duomo milano islam musulmani in preghiera

LA MOSCHEA TZE TZE - LEGHISTI E CIELLINI SCATENATI CONTRO LA MOSCHEA A MILANO, BUTTAFUOCO A SALVINI: “LA SICUREZZA E LA LOTTA AL TERRORISMO? PRETESTI” - GIOVEDÌ L’APERTURA DELLE BUSTE DEL CONCORSO PER L’ASSEGNAZIONE DELL’AREA DESTINATA ALLA MOSCHEA

MUSULMANI MILANOMUSULMANI MILANO

Pietrangelo Buttafuoco per “Il Fatto Quotidiano”

 

La linea rossa. Chissà vista dal cielo, quando ancora neppure c’era la metropolitana. Chissà. Tutto un tracciato segnato sulle cartine. Oggi come ieri. E’ il percorso che dalla fermata Gorla – memoria della strage di 184 bambini, il 20 ottobre 1944 – porta a Lampugnano.

 

Una linea di sangue. Gli americani, durante la Seconda Guerra Mondiale, bombardavano dai loro aerei questo segmento di Lombardia. Non potevano certo immaginare che settant’anni dopo, in un ufficio tecnico, si sarebbe verificato quello che – Inch’Allah – succederà giovedì: l’apertura delle buste del concorso per l’assegnazione dell’area destinata alla Moschea di Milano.

 

Fermata Lampugnano, dunque. All’uscita, uno slargo. E’ il terminal dei pullman. Ci sono stangone bionde, manovali, grugni caucasici, hippy albini e pendolari di vario tipo. Da qui si parte per il Nord Europa e per l’Est. A venirci con Matteo Salvini, qui, finisce a bicchierate. Nel senso del brindisi. Ci sono anche albanesi. Mejreme, tostissima, è di famiglia musulmana. E’ venuta al terminal per accogliere Jusra, sua cugina. Arriva da Kavaje. Non indossa il velo, Mejereme. Cittadina italiana, medico, è originaria di Elbasan e ogni anno fa Ramadan. Indica l’onda verde di una collina: “Ecco, il Monte Stella”.

 

MUSULMANI IN PREGHERIA MILANOMUSULMANI IN PREGHERIA MILANO

Eccolo, un giardino. Si può già giocare d’immaginazione. Sono cinquemila metri quadri. E’ il cuore del quartiere Gallaratese. Il pomeriggio lombardo si squarcia in un disegno di acqua e luce e la moschea – disegnata da Italo Rota – si trova immersa nel parco, meglio ancora: nel giardino. Via Santo Elia.

 

Ecco, quindi: il Monte Stella. A guardarlo, tutto quel sovrastare di cespugli e alberi, sembra sia lì da sempre e invece c’è solo da sessant’anni: un monticciolo ricavato radunando i detriti. Sotto le panchine e gli scivoli ci sono le ossa e le pietre dei palazzi distrutti dai bombardamenti lungo la linea rossa: da Gorla a Lampugnano. Ed è allora un segno dell’Inviolato – l’Altissimo, il Misericorde – se proprio qui, dove m’incammino con Mejereme, in attesa di scrivere una lettera aperta a Matteo Salvini, centomila milanesi di fede islamica, il 9% dei residenti, potranno finalmente avere la casa della preghiera.

 

Non proprio i Sorci Verdi in volo ma le battaglie sì, qui, nel Gallaratese ce ne sono state e ce ne saranno ancora. Le assemblee dei cittadini, convocate dal Consiglio di zona – la Zona 8, precisamente – sono state infuocate. Musulmani abitanti del quartiere a confronto con residenti. E poi, a far politica – la famosa fruttuosa propaganda – i ciellini. Scatenatissimi quest’ultimi, più dei leghisti, più dei Fratelli d’Italia, più dei centrodestri di vario genere, con Manfredi Palmeri, un loro capo, che urlava di tutto ai rappresentanti delle varie comunità islamiche: “A Gaza, a Gaza ci sono i terroristi, qui non li vogliamo! ”.

la moschea di medinala moschea di medina

 

Ecco, se Salvini legge la mia lettera e poi magari ci torna con me, di venerdì, si accorgerà di un tendone, il cui affitto è regolarmente pagato dalla comunità islamica. E’ issato davanti allo scheletro del PalaSharp, ci sta da otto lunghi anni, e la gente del Gallaratese – ogni venerdì, nel giorno della preghiera – vede arrivare duemila persone e non dice nulla. Neppure Palmeri ha da ridire perché, ovvio, i milanesi musulmani – centomila, il 9% dei residenti – piacciono solo se stanno sotto una tenda. E non, va da sé, in un luogo riconosciuto e riconoscibile.

