanza, sì. Non vedo iniziativa italiana su nessun tema di politica internazionale. Abbiamo festeggiato la vicepresidenza di Fitto, al quale ho fatto gli auguri e che sta lavorando bene, come un trionfo; ma nel 2000 io negoziai una Commissione europea con Prodi presidente e Monti commissario alla concorrenza. Forse avrei dovuto indire una festa nazionale. Ottenemmo il comando della missione in Libano, e il giorno dopo entrammo nel Consiglio di sicurezza». 

romano prodi e massimo d alema foto mezzelani gmt09

 

Ma ancora le rimproverano l’intervento Nato in Serbia. 

«Intervenimmo per fermare la pulizia etnica, cosa che nessuno ha fatto nei confronti di Israele. Non volevamo schiacciare la Serbia, ma cercare una soluzione politica, che alla fine trovammo: il Kosovo non poteva diventare parte dell’Albania, la minoranza serba sarebbe stata protetta. Nei Balcani e in Libano l’Europa prese l’iniziativa; Clinton, Bush e Condoleezza Rice dovettero negoziare con l’Europa». 

 

Ancora si ricorda la sua passeggiata a braccetto con un capo di Hezbollah. 

«Una polemica senza senso. Dovevamo mandare i nostri militari nel Sud del Libano in condizioni di sicurezza, senza che fossero percepiti come una forza ostile. Quella che fu chiamata, davvero con cattivo gusto, “passeggiata” era una visita alle macerie di Beirut dopo un bombardamento israeliano, tra civili che cercavano i loro morti». 

 

Lei è considerato da sempre filoarabo. 

massimo d alema foto mezzelani gmt16

«Difendo i diritti del popolo palestinese. Non io; Craxi, Andreotti, Moro, Berlinguer: la politica democratica italiana. Io mi sento erede di questa tradizione». 

 

E l’Ucraina? 

«Anche lì spicca l’assenza dell’Europa, che ha sostenuto la guerra contro la Russia da una posizione irrealistica, sulla pelle degli ucraini». 

 

Si riferisce anche a Macron? 

«Certo. Una guerra tra l’Occidente e la Russia è una guerra nucleare: lo scenario è la mutua distruzione. Bisognava trovare una via d’uscita: quello che a un certo punto ha detto Trump a un’Europa spiazzata, infastidita, a rimorchio. Anche se poi si è mosso in modo maldestro, dando un vantaggio a Putin senza ottenere nulla in cambio». 

 

Come finirà? 

«Dobbiamo uscire da questo conflitto in un quadro di garanzie per l’Europa. La sicurezza dell’Europa ha bisogno di un accordo con la Russia, come quello negoziato a Helsinki nel 1975, che prevedeva misure concrete, controlli, riduzione degli armamenti». 

 

E in Italia? Si costruirà una coalizione larga contro la destra? 

«Spero di sì. Stanno lavorando. Non mi piace la parte di chi sta lì a criticare quelli che sono in office. L’elettorato spinge per l’unità Pd-5 Stelle-Sinistra; e in effetti, quando vota appena il 50%, mobilitare i propri elettori è importante.

 

MASSIMO DALEMA ALLA MANIFESTAZIONE PER GAZA A ROMA

Ma non è sufficiente. Occorre dialogare con un elettorato non di sinistra, con un pezzo di establishment , di classe dirigente del Paese, disponibile a una coalizione più europeista, infastidita dagli eccessi del sovranismo, cui non piace il legame subalterno con Trump, di cui percepisce lo spirito antieuropeo. E dobbiamo fare un discorso più consistente sul futuro dell’Italia.  Quello che a suo tempo proponemmo noi ebbe una presa». 

 

 

A cosa si riferisce? 

