giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

DAGOREPORT

antonio tajani Francesco Cannizzaro roberto occhiuto

L'Armata Branca-Meloni è in totale fibrillazione per due eventi che, nell’arco di poche settimane, possono essere un punto bombastico di svolta in questa fase politicamente caotica, in cui nulla è scritto e nessuno sa cosa accadrà domani mattina.

 

La prima polveriera è l’elezione suppletiva in Calabria del 27 e 28 settembre, per scegliere il deputato chiamato a sostituire Francesco Cannizzaro, eletto sindaco a Reggio Calabria.

 

Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 2

 

 

La seconda polveriera pronta ad esplodere è il voto con scrutinio segreto alla Camera sulla pastrocchiata legge elettorale, in cui si è incartata l'Underdog diventata Statista, atteso per la prima settimana di ottobre, dopo aver ottenuto il via libera del Senato: spunteranno di nuovo i franco tiratori che sanno che non saranno ricandidati nel 2027? Cosa decideranno le donne di Forza Italia inviperite per la mancanza di alternaza di genere nelle legge elettorale?

 

Il voto in Calabria non fa gran notizia sulle gazzette ma ha tutta la potenzialità per far sì che Giorgia Meloni si ritrovi, dopo l'inabissamento della Lega al 4,5%, con Salvini appeso a ciò che potrà accadere sul pratone di Pontida domenica prossima, anche con l'altro alleato della maggioranza, Forza Italia, ridotto a pezzi.

 

antonio tajani - fabio roscioli

Se Domenico Giannetta, l'ex forzista passato con Futuro Nazionale, riuscirà a ottenere sufficiente consenso per spaccare il centrodestra e far vincere il candidato del Pd Frank Benedetto, si materializzerà una sconfitta che finirebbe soprattutto sul groppone del governatore calabrese, Roberto Occhiuto. È stato lui, infatti, a preferire a Giannetta il tesoriere di Marina Berlusconi, Fabio Roscioli.

 

I fedelissimi di Tajani, che vedono in Occhiuto un avversario interno per la guida del partito, sperano solo in una sconfitta di Roscioli così da indebolire di fatto il rampante governatore e intestargli la disfatta. E l’affaire calabrese rientra in una più ampia guerra in corso dentro Forza Italia, con Tajani che sente di essere accerchiato e la sua controffensiva è un segno di debolezza.

 

Domenico Giannetta Roberto Vannacci Domenico Furgiuele

Infatti, se oggi dovessero votare i gruppi parlamentari azzurri, Tajani finirebbe in minoranza. Nel corso dei mesi il vicepremier infatti si è messo contro tutte le donne del partito, inviperite per la mancanza nelle legge elettorale dell'alternanza di genere, mentre da Milano Marina Berlusconi tira le fila dell’opposizione interna, dal ministro Paolo Zangrillo al vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè. 

 

 

Alberto Cirio

Contro Tajani c’è anche Alberto Cirio, che controlla il 70% dei voti di Forza Italia in Piemonte. Se il centrodestra dovesse vincere le elezioni 2027, Cirio si dimetterebbe da presidente del Piemonte, perché vuole fortissimamente fare il ministro. E Cirio ha già indicato come suo possibile successore alla guida della Regione il rettore del Politecnico di Torino, Paolo Corniati.

 

Dalla sua Tajani può contare sulla Campania ritornata in mano al “peso massimo” Fulvio Martusciello, l’Abruzzo, il Lazio e un 20% delle truppe forziste in Toscana.

 

marina berlusconi tajani

Quel “Merluzzone” di Tajani ha dimostrato di avere gli artigli, potremmo dire che è un “Merluzzo mannaro”. Non solo perché all’interno del partito, pur deprivato di Barelli e Gasparri, governa con pugno di ferro, tanto è vero che gli scazzi sono un menù fisso, non disdegnando nel frattempo il gioco del potere: ha imposto la nomina dei presidenti di Leonardo e di Terna, ''prendendosi'' molti posti all’interno del sottopotere di governo.

guido crosetto federico mollicone giorgia meloni ignazio la russa presentazione primo simbolo di fratelli d italia

 

 

 

Mentre la faida dentro Forza Italia è sotto gli occhi di tutti, anche in via della Scrofa hanno poco di che stare allegri: Arianna Meloni si trova in difficoltà a gestire i crescenti attriti sorti con i Ras locali, meno eclatanti ma altrettanto preoccupanti per la tenuta del partito.

 

A Milano, dove comandano i Fratelli La Russa, Ignazio storce naso-occhi-orecchie della candidatura del nobile Matteo Perego a sindaco, avanzata da Forza Italia. Un nome che andrebbe bene anche ai Fratellini d’Italia ma non piace a La Russa Family, che puntava sul ciellino di Noi Moderati, Maurizio Lupi. E così ’Gnazio va sempre più per i fatti suoi e si muove con l'opposizione (vedi il suo ottimo rapporto con Renzi), senza chiedere il permesso né a Giorgia Meloni né tantomeno ad Arianna.

MATTEO PEREGO DI CREMNAGO

 

In Campania poi c’è il problema di come riportare con i piedini per terra l'incontenibile Edmondo Cirielli, che dopo aver perso malamente le elezioni regionali, si sta muovendo con ampia autonomia fino al punto di dichiarare  (unico in FdI) che il centrodestra deve fare un’alleanza con il tenero Robertino Vannacci.

 

Una posizione smentita ufficialmente dal partito di Giorgia con un un comunicato. Eppure, Cirielli non ha mai fatto retromarcia sulla sua sparata a favore dell'ex Generale. E a via della Scrofa si chiedono cosa fare per riportare nei ranghi il viceministro degli Esteri.

 

 

giovanni donzelli edmondo cirielli arianna meloni

Problema simile anche nel Lazio, dove il mentore delle Sorelle Meloni ai tempi di Colle Oppio, Fabio Rampelli, è in gran movimento. Prima si è candidato, in barba al partito, a sindaco di Roma, raccogliendo solo un silenzio tombale. Ora l'ex "Gabbiano supremo" scalpita per piazzare i suoi “gabbianelli” nelle liste di Fdi alle prossime politiche.

 

Senza dimenticare il “bubbone” della Sicilia dove di fatto Fratelli d’Italia, pur avendo raccolto nel 2022 la maggioranza dei voti, non conta un cazzo. Effetto del clamoroso autogol di Giorgia Meloni che, per evitare la rottura con Forza Italia, impose il passo indietro a Nello Musumeci e al suo posto di governatore è arrivato il forzista Renato Schifani (Musumeci è poi stato ricompensato con una poltrona di ministro della Protezione civile).

musumeci meloni

 

Non poteva mancare infine, secondo la grande tradizione siculo-pirandelliana, la lotta di potere in corso che vede l'un contro l'altro Schifani e ''l'amico di partito'', Giorgio Mulè, che punta a scalzarlo dalla poltrona di governatore... 

 

Amorale della fava cinese: grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente...

 

 

Giorgio MuleAntonio Tajani Renato Schifani

 

renato schifani toto cuffaro 1

matteo perego di cremnago. licia ronzulli - fabio rosciolidomenico giannetta giorgia meloni e ignazio la russa alla parata del 2 giugno 2026 foto lapresse

Alberto Cirio

occhiuto tajani

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