DALLA TRILATERAL AL TRIANGOLO: VELTRONI, CONCITA DE GREGORIO E IL BILDERBERG - LA DE GREGORIO OSA SCRIVERE SU “REPUBBLICA” CHE WALTERLOO PARTECIPÒ A UNA RIUNIONE DEL CLUB BILDERBERG, DA SEMPRE IN ODOR DI GREMBIULINI - L’EX SEGRETARIO DEL PD, CHE EBBE LA PESSIMA IDEA DI NOMINARE ‘’CONCIATA’’ DIRETTORE DELL’’’UNITÀ’’, SMENTISCE PICCATO E LEI SI GENUFLETTE (“MI SCUSO DELL’INESATTEZZA”), PUR AVENDO LA ‘’LISTA DEGLI INVITATI” COL NOME DI WALTER-EGO - “LIBERO” SGHIGNAZZA: ‘’LA DE GREGORIO SCRIVE CHE PER GOVERNARE IN ITALIA BISOGNA ESSERE GRADITI AI POTERI FORTI CIOÈ BANCHE E AMERICANI. MA I NOMI CHE FA (DA AMATO A PRODI) SONO SUOI PUPILLI”

1. MAI PARTECIPATO A UN INCONTRO BILDERBERG 


Lettera di Walter Veltroni a "La Repubblica"

Leggo in un articolo di Concita De Gregorio, che avrei partecipato in passato, insieme ad altri autorevoli esponenti del mondo politico ed economico, agli appuntamenti della Fondazione Bilderberg. Mi vedo costretto a smentire, non avendo mai partecipato ad incontri della Bilderberg. 


Risposta di Concita De Gregorio
Veltroni risulta nell'elenco dei partecipanti alla riunione Bilderberg che si è svolta a Toronto dal 30 maggio al 2 giugno del 1996. È in un gruppo di cinque italiani con Giovanni Agnelli, Bernabè, Monti e Ruggiero. È indicato come "editor, The Unit". Ho controllato sulle carte tutti i partecipanti italiani degli ultimi vent'anni ma non ho chiesto a tutti, effettivamente, conferma della loro presenza. Del resto l'elenco dice "partecipanti", non invitati, perciò non ho dubitato. Mi scuso comunque dell'inesattezza.

2. L'AUTOGOL DI «REPUBBLICA» SUI COMPLOTTI PER IL COLLE -
Francesco Borgonovo per "Libero"

Una mattina Concita De Gregorio, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutata in una complottista. Ieri, su Repubblica, è apparsa un'articolessa di due pagine a sua firma, con notevole richiamo in prima, dal titolo: «Da Lockheed a Bilderberg quegli amici americani che "votano"per il Colle».

Obiettivo del pezzo: spiegare l'influenza di Washington sugli affari italici, a partire dalla scelta della persona da spedire al Quirinale. Intrigante. Nell'articolo, la nostra Signorina Grande Firma preferita scomoda il meglio del meglio della dietrologia internazionale, dal succitato Bilderberg alla Trilateral, passando per Gladio, Goldman Sachs e il golpe Borghese. Concita, che è successo? Hai scoperto i libri di Maurizio Blondet? Ti sei invaghita di Adam Kadmon, quello che a Mistero su Italia Uno dà la colpa di ogni catastrofe agli Illuminati?

A pensar male, si direbbe che la biondocrinita giornalista si appresti a rubare il posto a Roberto Giacobbo: «E adesso, una bella inchiesta su come gli alieni hanno costruito le piramidi, dalla nostra inviata spaziale Concita De Gregorio!». Per adesso, tuttavia, ci accontentiamo di leggere le dietrologie sugli oscuri signori che dominano il pianeta, di cui fino alla scorsa settimana la nostra cronista doveva essere ignara. Concita ci spiega per esempio che il Club Bilderberg è una «associazione di finanzieri, banchieri, politici e uomini di Stato fondata nel '54», i cui membri «si riuniscono ogni anno in un conclave a porte chiuse».

Dovete sapere, infatti, che «ai grandi gruppi economico-politici internazionali, alla finanza e dunque alla politica nordamericana interessa molto e moltissimo chi governa, chi comanda, chi ha influenza in Europa e in subordine in Italia». Posto che ci meraviglieremmo del contrario, ci gustiamo l'enfatica prosa con cui la De Gregorio spiega che «l'ombra dell'America è verde come il colore dei dollari. Tuona come le armi che varcano l'oceano in perpetuo e spesso illecito commercio ».

