DONALD TRUMP BUTTA NEL CESSO UN SECOLO DI LIBERTÀ DI NAVIGAZIONE, E DISTRUGGE LA CREDIBILITÀ AMERICANA – ANNUNCIANDO IL "RACKET" (UN PEDAGGIO DEL 20%) SU HORMUZ, DONALD TRUMP FA UN ASSIST CLAMOROSO ALL’IRAN E SBUGIARDA CIÒ CHE LA STESSA AMMINISTRAZIONE AVEVA DICHIARATO (“IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, VENTI GIORNI FA, AVEVA RICORDATO CHE “A NESSUN PAESE È PERMESSO DI FAR PAGARE PEDAGGI O COMMISSIONI SU UNA ROTTA INTERNAZIONALE”) – IL REGIME DI TEHERAN GODE. IL MINISTRO DEGLI ESTERI, ABBAS ARAGHCHI: “IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI HA RAGIONE. CHIUNQUE FORNISCA UN PASSAGGIO SICURO ALLE NAVI COMMERCIALI ATTRAVERSO HORMUZ DEV’ESSERE COMPENSATO. L’IRAN È SEMPRE STATO IL GUARDIANO DELLO STRETTO E LO RESTERÀ PER SEMPRE. IL 20% È OVVIAMENTE TROPPO. SAREMO CORRETTI” – FUBINI: “LA PRETESA DEI DAZI NELLE ACQUE INTERNAZIONALI È ORMAI LEGITTIMATA DALL’EGEMONE DEL POST-GUERRA FREDDA. PERCHÉ DA DOMANI L’IRAN DOVREBBE SMETTERE DI PENSARCI NEL GOLFO, LA RUSSIA NELL’ARTICO, LA CINA A TAIWAN O LA TURCHIA SUL BOSFORO?”
Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
Un racket si definisce tale quando crea a qualcuno un problema di sicurezza e poi si fa pagare dalla vittima stessa per «proteggerla». Inavvertitamente, e almeno a parole, Donald Trump ieri potrebbe aver varcato anche questa soglia.
Non esistevano problemi di sicurezza a Hormuz prima che gli Stati Uniti attaccassero l’Iran, senza capire che il regime di Teheran avrebbe reagito bloccando lo stretto. Da allora sono passati oltre cinque mesi e l’amministrazione Trump si è rivelata incapace di allentare la presa di Teheran su quel braccio di mare strategico per il petrolio: il Pentagono avrebbe i mezzi, ovvio; ma solo con un’operazione navale e di terra così rischiosa, in termini di vite di soldati americani, che la Casa Bianca non osa.
MOTOSCAFI DRONI AMERICANI PATTUGLIANO LO STRETTO DI HORMUZ
Di conseguenza, l’Iran capisce che può usare il controllo e possibili pedaggi sul transito da Hormuz come leva per imporre il suo predominio sull’area. Del resto l’amministrazione americana stessa ha accettato una formula ambigua, nel memorandum d’intesa con Teheran in giugno, che non chiude a questa possibilità.
[…] Spalle al muro, come spesso fa, adesso Donald Trump rilancia. Proclama l’America «guardiano» di Hormuz; e per non apparire da meno dell’avversario che lo umilia, annuncia anche lui un pedaggio pari al 20% del valore della merce di ogni nave che passa, in cambio della protezione.
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In teoria, sarebbero pagamenti per un servizio di sicurezza garantito da un dispiegamento militare che costa al bilancio americano circa un miliardo di dollari al giorno.
Ma anche il rilancio, come spesso gli accade, non fa che affondare Trump in una palude di contraddizioni sempre più profonda. Non solo perché l’idea del dazio in cambio di «protezione» — ammesso che Trump sia in grado di darla, dopo aver fallito per mesi — volta le spalle a ottant’anni di politica americana.
Dal secondo dopoguerra gli Stati Uniti hanno mantenuto centinaia di basi militari nel mondo precisamente per garantire gli accordi internazionali che prevedono libero scambio e libertà di navigazione: un ruolo simile a quello della Gran Bretagna all’apice del suo impero nell’Ottocento.
Era stato lo stesso segretario di Stato Marco Rubio a ricordare che «a nessun Paese è permesso di far pagare pedaggi o commissioni su una rotta internazionale» perché «questo dice il diritto internazionale stesso». Venti giorni dopo, il suo presidente annuncia esattamente questo.
C’è però una contraddizione anche più carica di conseguenze, subito colta da Habbas Araghchi. Ha scritto ieri sera in un post su X il ministro degli Esteri di Teheran, facendosi beffe di Trump: «Il presidente degli Stati Uniti ha assolutamente ragione.
Chiunque fornisca un passaggio sicuro alle navi commerciali attraverso Hormuz dev’essere compensato per questo servizio. L’Iran è sempre stato il guardiano dello stretto e lo resterà per sempre. Il 20% (chiesto da Trump, ndr) è ovviamente troppo. Saremo corretti». Certo ora il tycoon potrà fare retromarcia, come spesso gli accade. Ma ciò che ha scritto resta: la pretesa dei dazi nelle acque internazionali è ormai legittimata dall’egemone del post-guerra fredda. Perché da domani l’Iran dovrebbe smettere di pensarci nel Golfo, la Russia nell’Artico, la Cina a Taiwan o la Turchia sul Bosforo?
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