“CHE FAI, MI CACCI?” - DIECI ANNI FA LA ROTTURA TRA FINI E BERLUSCONI CHE LASCIÒ IL CAV SENZA “EREDE” E SPALANCO' A SALVINI LE PORTE DEL CENTRODESTRA - LA NASCITA DI FLI, L'ILLUSIONE DI UN CENTRODESTRA DEBERLUSCONIZZATO, LA MOZIONE DI SFIDUCIA RESPINTA PER 4 VOTI POI LA CASA DI MONTECARLO, IL GOVERNO MONTI E LA FINE DI “GIANFRY” - FILIPPO ROSSI: "L'ERRORE DI FINI FU NON ASPETTARE, QUELLO DI BERLUSCONI FU DI 'UCCIDERE' FINI. IL FALLIMENTO DI QUEL PROGETTO HA PORTATO AL DOMINIO DI UNA DESTRA POPULISTA”

Gianluca Roselli per il “Fatto quotidiano”

gianfranco fini silvio berlusconi paolo bonaiuti 1

 

"Perché, sennò che fai, mi cacci?". Tra due giorni saranno passati 10 anni dal giorno in cui nel centrodestra italiano tutto cambiò. La mattina dello scontro feroce, la resa dei conti finale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Che in quel modo rispose, alzandosi in piedi e col dito puntato, quando l' allora premier, alla direzione nazionale del Pdl il 22 aprile 2010, lo esortò a dimettersi dallo scranno di Montecitorio.

 

"Gianfranco, se vuoi fare politica, noi ti accogliamo a braccia aperte: dimettiti, vieni a farla nel partito e non da presidente della Camera!", gli disse a brutto muso Berlusconi, risalito sul palco per controreplicare all'intervento di oltre un'ora dell' ex leader di An. "Sei stato tu stesso, giorni fa, a dirmi di esserti pentito di aver fondato il Pdl e di voler fare un gruppo autonomo..!", aveva rivelato poco prima il premier, avvelenato per il lungo elenco di "criticità" dispiegate da Fini sul palco: la mancanza di democrazia interna del partito padronale, l'appiattimento sulla Lega, la giustizia ad personam.

FINI BERLUSCONI

 

"Non dobbiamo mai dare nemmeno l'impressione di voler garantire sacche d' impunità. E a volte quest'impressione c'è, Silvio!", affermò Fini, che portò ad esempio le pressioni berlusconiane per approvare la prescrizione breve, "dove avremmo spazzato via 600 mila processi". Fu lì che Berlusconi diventò livido: nessuno mai aveva osato tanto, toccandolo sul tasto che gli stava più a cuore, la lotta "alla magistratura politicizzata". E decise di contrattaccare, subito, seguendo l'istinto di chi era stato punto sul vivo.

 

BERLUSCONI E FINI

Quel giorno di aprile lo scontro era nell'aria. B. tentò di annacquarlo facendo parlare un po' tutti. "Non ricordavo tanti fondatori del Pdl", esordì sorridendo l'ex leader di An quando finalmente salì sul palco dell'Auditorium della Conciliazione, nome che non fu di buon auspicio. "Si veniva da mesi di tensioni continue. I due non si parlavano più e, quando lo facevano, litigavano, specie sui temi di legalità e giustizia", ricorda Fabio Granata, uno dei fedelissimi finiani, oggi assessore a Siracusa.

 

Dopo lo scontro, lo sconcerto più grande fu dei cronisti "retroscenisti" che da mesi, nei loro articoli, raccontavano quel dissidio latente e quel giorno, dove tutto andò in scena, non avevano di che scrivere. In sala, invece, si ricorda il volto terreo di Verdini, l'imbarazzo del "traditore" La Russa, il viso paonazzo di Paolo Bonaiuti, portavoce di B., seduto in platea al fianco di Fini (chissà perché).

 

BERLUSCONI E FINI

Che il Pdl fosse tutto col premier trovò conferma nei decibel: boati liberatori per Berlusconi, timidi applausi e mugugni per Fini. "Eravamo tutti scossi, a cominciare da lui, che non è un freddo. Lo scontro era prevedibile, ma non così violento. Mi colpì, subito dopo, vedere quanto eravamo in pochi. Era un generale senza esercito", ricorda Roberto Menia, ora entrato in Fdi (da poco ha pubblicato il libro 10 febbraio, dalle foibe all' esodo).

Poi tutto precipitò. Il 29 luglio Fini fu espulso dal partito e il 4 agosto nacquero i gruppi di Futuro e Libertà (copyright Luca Barbareschi), con 34 deputati e 10 senatori. Tra loro, Carmelo Briguglio, Italo Bocchino, Flavia Perina, Benedetto Della Vedova.

BERLUSCONI E FINI

 

Il 5 settembre, alla Festa Tricolore di Mirabello, nacque ufficialmente Fli, come 3ª gamba del centrodestra. Poi, il 7 novembre, a Bastia Umbra il momento più esaltante della stagione finiana, quando molti credettero davvero alla possibilità di un centrodestra deberlusconizzato: davanti a 15 mila persone Fini annunciò l' uscita dal governo. Una cavalcata anche troppo repentina, che si infranse il 14 dicembre, sui 4 voti di vantaggio di Berlusconi nella mozione di sfiducia alla Camera presentata da Fli col centrosinistra.

 

BERLUSCONI E FINI

"In un mese ci sfilarono 11 dei nostri", rammenta Granata. Poi tutto si sfarinò: la casa di Montecarlo e il governo Monti fecero il resto, e nel 2013 Fli prese lo 0,47%. "Credevamo davvero nella possibilità di una destra europea, moderna, laica, di governo", racconta Filippo Rossi, intellettuale di riferimento, fondatore del festival Caffeina e oggi autore di Manifesto per una buona destra.

 

"L'errore di Fini fu forse quello di non aspettare, ma quello di Berlusconi fu di 'uccidere' Fini", aggiunge Rossi. Che poi conclude così: "Era una battaglia densa di contenuti, che andava fatta. E il fallimento di quel progetto ha portato al dominio di una destra lepenista e populista, com' è oggi quella di Salvini e Meloni. Sì, oggi si sente la mancanza di una figura alla Gianfranco Fini".

LO SCONTRO TRA BERLUSCONI E FINIBERLUSCONI E FINI

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