Non solo: l'ombra maligna degli Usa «parla la lingua dei banchieri, la sola lingua degli affari. Si affaccia sull'Italia dalla postazione mediterranea di Israele ». Ah, già, mancava il complottone pluto-giudaico-massonico. Insomma,il succo del discorso è che esistono delle élite potentissime che ambiscono a governare per lo meno l'Occidente innome del profitto. E quindi non si fanno scrupolo a muovere le fila della politica globale, compresa quella italiana. Motivo per cui, se uno vuol comandare qui da noi, deve essere in qualche modo gradito a tali Signori Oscuri.

Per svelare la scomoda verità, Concita interpella persino Paolo Cirino Pomicino, il quale confessa: «Senza le credenziali degli americani e in specie delle grandi banche d'affari oggi nessuno può pensare di aspirare seriamente al Quirinale». Ora, se stupisce l'improvvisa trasformazione dell'inviata di punta e soprattutto di tacco di Repubblica in una Dan Brown in gonnella, soprende ancora di più l'elenco dei nomi contenuto nel suo articolo.

Già, perché una volta detto che Bilderberg, Trilateral e Aspen Insitute manovrano i nostri destini, bisogna anche dire chi sono i loro emissari. Eccoli qua. Al Bilderberg sono passati, tra gli altri, Monti, Draghi, Padoa Schioppa, Siniscalco, Prodi. «Ogni tanto qualche giornalista (Lilli Gruber, per dire, ndr) una volta Veltroni, Emma Bonino». Nell'entourage della potentissima banca d'affari Goldman Sachs sono transitati Prodi, Draghi, Monti, Gianni Letta. MassimoD'Alema, invece, ha avuto un «rapporto che sarebbe durato nel tempo» con Clinton, mentre Prodi «voleva essere ricevuto subito, ma non si poteva». Quanto all'Aspen, «in Italia conta su Amato, Prodi e D'Alema».

La Trilateral «fondata da Rockefeller (...) Monti l'ha presieduta fino al 2011. La frequentano la consulente per la politica estera di D'Alema Marta Dassù (...), Enrico Letta...». Apprendiamo qualcosa pure su Scalfaro. Con lui al Colle, «c'è il ciclone Mani Pulite » che dà «spazio a una generazione nuova. Più avvezza all'uso di mondo, alle relazioni internazionali, alla lingua degli uomini d'affari. È dal denaro, adesso, dalla finanza che passano gli interessi politici. (...) È ai banchieri che si ricorre quando la politica tace o sobbolle di sue interne diatribe».

Riepiloghiamo: Monti, Scalfaro, D'Alema, Veltroni, Letta jr, Prodi, Amato... Scusate, eh, ma non sono personaggi che Repubblica ha supportato per anni e ancora sostiene? Non sono prodotti di quella sinistra di salotto che il quotidiano di Mauro ha contribuito a creare? E adessoConcita ci vienea direche sono manovrati dagli americani per fare gli interessi della finanza? Incredibile. Fortuna che è già prevista una nuova puntata dell'inchiesta della De Gregorio. In onda a Voyager: ai confini dell'ignoto. Rimanete collegati.

3 . L'ARTICOLO DELLA DE GREGORIO: QUANDO L'AMERICA VOTA PER IL QUIRINALE
Concita De Gregorio per "la Repubblica"

L'ombra dell'America è verde come il colore dei dollari. Tuona come le armi che varcano l'oceano in perpetuo e spesso illecito commercio. Parla la lingua dei banchieri, la sola lingua degli affari. Si affaccia sull'Italia dalla postazione mediterranea di Israele, si ammanta del velluto della diplomazia quando riunisce a convegno i potenti del mondo, a centinaia e a porte chiuse, in esclusive dimore in cui confortati da coppe d'argento colme di praline si discute di come "favorire le relazioni economiche fra blocchi".

DI SOLDI, in pratica. Di soldi e di chi li gestisce. C'è un momento esatto della storia in cui tutto questo, di solito materia per complottisti appassionati della letteratura di genere, diventa chiaro e inconfutabile. È un discorso pubblico. Quello che il senatore Frank Church fa al Senato degli Stati Uniti mentre esibisce le prove - trascrive il
New York Magazine, siamo nel 1976 - che «la Lockheed corporation ha pagato tangenti in almeno 15 paesi e in almeno sei ha provocato crisi di governo».

Uno di quei Paesi è l'Italia. Il presidente in carica è Giovanni Leone. La Lockheed, colosso dell'industria aeronautica usa, paga uomini di stato e di governo per piazzare i suoi aerei. Il loro delegato in Italia si chiama Antonio Lefebvre.
Compare tra le carte uno scambio di assegni per 140 milioni fra Lefebvre e la signora Leone.

