DAVOS E AVERE - FRA AEREI PRIVATI, ELICOTTERI, BIGLIETTI D’INGRESSO (71 MILA $ L’UNO), STAFF, ALLOGGI ED EVENTI VARI, IL GIRO D’AFFARI PER 4 GIORNI DI WORLD ECONOMIC FORUM SI AGGIRA INTORNO AI 185 MLN $ - TUTTO QUESTO SOLO PER TROVARSI NEL CLUB PIÙ STRONZO DEL MONDO IN CUI I PEGGIORI TRAFFICONI DEL PIANETA DISCUTONO DI CLIMA E MORALITÀ E TUTTI SONO SUDDIVISI IN CASTE IN BASE AL POTERE…

Federico Fubini per il "Corriere della Sera"

Di rado il sindaco di Londra Boris Johnson perde un'occasione per dare sfogo alla sua oratoria in endecasillabi. E il World Economic Forum non è certo il momento giusto per saltare un giro. Davos, ha spiegato ieri Johnson tenendosi in equilibrio sul ghiaccio, «è una costellazione di ego coinvolti in un'orgia di adulazione». Johnson ovviamente ci è venuto, caso unico fra i primi cittadini delle grandi città, solo per attrarre investimenti verso Londra.

Ci riesca o no, il «sindaco globale» ha colto un punto: forse mai come quest'anno l'«orgia di adulazione» di Davos si è fatta affollata ai limiti dell'agibilità. Non un solo grande manager delle migliaia di imprese associate ha saltato l'evento. Per la prima volta dai tempi dalla crisi subprime c'e persino Lloyd Blankfein, amministratore delegato di Goldman Sachs.

Deve aver pensato che ormai è passato il peggio delle contestazioni di «Occupy Davos», di solito confinate peraltro negli igloo montati in un parcheggio a dieci sotto zero. Blankfein si aggira per i corridoi distribuendo pacche, avvolto in una barba inedita. Ma nemmeno lui poteva sapere che quest'anno il premio Public Eye di Davos (assegnato da un gruppo esterno al Forum) sarebbe andato proprio a Goldman Sachs e Shell «per casi particolari di avidità e peccati nei confronti dell'ambiente».

Fosse solo quello il criterio, il World Economic Forum dovrebbe vincere il premio ogni anno. Non è solo che il sito web Grist stima in 2,5 milioni di chilogrammi la quantità di anidride carbonica emessa dai partecipanti per recarsi a Davos: in tutto 550 mila chilometri in aereo, in centinaia di aerei privati, più il passaggio in elicottero a 3.400 euro per tratta da Zurigo alla cittadina fra le nevi. Il tutto per venire qui a discutere, accorati, di «un nuovo quadro per le politiche sul clima».

Ma appunto non è solo questo. Né è solo il costo. Nel suo blog, Andrew Ross Sorkin del New York Times ha ricostruito il bilancio dell'uomo medio davosiano. Sono 71 mila dollari solo per un banale biglietto d'ingresso, ma almeno 156 mila per un accesso a quelle che si chiamano «discussioni private».

Con la sposa o (meno spesso) lo sposo, fanno 301 mila dollari per quattro giorni di discussioni. E se poi siete un amministratore delegato, come minimo volete avere almeno qualche assistente e portaborse intorno a voi. Il pacchetto da cinque posti vale circa 670 mila dollari, al quale aggiungere voli privati, alberghi e feste come quelle di Google che costano almeno 100 mila dollari in bande rock e dj per organizzarle.

Quest'anno il giro d'affari totale di mezza settimana a Davos dev'essere stato intorno ai 185 milioni di dollari. Tutto per venire qua a suddividersi in caste in base al potere d'accesso del vostro badge e a sentire il guru-organizzatore Klaus Schwab dire frasi come: «Senza una maggiore moralità, l'umanità non può sopravvivere».

Possibile? Sì, perché mai come quest'anno Davos ha fatto il pieno. Almeno 50 fra capi di Stato e di governo, loro gratis perché regalano qualcosa di cui parlare. Almeno 2.600 manager: loro gratis per se stessi, ma non per gli azionisti che pagano il conto. E forse non si tratta neanche solo di fare affari nelle salette appartate, o della «moralità» di Schwab. Perché in fondo anche nel club più esclusivo, il fatto che puoi entrarci è la principale ragione che ti dà voglia di farlo.

 

TINA BROWN CON CHRISTINE LAGARDE A DAVOS LLOYD BLANKFEIN BARBUTO A DAVOS KLAUS SCHWAB A DAVOS IL PARTY DI GOOGLE A DAVOS DUEMILAUNDICI DAVOS VOGLIAMO MIGLIORARE IL MONDO IL PARTY DI GOOGLE A DAVOS DUEMILAUNDICI PREMIO PUBLIC EYE DAVOS jpeg

Ultimi Dagoreport

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…

giorgia meloni nomine eni enel terna poste consob leonardo giuseppina di foggia paolo savona cladio desclazi cingolani del fante cattaneo

FLASH – CON LA SCUSA DELLA GUERRA, IL GOVERNO RINVIA LA DISCUSSIONE SULLE NOMINE NELLE PARTECIPATE! LA RIUNIONE TRA I DELEGATI DELLA MAGGIORANZA (LOLLOBRIGIDA-FAZZOLARI PER FDI, PAGANELLA-SALVINI PER LA LEGA E TAJANI-BARELLI PER FORZA ITALIA), PREVISTA PER OGGI, È STATA RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI - GLI ADDETTI AI LIVORI MALIGNANO: È UNA BUONA OCCASIONE PER POTER FARE UN BLITZ ALL’ULTIMO MINUTO. IL TEMPO STRINGE: LE ASSEMBLEE VANNO CONVOCATE 30 GIORNI PRIMA PER POTER PROCEDERE CON I RINNOVI…