«Noi vedevamo un’uscita dalla crisi in chiave europea. Quando creai la Fondazione con Amato e Ciampi, fu proprio Ciampi a proporre il nome: Italianieuropei dava il senso di un progetto. Oggi il tema dell’Europa è logorato. Il gruppo dirigente del Pd raccolga la disponibilità che c’è, da una parte del mondo intellettuale, a dare un contributo di pensiero, di analisi degli scenari internazionali, di progetto per il futuro dell’Italia». 

massimo d alema foto mezzelani gmt15

 

Come si sta muovendo la Schlein? 

«Bene. Ci sta mettendo passione e spirito unitario. Certo, il Pd farebbe bene a elaborare una risposta ai problemi molto seri che abbiamo avanti». 

 

Qual è il primo? 

«La demografia. Altro che “fermare l’invasione”; dobbiamo fermare lo spopolamento. 

Se chiudiamo le frontiere, a fine secolo l’Europa avrà 300 milioni di sessantenni, di fronte a un’Africa con 4 miliardi e mezzo di abitanti, età media 18 anni. Una situazione insostenibile. Se non vogliamo chiudere tutto, fabbriche uffici ospedali welfare, non dobbiamo respingere, dobbiamo accogliere. E integrare, per evitare il disagio sociale che l’immigrazione provoca ai ceti popolari». 

 

Tre ultime domande. Personali. La questione del suo rapporto con il denaro la segue da sempre: l’Ikarus, le scarpe fatte a mano, l’intermediazione con la Colombia. Qual è la verità? 

«A parte la barca, di cui sono stato socio, è tutto falso. Ho sempre pensato, da vecchio comunista, che in una società di conflitto attacchi e persecuzioni siano inevitabili. Viviamo in un Paese in cui, se non hai fatto niente, alla fine ti assolvono. Non so perché, pur essendo io un pensionato indipendente, sia ancora visto come bersaglio». 

 

E le consulenze? 

d alema 22

«Certo, ho un’attività di consulenza che mi consente, tra l’altro, di tenere viva una fondazione senza partiti e senza padroni, e pubblicare una rivista cartacea costosa e prestigiosa.  Guardi il numero speciale sulla pace: metà degli articoli è scritta da ebrei, compreso l’ex premier israeliano Olmert». 

 

Ma lei è ancora comunista? 

«La formazione è quella. Uno non può mai dimenticare l’educazione che ha ricevuto. Ma ho contribuito a porre fine al Pci e a dare vita a un altro partito. Occhetto fece bene, e abbiamo sempre motivo di gratitudine per il coraggio con cui cambiò». 

veltroni d alema nazionale politici

 

I suoi più stretti collaboratori, quelli che Maria Laura Rodotà chiamava i Lothar — Latorre, Velardi, Minniti —, guardano con interesse alla Meloni. Come mai? 

«Ognuno è sempre stato libero. Ho sempre avuto un’attrazione per il talento. Quand’ero capo della Fgci scovai e assunsi alla Città Futura due giovanissimi che mi parevano capaci di fare i giornalisti: erano Lucio Caracciolo e Federico Rampini. Non sono mai esistiti i dalemiani. Nella misura in cui sono esistiti sono stati un problema, non una risorsa. Penso che ognuno dovrebbe avere più rispetto; non per me, ma per sé stesso». 

d alemaMASSIMO DALEMA ALLA MANIFESTAZIONE PER GAZA A ROMALULA CON MASSIMO DALEMAil selfie del 16 dicembre 2023 con il ristoratore vincenzo rinaldi assieme a edi rama e massimo d’alema

 

massimo d alema foto mezzelani gmt25massimo dalema vladimir putin massimo dalema e gli straordinari successi del partito comunista cinesemassimo dalema e gli straordinari successi del partito comunista cinese 2massimo dalema e gli straordinari successi del partito comunista cinese 3MASSIMO DALEMA ALLA PARATA MILITARE DI PECHINOMASSIMO DALEMA ALLA PARATA MILITARE DI PECHINOmyss keta d alema 44

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