elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

GIUSEPPE CONTE ELLY SCHLEIN CORTEO A PALERMO

DAGOREPORT

A che punto è la notte nel pollaio del Campolargo? La disfida tra i due galletti, Elly Schlein e Giuseppe Conte per chi sarà il candidato premier alle politiche 2027, sommata alle diatribe (Renzi sì, Renzi no) sulla nascita della "terza gamba" centrista e moderata, continua a riempire colonne di piombo sui giornali, con l'egolatria che ha sostituito la politica e il buon senso antico.

 

Più s'infiamma la sfida dei nani a chi ce l'ha più lungo, più resta nell'ombra tutto ciò che riguarda la vita vera dei cittadini: i salari erosi dall'inflazione, le liste d'attesa negli ospedali, l'evasione fiscale, i ritardi del sistema scolastico, il costo dell'energia, eccetera. 

riccardo magi, enzo maraio, elly schlein, alessandro onorato, giuseppe conte, gaetano manfredi assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse 26

 

Con l'alleanza di centro-destra vicina all'implosione, innescata dal bombastico arrivo del Generalissimo Vannacci, in un periodo di disaffezione alla politica (il 50% si astiene dal voto) e di crisi economica, dall'altra parte non c'è nessuno che prova a buttar giù una bozza di programma di governo, farsi qualche domanda sull'identità della prossima classe dirigente, studiare una strategia per sostenere il peso dei problemi sociali causati dalla vertiginosa digitalizzazione del mondo del lavoro. 

 

Invece di proposte concrete che riguardano la vita di tutti noi, sulle urgenze di un Paese pieno di problemi irrisolti, a preoccupare Elly e Conte sono le primarie di coalizione per chi andrà a sedersi sulla prima poltrona di Palazzo Chigi. Una jattura che metterà in scena le eterne e livorose divisioni e polemiche che portano ogni tre italiani a creare quattro partiti. 

Elly Schlein e Giuseppe Conte

 

Col risultato che non verrà scelta una personalità competente e soprattutto con quella cultura politica capace di trovare i compromessi necessari per trovare la quadra tra le varie e litigiose anime del Campolargo, bensì il più forte e abile a mobilitare le sue truppe cammellate, essendo le primarie aperte a tutti.

 

Al di là del futuro, travagliatissimo, che aspetta la nuova legge elettorale ideata dalla diabolica Meloni, che sa perfettamente che con l'attuale sistema di voto un'opposizione unita la manda a scopare il mare, le disquisizioni tra Elly e Conte riguardano il fondamentale dilemma: che fare, primarie ''secche'' o con ballottaggio? 

 

giorgia meloni a 10 minuti rete 4 4

A gettare benzina sul dualismo Conte-Schlein, che poteva benissimo essere un problema da risolvere in caso di vittoria con il saggio Mattarella, è stata l'intelligenza politica di Giorgia Meloni che ha avuto l’intuizione di mettere immediatamente, senza attendere l'esito elettorale, uno contro l’altro i suoi principali oppositori, tramite la discussione sulla legge elettorale e l’evocata indicazione del candidato premier nel programma di governo.

 

elly schlein vittoria primarie pd

Va detto che la fissa delle primarie è soprattutto cara alla segretaria con l'eskimo, che fu issata dal voto dei gazebi al Nazareno, beffando il riformista Stefano Bonaccini, che era stato eletto segretario dagli iscritti dem, attraverso le primarie ''aperte a tutti'' (ideona di Enrico Letta).

 

Secondo punto: la signorina con tre passaporti e una fidanzata sa benissimo che solo vincendo le primarie ha la garanzia di poter un dì traslocare a Palazzo Chigi. Altrimenti, una volta aperto il tavolo con i leader del Campolargo, finirebbe subito messa da parte come premier, a favore di una personalità con capacità e affidabilità di governo.

THE SCHLEINING - MEME DI CARLI SULLA SCONFITTA DI BONACCINI ALLE PRIMARIE

 

 

E quando Elly frigna che è osteggiata da una parte dell'"establishment", si riferisce al quel mondo economico-finanziario che ritiene l'ex attivista bolognese che nel 2020 ricopriva il ruolo di assessore con deleghe al welfare e al coordinamento di un nuovo Patto per il Clima della Regione Emilia-Romagna, una personalità più adatta a rallegrare i carri del Gay Pride che a occuparsi della governance di un paese con mille problemi irrisolti. 

 

Alla leader gruppettara, quello che è rimasto dei potentati economici preferirebbero di sicuro il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, già ministro dell’Economia che almeno un bilancio aziendale lo sa leggere o il sindaco di Napoli, il prof. Gaetano Manfredi.