Il nome in codice del destinatario di quel denaro è - si dice a voce alta nelle aule del Senato Usa - Antelope Cobbler. Ma forse c'è un errore di trascrizione, è gobbler non cobbler. In questo caso sarebbe: chi mangia l'antilope. Una disdetta chiamarsi proprio in quel momento Leone. I giornali deducono, è un massacro.

Più o meno negli stessi anni, a partire da un decennio prima, i soldi della Lockheed avevano cominciato ad arrivare copiosissimi al principe consorte dei Paesi Bassi, Bernardo, in cambio dell'acquisto di forniture di Starflighter e altre cortesie. Il Principe Bernardo è stato - per coincidenza - il primo presidente della Bilderberg, associazione di finanzieri, banchieri, politici e uomini di Stato fondata nel '54 allo scopo di "favorire la cooperazione economica fra Stati Uniti ed Europa".

I membri del gruppo, circa 130, si riuniscono ogni anno in un conclave a porte chiuse. Sempre in un paese diverso, ogni 5 anni in America, sempre in primavera inoltrata. La prossima riunione sarà forse vicino a Londra, forse la prima settimana di giugno. E' un segreto. Pochissimi gli italiani ammessi. Tra gli ultimi John Elkann, Gianni Letta, Franco Bernabè. Negli anni e nei decenni precedenti Tremonti, Monti, Draghi, Padoa Schioppa, Siniscalco, Prodi, finchè erano in vita naturalmente gli Agnelli, l'ex ministro Ruggiero, prima ancora Giorgio La Malfa Claudio Martelli Virginio Rognoni.

Ogni tanto qualche giornalista, una volta Veltroni, una Emma Bonino. Ai grandi gruppi economico-politici internazionali, alla finanza e dunque alla politica nordamericana interessa molto e moltissimo chi governa, chi comanda, chi ha influenza in Europa, e in subordine in Italia. Gli ambasciatori sono per loro missione di questo curiosi, prediligono le anticipazioni. Ricevono politici in ascesa, annusano l'aria che tira.

L'attuale ambasciatore Thorne ha per esempio grandissimo interesse per Beppe Grillo e per il suo movimento, interesse decuplicato dalla prospettiva eventuale di un referendum anti-euro che, come si capisce, non arrecherebbe alcun danno alla supremazia del dollaro come moneta di riserva. Reginald Bartholomev, ambasciatore dal ‘93 al ‘97, gli anni di Scalfaro, ha raccontato poco prima di morire a Maurizio Molinari, era l'agosto del 2012, delle relazioni del consolato di Milano con il pool di Mani pulite e delle sue con i leader politici: «Venne una delegazione dc, erano tristissimi, sembrava un funerale». Prodi voleva essere ricevuto subito da Clinton, ma non si poteva. Con Massimo D'Alema si sviluppò «un rapporto che sarebbe durato nel tempo».

Gli ambasciatori sondano, fanno ricevimenti, conoscono i nuovi, coltivano l'interesse del loro Paese. Sono in stretta relazione coi gruppi di affari e di discussione politica dove nascono intese. Uno è il gruppo Bilderberg, un altro è l'entourage della banca d'affari Goldman Sachs che si è avvalsa nel tempo dei consigli di Prodi, Draghi, Monti, Gianni Letta. Uno è l'Aspen, che in Italia conta su Amato Prodi e D'Alema, un altro ancora è la Trilaterale fondata da Rockefeller nel giugno del ‘73 con lo scopo di "favorire le relazioni fra Europa, Usa e Giappone". Monti l'ha presieduta fino al 2011.

La frequentano la consulente per la politica estera di D'Alema Marta Dassù, il giovane
Elkann, Enrico Letta, Carlo Pesenti, Guarguaglini, Sella di banca Sella, Sala di Intesa San Paolo, vari esponenti di Confindustria. Molti anni fa Kissinger e Agnelli, oggi i loro eredi.
«Giulio Andreotti era amico personale di Rockefeller, il fondatore della Trilaterale. Moltissime volte il banchiere lo ha pregato di fargli l'onore di partecipare ai loro incontri, posso testimoniarlo - racconta Paolo Cirino Pomicino, vecchio dc - Andreotti non ha mai accettato perché, diceva, la politica e i banchieri fanno mestieri diversi, è bene che non si mescolino».

Non è vero, non è questa la ragione. Questo era quel che Andreotti diceva, certo, ma ciò che gli ebrei d'America non gli perdonavano era in realtà la sua attenzione alla causa palestinese - tra le altre il suo essere filoarabo in nome di una ricerca del dialogo fra i popoli che nella tradizione dc ha avuto un campione in La Pira. Il suo sguardo a un'altra parte di mondo, ad altri interessi e, in Europa, ad altro tipo di famiglie che in quanto a potere e liquidità potevano competere con i banchieri americani.

