giorgia meloni matteo salvini

SCAZZO DOPO SCAZZO, VAFFA DOPO VAFFA, LA DUCETTA MELONI SMANIA PER RIDURRE ALL’IMPOTENZA IL “BIMBOMINKIA” SALVINI. IERI L’ATTESO INCONTRO A RIMINI TRA I DUE E’ SALTATO. FORSE PERCHE’ L’IDEA CHE A CONCLUDERE LA KERMESSE FOSSE L’ALLEATO-COMPETITOR ERA PIACIUTA POCO ALLA SORA GIORGIA. OPPURE PERCHÉ A QUESTA MELONI RIPULITA, CAPACE DI VOLTEGGIARE DA UN VERTICE INTERNAZIONALE ALL’ALTRO SENZA MAI UNA FRASE FUORI POSTO, LA TRIVIALITÀ LUMBARD AI DANNI DI MACRON HA DATO AI NERVI? O FORSE PESA IL BRACCIO DI FERRO CHE I DUE HANNO INGAGGIATO NEL VENETO, CON LUCA ZAIA? – DA PALAZZO CHIGI FANNO SAPERE CHE IL MANCATO ABBRACCIO È DIPESO SOLO DALLA FITTA AGENDA DI GIORGIA – SALVINI, IN DIFFICOLTA’ DENTRO LA LEGA PER L’ASCESA DI VANNACCI E MESSO ALL’ANGOLO DALLA MELONI, E’ PERICOLOSISSIMO E CAPACE DI TUTTO ANCHE DI… - DAGOREPORT

Andrea Colombo per “il manifesto” - Estratti

giorgia meloni al meeting di comunione e liberazione, a rimini foto lapresse 4

 

 II Si trovano tutti e due al Meeting di Cl, lei per la prima volta da premier, lui per l’ennesima, e neppure una foto ricordo, un sorrisone a uso dei media, un fugace scambio di convenevoli.

 

Non si incrociano neppure e ci voleva un certo talento topografico per riuscirci. Ovvio che si sospetti un certo malanimo tra Giorgia la "debuttante" e Matteo il veterano. Si sa che a lei, prima donna di nome di fatto, l’idea che a concludere la gran festa nazionale della destra fosse l’alleato-competitor era piaciuta poco. Sarà per quello che l’atteso incontro è stato disatteso?

 

Oppure perché a questa Meloni ripulita, capace di volteggiare da un vertice internazionale all’altro senza mai una frase fuori posto, la trivialità lumbard ai danni dell’impettito francioso ha dato ai nervi? O forse pesa il sotterraneo braccio di ferro che i due hanno ingaggiato nel Veneto, con Luca il doge terzo incomodo, e che anfaccia la realtà, fa giri di parole vuote. Il discorso di oggi non è stato altro che un insulto alle cittadine e ai cittadini di questo paese».

foto di gruppo vertice alla casa bianca con zelensky e i leader europei foto lapresse

 

Di fronte alla realtà virtuale della destra, insomma, si tratta di organizzare e mettersi in sintonia con il dato materiale del paese. Questo passaggio è tutto da compiere.

cora non si capisce come andrà a finire?

 

NULLA DI TUTTO QUESTO in realtà. Stando alle ricostruzioni di palazzo Chigi, non necessariamente false, il mancato abbraccio è dipeso solo dalla fitta agenda di Giorgia, che un secondo dopo aver incassato l’ultimo tra i tanti entusiasti applausi della platea, è volata a san Patrignano, citata di fresco come caposaldo della lotta alla droga.

 

matteo salvini al meeting di rimini

È possibile che la corsa avesse anche un versante diplomatico e che la premier volesse davvero evitare istantanee che sarebbero andate a tutto vantaggio del numero due e a suo scapito, senza contare le possibili interpretazioni malevole a Parigi. Ma saperlo è irrilevante.

 

UNA CERTA TENSIONE tra la leader e il leghista è permanente, fisiologica, tanto che i due quasi non se ne accorgono più. Pescano nello stesso lago elettorale e già questo basterebbe. In più il ruggente sembra farlo apposta, e probabilmente è proprio così, a inanellare uscite fuori luogo che a lui non costano niente ma imbarazzano assai l’alleata che ha imparato come si sta al mondo.

matteo salvini al meeting di rimini

 

Ma è un po’ routine e molto teatro. Oggi stesso i due si incontreranno per parlare di Ucraina, capitolo che un tempo li divideva ma da quando la combattiva è stata folgorata sulla via di Washington le distanze si sono assottigliate. Tanto che entrambi vedono «spiragli di dialogo con Putin» che al resto del mondo sfuggono e se è vero che la tricolore condanna adesso Israele come il leghista non si permetterebbe mai di fare è anche vero che quanto ad atti pratici l’intesa sul non fare niente è perfetta. Oggi non ci saranno frizioni di sorta. Non significative almeno.

 

macron salvini immagine creata con l'IA

(…) Su droga, immigrazione, ordine pubblico, sacralità della famiglia tradizionale dicono le stesse cose. Sull’Europa no ma più nell’apparenza che nella sostanza. Salvini accetta la diagnosi di Draghi ma non la ricetta: «Ci vuole non più ma meno Europa». Meloni non si pronuncia apertamente ma per la via traversa di un'Europa che "non annulli le identità ma le sublimi" arriva allo stesso punto.

 

LE DISTANZE CI SONO ma di carattere tattico e legate ai giochi di potere contingenti. Alla distanza il progetto dell’una e quello dell’altro sono perfettamente sovrapponibili: l’Italia della Grande Reazione. Però la premier è politica più abile e demagoga più astuta dell’alleato. Sa che per rendere il suo disegno appetibile se non a tutti almeno a molti, giovani inclusi, deve rivestirlo di panni nuovi, dinamici e moderni, farne un’idea di futuro modellata sul passato. Lo dice senza perifrasi: «Un modo nuovo di vivere identità antiche». Per questo la platea si è tanto accalorata: sentiva che la strategia della nuova ospite è molto più sottile di quelle sin qui squadernate. E molto più pericolosa.

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