ENRICO LETTA VOTA ALLE PRIMARIE PER ROMA

 

A favore di Elly va anche detto che ha il grande merito di aver tessuto una buona alleanza con i Cinquestelle di Conte: un movimento che è cruciale per battere la destra-centro (nel 2020 vinse l'Armata Branca-Meloni solo perché il centrosinistra si presentò diviso).

 

Un'alleanza con i "progressisti" di Conte costata cara al Pd: se oggi gli ex grillini si trovano con due presidenti di Regione, Alessandra Todde in Sardegna nel 2024 e quella di Roberto Fico in Campania nel 2025, è solo merito dei voti dem convogliati da Elly sui due candidati pentastellati.

 

schlein conte gualtieri

Ringalluzzita quotidianamente la sua ambizione espansa da Francesco Boccia e dal suo circoletto del Nazareno (i vari Bonafoni, Taruffi, Braga, Furfaro), Elly non si sta rendendo però conto dello stallo nel quale è precipitata: pur avendo recuperato tre punti percentuali rispetto al Pd di Enrico Letta del 2022, non riesce a issare i dem sopra la soglia psicologica del 21-22%. E questo nonostante la vittoria del referendum e la crisi del centrodestra.

 

francesco boccia elly schlein

 

Perché Elly non riesce ad attrarre nuovi consensi? Perché non smuove gli astenuti e gli indecisi a votare per il Pd?

 

Davanti a questo dilemma, la segretaria e il suo “arcobaleno magico” ha capito di non poter fare a meno della cosiddetta “gamba centrista”: quell’8-10% di moderati è indispensabile per vincere le elezioni.

 

Il guaio è trovare un nome in grado di guidare la galassia centrista: circolano sempre gli stessi profili, che incrociano più veti che voti. Si va da Gaetano Manfredi all’ex ministro Graziano Delrio, da Giorgio Gori ad Alessandro Onorato.

 

SILVIA SALIS CON MATTEO RENZI

Poi c’è il Fattore R. Trafitto da un colpo di umiltà, Renzi aveva promesso di fare un passo indietro, che avrebbe “dato una mano” senza protagonismo, consapevole di stare sul cazzo a troppi, a partire dal M5s (che gli addebita la fine del governo Conte II).

 

Quando poi ha lanciato la carta Silvia Salis for President, a molti è sembrato un modo, nemmeno troppo nascosto, di uscire dalla porta per rientrare dalla finestra, tele-guidando alla Gianni Boncompagni con Ambra, via auricolare, la fisicata sindaca di Genova, che deve i suoi natali politici alla Leopolda renziana. 

silvia salis foto di gente 6

 

Inoltre, l'entrata in scena della bombastica ex-martellista ha penalizzato anche l'altra saggia mossa del senatore semplice di Rignano di sciogliere Italia Viva in Casa Riformista, il contenitore nato per far confluire tutte le altre formazioni moderate, e invece è stato friendzonato dai vari Onorato, Ruffini, Maraio, Magi, che hanno già trovato un accordo sostanziale per un cartello elettorale di appoggio a Pd, M5s e Avs.

 

 

La carta Salis si è rivelata un tale boomerang per Renzi che la stessa moglie di Fausto Brizzi si è chiamata fuori quando ha capito che, scendendo nell'agone politico nazionale, rischiava di perdere tutto, Genova compresa.

 

Indipendentemente dalle antipatie o dalle ostilità che pendono sul capoccione di Renzi, però, i mammasantissima del campo largo, da Goffredo Bettini a Romano Prodi, hanno capito che il senatore di Rignano, come disse Draghi di Erdogan, è un “male necessario”.

fratoianni schlein fico conte bonelli

 

In questo stato di incertezza politica, dove lo scarto tra centrodestra e centrosinistra si decide sui decimali, anche un 2% può essere decisivo. E avere un Renzi testa d’ariete, o “kraken”, come si auto-definisce alimentando un trend virale, che sbertuccia un giorni sì e l'altro pure i Meloni marci d'Italia, è indispensabile in una campagna elettorale lunga un anno.

 

enzo maraio, stefano patuanelli, riccardo magi, giuseppe conte m5s, alessandro onorato, elly schlein, gaetano manfredi assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse 4riccardo magi, enzo maraio, elly schlein, alessandro onorato, giuseppe conte, gaetano manfredi assemblea nazionale di progetto civico italia foto lapresse 26

CONTE SCHLEIN SALIS DECAROmatteo renzi e i riformisti - vignetta by oshomatteo renzi otto e mezzo 2GIUSEPPE CONTE - ELLY SCHLEIN - NICOLA FRATOIANNI ALLA FESTA DEI 125 ANNI DELLA FIOMmeme sul pranzo schlein, conte, bonelli e fratoianni by carli roberto vannacci matteo renziConte, Claudio Mancini e GualtieriMENAGE ATREJU - MEME BY EMILIANO CARLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPA

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