“YOUSSEF SIHER? I REATI ERANO COMPROVATI. ERA COME SE FOSSE IN FLAGRANZA”. IL DIRITTO PENALE SUI GENERIS DI QUEL MERLUZZONE BOLLITO DI ANTONIO TAJANI CHE BALBETTA SESQUIPEDALI SUPERCAZZOLE, CHE NEANCHE UNO STUDENTELLO FUORICORSO DI GIURISPRUDENZA, SUL RICERCATORE 30ENNE SCARCERATO DAL TRIBUNALE: “IO SONO GARANTISTA SEMPRE, QUINDI IO SONO D’ACCORDO NEL DIRE CHE È STATA UNA SCELTA GRAVE (LA DECISIONE DEL GIP) CHE PER ME È SBAGLIATA PERCHÉ DEMOTIVA LE FORZE DELL’ORDINE E SE QUESTA PERSONA (YOUSSEF SIHER) ERA STATA GIUDICATA IN UN MANIERA DA UN GIUDICE CON DELLE MOTIVAZIONI SERIE, VUOL DIRE CHE C’È UN ATTEGGIAMENTO TROPPO PERMISSIVO…” (TAJANI, MA CHE STAI A DI’? POCHE IDEE MA CONFUSE) – VIDEO
La conferenza stampa sulla legge di Bilancio ha una coda quando questa è terminata e la vicenda della scarcerazione di Youssef Siher resta al centro delle domande dei giornalisti.
“Io ci credo sempre nello Stato di diritto – afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – che vuol dire soprattutto la gente perbene dalle persone violente”. Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani: “Sono settimane che dico sempre la stessa cosa quando uno viene arrestato in flagranza il giudice ha tre possibilità”.
Ma non era in flagranza, ribattono i cronisti. “Eh via quelli erano reati comprovati, è come se fosse in flagranza. Le ipotesi di reato mi sembra erano tutte cose vere. L’invito ad organizzare eventi e ad andare in piazza non erano cose inventate”.
Tajani assicura: “Io sono garantista sempre, non a senso unico, quindi io sono d’accordo nel dire che è stata una scelta grave (la decisione del gip, ndr) che per me è sbagliata perché demotiva le forze dell’ordine e se questa persona (Youssef Siher, ndr) era stata giudicata in un maniera da un giudice con delle motivazioni serie, vuol dire che c’è un atteggiamento troppo permissivo nei confronti di chi mette a repentaglio la sicurezza del nostro paese”
ANTONIO TAJANI - GIORGIA MELONI - MATTEO SALVINI - FOTO LAPRESSE
ANTONIO TAJANI - GIORGIA MELONI - MATTEO SALVINI - FOTO LAPRESSE