 

C’è anche un convento di combattivissime suore al fianco del PalaSharp. La tecnostruttura, però, peraltro abusiva, ha smesso di funzionare. Ed è stato anche grazie alle religiose che in dodici lunghi anni di battaglie in tribunale hanno saputo preservare il decoro e il dovuto silenzio contro il frastuono derivato dall’improvvisato quanto improvvido rudere della Milano che fu, quella da bere.

 

Ecco, dal convento delle suore guerriere non s’è mai levata una voce contro l’erigenda moschea, anzi, e questo silenzio semmai, smonta la stupida idea – partorita dal centrodestra, giusto a ostacolare il progetto – di mantenere le distanze di sicurezza tra i luoghi delle varie confessioni religiose. Ancora un poco e si arriva alla pensata di imporre, nelle scuole, la distanza obbligatoria dei banchi dove vanno a sedere i bimbi musulmani, i bimbi cattolici o i bimbi indù.

 

La destra, o i centrodestri in genere, in tema di Moschea a Milano, argomentano in punto di sicurezza, di lotta al terrorismo, di immigrazione, di scontro della civiltà. Pretesti. Sarebbe sufficiente ascoltare i poliziotti e i carabinieri che operano nel quartiere. Hanno la piena conoscenza della realtà e non si lasciano guidare dal pregiudizio.

 

FEDELI IN PREGHIERA ALLA MOSCHEA DI ROMA FEDELI IN PREGHIERA ALLA MOSCHEA DI ROMA

Non appena Salvini legge la mia lettera, perché questo articolo è una lettera aperta a lui, troveremo il modo di verificare – con l’aiuto degli urbanisti, se non proprio dei costituzionalisti – l’altra odiosa clausola, quella di imporre accanto alle eventuali erigende moschee di Lombardia, parcheggi pari al 200% dello spazio adibito al culto (nonché video sorveglianza anche all’interno delle mura sacre), modifiche alla legge regionale azzecagarbugliate e fatte apposta per rendere impossibile la regolarizzazione, anzi, meglio: un diritto.

 

Pretesti e dettagli, quelli richiesti dalla solerte sorveglianza dei centrodestri, mai richiesti – anche per compensare le fatiche dovute a Dio, Patria e Famiglia – agli esercenti di porno shop o alle sale giochi, peraltro generose nelle rimesse con le casse dello Stato.

 

Non è, dunque, un posteggiatore lo specialista da convocare in tema d’islam, neppure un diplomatico e la città di Milano, in questo quartiere dove con la “linea rossa” vive il ricordo di un martirio, merita questa prova di civiltà. Come già col marmo di Carrara – vero, Fratelli d’Italia? – l’Italia volle erigere la moschea di Gerusalemme.

 

musulmani piazza duomo milanomusulmani piazza duomo milano

L’erigenda moschea – e qui guardo con gli occhi dell’immaginazione – nel tratto e nella visione di Italo Rota, svela un racconto tutto universale. I buontemponi che fanno i fotomontaggi con le cartoline dove al posto del Duomo e la Madonnuna mettono la cupola e la Mezzaluna ancora non vedono ciò, Inch’Allah, sorgerà:

 

un minareto che dall’interno della moschea svetta e apre il tetto, al modo di una scala incrociata, quasi a suggerire la frequenza vibrazionale del DNA e perciò un nobile richiamo del Creato; un tappeto di luce e poi giacinti, anemoni, legno d’aloe e ambra dove all’anima che vacilla si concede, nella preghiera, di fissarsi fermamente nella capacità di ricevere.

MOSCHEA DI PARIGI MOSCHEA DI PARIGI

 

moschea abu dhabimoschea abu dhabiFEDELI IN PREGHIERA ALLA MOSCHEA DI ROMA FEDELI IN PREGHIERA ALLA MOSCHEA DI ROMA

E’ la diceria della città, la moschea. Fende il cielo con cento crepe. 

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