Altre banche, in un certo senso, che gli consentivano di dire agli Usa: no, grazie. Non è del resto un caso che Andreotti non sia mai stato eletto al Quirinale. Dice ancora Pomicino, in procinto di presiedere al Parco dei Principi di Roma, il 12, un convegno su "politica ed economia nel nuovo quadro politico": «Senza le credenziali degli americani e in specie delle grandi banche d'affari oggi nessuno può pensare di aspirare seriamente al Quirinale. Del resto nessuno dei presidenti italiani è stato mai davvero sgradito all'America. Anzi. Tutt'al più, quando era irrilevante, è stato ignorato».

Nessuno può farcela senza le credenziali giuste. E' sempre stato così. Il primo pensiero di Einaudi, appena insediato nel maggio ‘48, fu di mandare un telegramma amichevolissimo a Truman. Quello di Gronchi di farsi perdonare dell'essere stato eletto coi voti del Pci, e pazienza se la visita ad Eisenhower fu funestata da un'improvvida intervista preventiva in cui Gronchi diceva che sarebbe stato utile riconoscere la Cina popolare e ammetterla all'Onu.

Henry Luce, proprietario del Time, ne riferì sul suo giornale. Sua moglie Claire Booth, ambasciatrice in Italia, se ne lagnò con parole vivaci. Fu il Washington Post a liquidare la questione: il presidente italiano non conta nulla, è solo decorativo. Con Segni comincia la stagione del golpismo, sul fondo sempre sfuggente e viva l'ombra della rete atlantica. Prima il tintinnar di sciabole del "Piano Solo", ordito per la "tutela dell'ordine pubblico" allo scopo di incarcerare "esponenti politici pericolosi".

Poi Saragat, tanto amato dal presidente Johnson, compagno di battute di caccia di Licio Gelli e capo dello Stato al tempo del tentato golpe del principe nero Junio Valerio Borghese. E' nel settennato di Leone, s'è visto, che le reti di intelligence iniziano a lasciare spazio alla più moderna legge degli affari.

Scoppia lo scandalo Lockheed, armi e tangenti. Le Br in Italia rapiscono Moro, Cossiga è ministro dell'Interno. Quando sarà eletto presidente, dopo il settennato di Pertini, si ricomincerà a parlare di reti misteriose e di oscuri finanziatori: il piano Stay Behind, conosciuto come Gladio, doveva armare una rete di incursori pronti a respingere un eventuale tentativo di invasione sovietica. Siamo alla fine degli anni Ottanta.

Alla fine di quel decennio arrivano Gorbaciov e la sua Perestroijka, la Russia non è più quella di prima, nessuno sbarco in armi sembra più possibile. C'è Scalfaro, ora, al Quirinale. C'è il ciclone di Mani Pulite che spazza via una stagione di politica corrotta per lasciare spazio ad una generazione nuova. Più avvezza all'uso di mondo, alle relazioni internazionali, alla lingua degli uomini d'affari.

E' dal denaro adesso, dalla finanza che passano gli interessi politici. Cresce l'influenza delle agenzie di brain storming, i conclave a porte chiuse, avanzano i tecnocrati. E' ai banchieri che si ricorre quando la politica tace o sobbolle di sue interne diatribe. Ciampi, una traiettoria politicamente specchiatissima culminata in Bankitalia, è eletto all'unanimità e al primo scrutinio, salutato nel '99 come salvatore della patria.

Napolitano è a Monti che pensa quando deve tenere ferma la rotta del Paese in un momento di crisi economica gravissima. Per la successione più d'uno dice Draghi. Ma poi anche i banchieri finiscono, o hanno altro di più importante da fare. Ed è sempre alla politica, alla fine, che bisogna tornare.

 

 

CONCITA DE GREGORIO WALTER VELTRONI - Copyright PizziBEPPE PISANU RAFFAELE CANTONE CONCITA DE GREGORIO E WALTER VELTRONI - Copyright Pizziclub Bilderberg club bilderberg GIANNI AGNELLI NUDOFRANCO BERNABE AD TELECOM MARIO MONTI LEGGE RESTART ITALIA GOLDMAN SACHSCIRINO POMICINO Padoa Schioppa MARIO DRAGHI FIRMA LA NUOVA BANCONOTA DA 5 EUROgianniletta Lilli Gruber Massimo Dalema MARTA DASSU Giovanni Leoneclaudio siniscalco

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